Viaggio
in Italia
Una femminista antelitteram sotto la lanterna (Mary Wortley Montagu)
(1718)
di Fabio Lauri
PARTE PRIMA
![]() Mary Wortley Montagu, Charles Jervas, dopo il 1716. Cliccate sulla foto per ingrandire fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Lady_Mary_Wortley_Montagu |
Una
femminista antelitteram sotto la lanterna |
Non lo vediamo attrezzato per guerre, lunghe traversate oceaniche, intrighi di potere e battute di caccia contro famelici animali preistorici. Sarà quindi opportuno azionare l'infernale marchingegno dell'illustre Doctor Wells con la massima prudenza e sensibilità. Il nostro obbiettivo è quello di farci depositare, il più dolcemente possibile, dal terzo millennio dell'era cristiana sulle dissestate strade del settecento reazionario e riformatore. Ma è alfin giunta l'ora di osare l'inosabile. La mano si abbassa sulla leva di accensione. E' ormai troppo tardi per tornare indietro. In un terremoto di vibrazioni, sinonimo del fatto che la macchina non è stata revisionata, stridore di parti meccaniche, fumo e puzza di bruciato durati per noi l'eternità di alcuni secondi, ci ritroviamo in un luogo a noi sconosciuto ma in realtà non del tutto ignoto. Ma fidarsi di Mister Wells, ha dato i suoi frutti. Il tempo ma soprattutto lo spazio lo abbiamo attraversato grazie all'infernale trabiccolo del fantasioso scrittore inglese. Ci siamo mossi. Se di un metro o di un chilometro questo è ancora tutto da vedere.
Avremo raggiunto con successo quell'universo fatto di parrucche, portantine e muli da soma che popolò l'ultimo secolo di vita della Repubblica di Genova? Innanzitutto dove mai ci troveremo? Alla prima occhiata, quasi alla cieca, ci azzarderemmo a dire negli invisibili e bui recessi di un magazzino puzzolente e degno del peggiore angiporto in circolazione. Sarebbe l'ideale riparo, all'interno del quale ritornare indisturbati a casa nostra tra un appuntamento e l'altro con i "turisti" del tempo che fu. Tentando una prima e sommaria esplorazione del luogo, in un angolo cavernoso troviamo un armadio maleodorante con un guardaroba ben fornito per tutte le stagioni ed i secoli. Niente di lussuoso o di vistoso ma c'è tutto l'occorrente per camuffarci ed essere alla moda con i sofisticati e cangianti gusti di settecento, ottocento ed infine prima metà del novecento. Tricorni, stivali, robuste scarpe di cuoio oppure con tanto di fibbia, mantelli, cappotti, giacche di velluto, pantaloni a mezza gamba, lunghi, larghi e stretti, calze di seta, pastrani, giacche e berretti da marinaio. Si sente incombere il santo, previdente ed avveduto zampino del nostro geniale protettore inglese. Il buon mister Wells che ormai ci tiranneggia senza ritegno, diavolo d'un uomo, deve aver effettuato alcuni sopralluoghi preventivi sul posto, preparandoci il terreno e favorendo senza ombra di dubbio la nostra impossibile ed incredibile missione. Ma quello che ci aspetta è di sicuro ancora più sconvolgente e difficile da credere come vero e reale.
E' finalmente arrivato il momento tanto temuto. Quello di affrontare gli spettri del passato, per poi viverlo come se fosse il più tangibile dei presenti. Tornare indietro, per il momento, non si può, e forse neanche si dovrebbe. Ed allora altro non rimane da fare se non buttarsi a corpo morto alla ricerca di quella che, a buon titolo, potremmo definire né più né meno una "superdonna" a tutti gli effetti. Lady Mary Wortley Montagu. Un bel calcione ben assestato, pratica che appartiene al DNA indipendentemente dai secoli e dai millenni, ed ecco che la porta del magazzino si spalancherà sul sole di Genova e sulla Darsena del porto. Incredibile ma vero, i nostri piedi tracciano orme sul terreno in una caldissima giornata di fine agosto dell'anno del Signore 1718. Con gambe tremanti, mani spugnate, vertigini e salivazione azzerata, un Pittaluga contemporaneo si tufferà nel via vai caotico dei traffici portuali della Superba di trecento lunghissimi anni orsono. Non è possibile che tutto ciò accada, ci ripetiamo per darci coraggio, però succede, è reale. Ci stiamo facendo largo a gomitate nel trambusto vociante della Dogana Vecchia, in un mondo apparentemente morto ma che però pulsa avido sotto i nostri piedi contemporanei. Nessuno sembra accorgersi di noi, stupiti ed esaltati dal privilegio di poter vedere e vivere lo stesso luogo in due momenti della sua storia, lontani tre secoli l'uno dall'altro. Noi soli, felici soli, in questo miracolo della tecnologia e della fantasia umana. Sembriamo già del tutto integrati e legittimi inquilini di un mondo che non esiste più. Introdotti senza sforzo apparente nel clima dell'ancien regime della Superba dei Dogi. Quel riuscitissimo e felicissimo esperimento di repubblica aristocratica e plebea, famoso in tutto il mondo per la sua avidità famelica. Per gli insondabili misteri dell'animo umano e le indifferibili necessità. della vita materiale , lo shock spazio-temporale è stato di breve durata. Un puro riflesso quasi impercettibile.
C'è una nobildonna anglosassone da rintracciare e portare in salvo dalla infida e pericolosa foresta di teste e braccia che popola i moli della città della Lanterna. Attimi di panico, sudori freddi, paura di fallire ancora prima di cominciare l'esaltante avventura offertaci dal destino su un vassoio d'argento. Dieci minuti, quindici, mezz'ora abbondante di su e giù sterile ed inconcludente. Ma di Lady Montagu ancora nessuna traccia. Ma lo "stellone italico" esiste proprio per far si che dove non possa arrivare un certo Pittaluga dai pochi e limitati talenti, riesca invece e senza troppa fatica una madre di famiglia, un'amante appassionata, una poetessa, una scrittrice, un'intellettuale, un'avventuriera ed un'indefessa viaggiatrice dalla vivissima ed onnivora curiosità. Grazie al benevolo intervento del destino, con la coda dell'occhio coglieremo l'agitarsi nella nostra direzione di un braccio dal candore eburneo, solo parzialmente fasciato di nero. E noi, come naufraghi stremati nella notte e nella tempesta, ci butteremo a corpo morto verso la luce, la terra e la sospirata salvezza. Che appartenga proprio a lei quella mano che si sta agitando frenetica in mezzo alla folla di marinai, passeggeri stralunati, facchini, borseggiatori di professione, capitani di lungo corso, bottegai e sfaccendati di professione? Cinque, dieci, quindici, venti metri ed al braccio gentile e sottile, faranno posto un sorriso smagliante ed una risata cristallina, sinonimi inequivocabili di intelligenza vivissima e di un "sense of humour" tipicamente britannici. Che sia proprio questo il nostro bersaglio finale, cercato e trovato alla prima? Questa giovane donna elegantissima e di una bellezza non comune? Ci penserà lei stessa e con molta grazia a trarci d'impaccio ed a fugare ogni dubbio residuo, tendendo la destra ben educata e guantata di nero. "Mister Pittaluga, I suppose". *
continua...
*Tutti i dialoghi di
questo testo sono stati liberamente adattati od inventati dall'autore Fabio
Lauri .
Per i dati biografici e storici inseriti nel testo si è fatto riferimento alla
seguente bibliografia
- Montagu, Mary Wortley, Letters, John Long Ltd, 1923
- Montagu, Mary Wortley, Letters, London, Every Man's Library, 1992
- Montagu, Mary Wortley, The travel letters of Lady Mary Wortley Montagu, Joseph
Cape, 1940
- Wortley Montagu, Mary, Embassy to Constantinople: the travels of Lady Mary
Wortley Montagu, London, Century, 1988
- Paston, George, Lady Mary Wortley Montagu and her times, London, Methuen &
Co., 1907
- Grundy, Isobel, Lady Mary Wortley Montagu, Oxford University Press, 1999
- Halsband, Robert, The life of Lady Mary Wortley Montagu, New York, Oxford
University Press, 1960
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