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Hector
Luis Belial
| I
Caffè Culturali: |
"Chi
è Hector Luis Belial?". |
| Hector
Luis Belial: |
"La
domanda "cos'è" Hector Luis Belial sarebbe forse più esatta!
Belial è innanzitutto uno pseudonimo: moderatamente inquietante
per chi si interessa di demonologia spiccia, palesemente
improbabile per chiunque altro. Si tratta, in secondo
luogo, di un eteronimo, che si carica, nel gioco delle
"biografie potenziali", dei connotati più feuilletonistici.
Dietro la maschera - non solo metaforica - troviamo due
romanzi: il primo, Saxophone Street Blues, è uscito nel
Gennaio del 2008, l'altro, Making Movies, è in uscita
nei prossimi mesi; entrambi i volumi sono editi da Las
Vegas Edizioni. Per quanto riguarda i racconti brevi,
nel corso del 2008 Babel è stato pubblicato tra i vincitori
del premio Subway, Il Problema dei Sogni si è qualificato
tra i semifinalisti del Premio Campiello Giovani, e La
Verità del Pesce Rosso ha ottenuto una segnalazione dalla
giuria del Premio Gran Giallo Città di Cattolica". |
| I
Caffè Culturali: |
"Perché
usa uno pseudonimo?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Utilizzare
uno pseudonimo significa rinunciare all'uso del proprio
nome; coerentemente a questa scelta, evito, per quanto
possibile, di esibire la mia immagine. Queste rinunce,
che aprono la possibilità ad infinite critiche, rispondono
tuttavia ad esigenze ben precise. Innanzitutto rispecchiano
un'idea della letteratura in cui la dissoluzione dell'autore
dietro la propria opera è un'utopia irrealizzabile quanto
necessaria. In secondo luogo, nel contesto telecentrico
in cui i quindici minuti di celebrità warholiana sembrano
diventati obbligatori, vedo la possibilità di non mostrarsi
come un lusso che posso concedermi. In una società che
deve costantemente mostrarsi e mostrare, lo scrittore
può fare una scelta diversa: semplicemente quella di dire.
Infine, la rinuncia all'uso del mio nome e della mia immagine
costituisce una chiara presa di posizione nei confronti
della cosiddetta vanity press. Preferisco non avere niente
a che fare con il genere di autore "esordiente" che pubblica
al solo fine di esibire la propria foto su una quarta
di copertina. Genere, per inciso, tutt'altro che infrequente,
come dimostra il proliferare, in italia, dell'editoria
a pagamento". |
| I
Caffè Culturali: |
"Che
cosa scrive Hector Luis Belial?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Finzioni,
senza dubbio. Sono interessato alla metaletteratura, al
postmodernismo, alla sperimentazione stilistica portata
avanti dalle avanguardie del passato e dagli autori contemporanei.
Allo stesso modo, mi affascinano i meccanismi della paraletteratura
e della suspence, della scrittura cinematografica, del
rock; in una parola, della cultura popolare. Incorporando
elementi di entrambe le categorie, solo apparentemente
antitetiche, cerco di creare storie che siano tanto apprezzabili
per la ricercatezza stilistica quanto accessibili per
il lettore. Saxophone Street Blues, ad esempio, affianca
una struttura piuttosto inusuale per la forma-romanzo
ad una trama ispirata al pulp/noir del cinema americano
degli anni '90. In Making Movies ho lavorato molto sul
narratore, che, come una macchina da presa, varia continuamente
il proprio punto di vista, ora oggettivo ed onniscente,
ora soggettivo e ristretto al campo d'azione di un personaggio
o di un oggetto. Al momento sto lavorando ad una raccolta
di racconti di natura eterogenea, ma con in comune una
certa influenza "argentina", la fascinazione per la mise
en abyme, e la propensione il tema del viaggio, spesso
nelle dimensioni del sogno e della finzione letteraria.
Il titolo, provvisoriamente, è Nuovi Mondi". |
| I
Caffè Culturali: |
"Perché
ha scelto la parola scritta per esprimersi?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Non
sono sicuro che si possa parlare di una vera e propria
scelta; non considero la letteratura superiore alle altre
forme d'arte, e se potessi esprimermi altrettanto bene
attraverso la musica, o le arti figurative, lo farei certamente.
Temo però di non avere grandi potenzialità in quei campi.
Forse in fondo è la parola scritta a scegliere i suoi
autori, e non viceversa". |
| I
Caffè Culturali: |
"Perché
sente la necessità - se tale è - di esprimersi?". |
| Hector
Luis Belial: |
"La
necessità di esprimersi c'è certamente, ma non la vedo
come una prerogativa personale. Forse si tratta di un
bisogno naturale e comune ad ogni essere umano, ma non
è necessario spingersi tanto in là con la speculazione:
per avere una prova della generalizzata tendenza a creare
e comunicare, basta fare un giro su internet. Il successo
dei blog, di siti come Youtube, Myspace, Flikr, Deviantart
attesta l'esistenza di un numero incredibile di scrittori,
fotografi, musicisti e video-maker, dal livello più amatoriale
a quello professionale. Non so se la necessità di comunicare
sia oggi più forte che in passato; sicuramente la tecnologia
ha offerto agli aspiranti artisti mezzi più semplici ed
economici per la creazione e la diffusione delle loro
opere. Un'offerta che ha riscosso interesse proprio perché
corrispondente ad un bisogno reale". |
| I
Caffè Culturali: |
"Come
nasce il Suo processo creativo?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Quasi
sempre parto da un'idea partorita casualmente, che annoto
in poche righe. Puo´ essere la struttura sommaria per
una trama da sviluppare, ma spesso si tratta solamente
di un incipit, di un finale, o di un'immagine da cui prendero´
spunto. Credo tuttavia che nella scrittura la pazienza
sia piu´ importante dell´'ispirazione. La prima stesura
non e´ mai soddisfacente, e volte non lo sono nemmeno
la seconda o la terza. Vedo le mie pagine migliori come
quelle che ho abbandonato e ripreso, tagliato, modificato
in maniera radicale, e che in ultima analisi risultano
da un lento accumulo di idee. Inoltre ritengo fondamentale
il confronto con il thesaurus narrativo pre-esistente,
non limitato alla letteratura in senso stretto, ma esteso
al numero incalcolabile di narrazioni prodotte e tesaurizzate
dall´umanita´. A mio modesto parere, sono soltanto due
gli atteggiamenti che uno scrittore può assumere oggi
nei confronti di questa inesauribile miniera di storie:
proclamare di aver inventato qualcosa di completamente
nuovo, riprendendo, inevitabilmente, temi e stili già
sperimentati in precedenza, oppure fare un uso consapevole
e ragionato delle proprie fonti, ammettendo, umilmente,
di non aver inventato niente. Naturalmente propendo per
il secondo atteggiamento; di qui l´interesse per il citazionismo,
il collage, la meta-testualita´, la riscrittura". |
| I
Caffè Culturali: |
"Quali
caratteristiche deve presentare una stesura per essere
ritenuta definitiva?". |
| Hector
Luis Belial: |
"La
questione è estremamente problematica. Se la necessità
della riscrittura corrisponde all'opportunità di migliorare
la qualità del testo, è chiaro che l'operazione potrebbe
andare avanti all'infinito - a meno che non ci si illuda
di poter raggiungere, ad un certo punto, l'inequivocabile
perfezione stilistica e contenutistica. Da un lato l'idea
del work-in-progress, di un interminabile lavoro che termina
soltanto con la morte dell'autore, ha fascino. D'altro
canto, sono portato a credere che sia la fine a coronare
il lavoro. Decidere che una determinata stesura sarà quella
definitiva corrisponde a ritenerla sufficientemente buona
da meritare la pubblicazione, o quantomeno l'attenzione
di un editore o di una giuria. Ogni giudizio estetico
è per sua natura opinabile e soggettivo, a maggior ragione
quando si riferisce alla propria opera. Generalmente quindi
tendo a cercare più il difetto che il pregio nel mio scritto;
ma anche in questo modo, è estremamente difficile prendere
quella necessaria distanza che sarebbe indispensabile
per valutare il testo. La rilettura "a freddo" generalmente
aiuta; il giudizio preventivo di un terzo, invece, può
essere a volte fuorviante. Babel
è un ottimo esempio della difficoltà dell'autovalutazione.
Non credevo molto in quel racconto, ed ero convinto della
necessità di riscriverlo. Decisi comunque di usarlo per
partecipare ad un concorso letterario: la scadenza era
prossima, e non avrei avuto il tempo per un'altra stesura.
Sfiduciato, spedii il racconto per posta ordinaria: pensavo
non valesse nemmeno i soldi di una raccomandata. Ma in
definitiva, stampato in circa trecentomila copie e distribuito
gratuitamente ad opera di Subway Letteratura, si è rivelato
il mio scritto di maggior successo!". |
| I
Caffè Culturali: |
"Che
cos'è il successo per Lei?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Credo
che, nell´immaginario collettivo, lo scrittore "di successo"
rimanga una figura alla Somerset Maugham: un intellettuale
che conduce una vita brillante grazie alle vendite internazionali
dei suoi romanzi, pubblicati in grandi tirature, e ai
contratti milionari per adattamenti cinematografici ad
Hollywood. Inutile dire che la realtà è molto più deprimente!
Personalmente, considero autore di successo chi riesce
a distinguersi l'originalità della propria opera, chi
ha il coraggio di sperimentare, magari rompendo i canoni
più rassicuranti in favore di una visione personale e
senza compromessi. Per autori come questi il tempo è generalmente
un arbitro più rilevante del numero di copie vendute e
della reazione immediata della critica, e può determinarne
la canonizzazione - ovvero, probabilmente, la forma più
autentica di successo. Personalmente, scrivo ciò che mi
piace e come meglio mi riesce; la valutazione positiva
da parte di un editore o della giuria di un concorso,
e la conseguente possibilità di raggiungere il pubblico,
costituisce il successo che ho ottenuto finora". |
| I
Caffè Culturali: |
"Perché,
secondo Lei, gli scrittori partecipano ai concorsi?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Per
soldi o per pubblicità, se sono in qualche modo in palio.
Od altrimenti per semplice vanità. I concorsi letterari
non sono le Olimpiadi, per cui non c'è niente di sportivo
nel semplice parteciparvi". |
| I
Caffè Culturali: |
"Chi
sono i Suoi lettori?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Credo
che il mio lettore ideale sia l'insospettabile: il genere
di persona che non leggerebbe mai un romanzo che inizia
con il cadavere di una ragazza con un coltello piantato
tra le gambe, ma che poi, più o meno casualmente, si trova
per le mani Saxophone Street Blues. E gli piace. Dal momento
che non scrivo per un target definito, come "gli adolescenti"
od "i giovani adulti", l'insospettabile può avere le età
più svariate, e lo stesso dicasi per il livello d'istruzione,
i gusti letterari, etc. Esempio perfetto di lettore insospettabile
è la madre del mio editore: io per primo non avrei mai
immaginato questa minuta signora torinese come la più
convinta supporter di un libro iper-violento..." |
| I
Caffè Culturali: |
"Potrebbe
scrivere se non ci fossero i lettori?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Naturalmente
potrei, ma la cosa si ridurrebbe ad un mio personale gioco
enigmistico. La scrittura è comunicazione, e come tale
necessita di un ricevente. Nel caso del diario o della
scrittura autoanalitica, il ricevente può anche coincidere
con lo stesso emittente del messaggio, ma non trovo che
si possa dire altrettanto per il romanzo od il racconto".
|
| I
Caffè Culturali: |
"Accade
qualcosa tra l'autore ed il lettore, pur in modo asincrono,
indiretto e non palese? Se sì, cosa e come? ". |
| Hector
Luis Belial: |
"Forse
posso rispondere a questa domanda meglio come lettore
che come autore. Ci sono romanzi che esprimono grandi
messaggi universali; altri, di contro, sembrano parlare
direttamente ad un singolo. Il che deriva da un'impressione
del lettore più che dalla volontà dell'autore, a meno
che quest'ultimo, nello scrivere, non stia mirando ad
un target di lettore ben preciso - il che mi sembra più
una strategia di marketing che un modo per scrivere buoni
libri. Ad ogni modo, mi capita raramente di leggere romanzi
del secondo tipo, con i quali posso raggiungere una perfetta
comunione; in questi casi credo che, a partire da una
visione del mondo o da idee estetiche condivise, si stabilisca
una sorta di affinità elettiva tra autore e lettore, un
sodalizio del tutto virtuale, ma che è parte della magia
della narrazione". |
| I
Caffè Culturali: |
"Le
è mai accaduto, ad un certo punto della stesura
di un suo lavoro, di raffigurarsi i suoi lettori, di immaginarsi
le loro impressioni? ". |
| Hector
Luis Belial: |
"Sì,
credo che immaginare la reazione del pubblico sia importante
quando si vogliono applicare meccanismi di suspense o
momenti di sorpresa. In altri casi è semplicemente divertente.
Tuttavia credo che sia meno interessante provocare una
reazione predefinita nel pubblico che scrivere un testo
interpretabile in maniera personale da ogni lettore". |
| I
Caffè Culturali: |
"L'uso
di uno pseudonimo come influisce nell'atto creativo? Le
è mai accaduto di percepire due personalità?
Chi è quando scrive?". |
| Hector
Luis Belial: |
"Mi
piace pensare ad una certa schizofrenia intrinseca nel
processo creativo, per cui ogni autore, quando scrive,
diventa in qualche modo una persona diversa. Così come
i mondi possibili della narrativa sono inevitabilmente
separati da quello "reale", il narratore è altro rispetto
alla persona in carne ed ossa. In questo senso lo pseudonimo
influisce, perché accentua questa differenza; questo per
me significa una maggiore libertà espressiva, ma anche
una certa distanza critica da quello che è il mio vissuto.
In un certo senso, usare lo pseudonimo significa vestire
i panni di un narratore fittizio, il cui vissuto corrisponde
al dominio, potenzialmente illimitato, dell'immaginario.
Forse anche per questo preferisco scrivere storie di pura
finzione". |
| I
Caffè Culturali: |
"E'
possibile pensare a tale tipo di autore come ad una proiezione,
ad una estroflessione di un sistema superiore, di una
più ampia intelligenza, che chiamiamo finzione
ed in realtà è "finta" tanto quanto
ciò che pensiamo essere reale?". |
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Tra
qualche giorno la risposta alla domanda. |
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Informazioni
su questa pagina
titolo: "Hector Luis Belial"
data di pubblicazione: 14.10.2008
ultimo aggiornamento 11.12.2008
autore: Programma Italiano - Area didattica
versione
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