Viaggio
in Italia
Una femminista antelitteram sotto la lanterna (Mary Wortley Montagu)
(1718)
di Fabio
Lauri
PARTE PRIMA
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Una femminista
antelitteram sotto la lanterna
(Mary Wortley Montagu)
(1718)
PARTE PRIMA
Lancette
dell'orologio indietro tutta e motori lanciati al massimo! La
"Time Machine" di H. G. Wells è finalmente tornata a sfrecciare
sulle piste dell'impossibile e dell'inverosimile. Prima fermata
anno del Signore 1718. Al volante di questo ritrovato prodigio
della tecnologia è il vostro Bartolomeo Pittaluga. Qui per servirvi
come autista, guida turistica e quant'altro possa risultare
utile per rendere la vostra avventura piacevole, confortevole
ed emozionante. Innanzitutto, però, sarà necessario risolvere
un piccolo ma fondamentale problema e cioè di farci catapultare
veramente nell'anno di grazia 1718,soprattutto di arrivarci
sani e salvi
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senza sbagliare anno,
secolo, millennio od addirittura era geologica.Riuscite ad immaginare
un genovese, un Bartolomeo Pittaluga per esempio, scaraventato sul pianeta
dei dinosauri? Pittaluga nell'antico Egitto dei faraoni? Pittaluga contro
Alessandro Magno, Giulio Cesare, Tamerlano o Gengis Khan? Pittaluga
alle sorgenti del Nilo? Pittaluga alle crociate e poi scopritore dell'America?
Poco verosimile. Non lo vediamo attrezzato per guerre, lunghe traversate
oceaniche, intrighi di potere e battute di caccia contro famelici animali
preistorici. Sarà quindi opportuno azionare l'infernale marchingegno
dell'illustre Doctor Wells con la massima prudenza e sensibilità. Il
nostro obbiettivo è quello di farci depositare, il più dolcemente possibile,
dal terzo millennio dell'era cristiana sulle dissestate strade del settecento
reazionario e riformatore. Ma è alfin giunta l'ora di osare l'inosabile.
La mano si abbassa sulla leva di accensione. E' ormai troppo tardi per
tornare indietro. In un terremoto di vibrazioni, sinonimo del fatto
che la macchina non è stata revisionata, stridore di parti meccaniche,
fumo e puzza di bruciato durati per noi l'eternità di alcuni secondi,
ci ritroviamo in un luogo a noi sconosciuto ma in realtà non del tutto
ignoto. Ma fidarsi di Mister Wells, ha dato i suoi frutti. Il tempo
ma soprattutto lo spazio lo abbiamo attraversato grazie all'infernale
trabiccolo del fantasioso scrittore inglese. Ci siamo mossi. Se di un
metro o di un chilometro questo è ancora tutto da vedere.
Avremo raggiunto con
successo quell'universo fatto di parrucche, portantine e muli da soma
che popolò l'ultimo secolo di vita della Repubblica di Genova? Innanzitutto
dove mai ci troveremo? Alla prima occhiata, quasi alla cieca, ci azzarderemmo
a dire negli invisibili e bui recessi di un magazzino puzzolente e
degno del peggiore angiporto in circolazione. Sarebbe l'ideale riparo,
all'interno del quale ritornare indisturbati a casa nostra tra un
appuntamento e l'altro con i "turisti" del tempo che fu. Tentando
una prima e sommaria esplorazione del luogo, in un angolo cavernoso
troviamo un armadio maleodorante con un guardaroba ben fornito per
tutte le stagioni ed i secoli. Niente di lussuoso o di vistoso ma
c'è tutto l'occorrente per camuffarci ed essere alla moda con i sofisticati
e cangianti gusti di settecento, ottocento ed infine prima metà del
novecento. Tricorni, stivali, robuste scarpe di cuoio oppure con tanto
di fibbia, mantelli, cappotti, giacche di velluto, pantaloni a mezza
gamba, lunghi, larghi e stretti, calze di seta, pastrani, giacche
e berretti da marinaio. Si sente incombere il santo, previdente ed
avveduto zampino del nostro geniale protettore inglese. Il buon mister
Wells che ormai ci tiranneggia senza ritegno, diavolo d'un uomo, deve
aver effettuato alcuni sopralluoghi preventivi sul posto, preparandoci
il terreno e favorendo senza ombra di dubbio la nostra impossibile
ed incredibile missione. Ma quello che ci aspetta è di sicuro ancora
più sconvolgente e difficile da credere come vero e reale.
E' finalmente arrivato
il momento tanto temuto. Quello di affrontare gli spettri del passato,
per poi viverlo come se fosse il più tangibile dei presenti. Tornare
indietro, per il momento, non si può, e forse neanche si dovrebbe.
Ed allora altro non rimane da fare se non buttarsi a corpo morto alla
ricerca di quella che, a buon titolo, potremmo definire né più né
meno una "superdonna" a tutti gli effetti. Lady Mary Wortley Montagu.
Un bel calcione ben assestato, pratica che appartiene al DNA indipendentemente
dai secoli e dai millenni, ed ecco che la porta del magazzino si spalancherà
sul sole di Genova e sulla Darsena del porto. Incredibile ma vero,
i nostri piedi tracciano orme sul terreno in una caldissima giornata
di fine agosto dell'anno del Signore 1718. Con gambe tremanti, mani
spugnate, vertigini e salivazione azzerata, un Pittaluga contemporaneo
si tufferà nel via vai caotico dei traffici portuali della Superba
di trecento lunghissimi anni orsono. Non è possibile che tutto ciò
accada, ci ripetiamo per darci coraggio, però succede, è reale. Ci
stiamo facendo largo a gomitate nel trambusto vociante della Dogana
Vecchia, in un mondo apparentemente morto ma che però pulsa avido
sotto i nostri piedi contemporanei. Nessuno sembra accorgersi di noi,
stupiti ed esaltati dal privilegio di poter vedere e vivere lo stesso
luogo in due momenti della sua storia, lontani tre secoli l'uno dall'altro.
Noi soli, felici soli, in questo miracolo della tecnologia e della
fantasia umana. Sembriamo già del tutto integrati e legittimi inquilini
di un mondo che non esiste più. Introdotti senza sforzo apparente
nel clima dell'ancien regime della Superba dei Dogi. Quel riuscitissimo
e felicissimo esperimento di repubblica aristocratica e plebea, famoso
in tutto il mondo per la sua avidità famelica. Per gli insondabili
misteri dell'animo umano e le indifferibili necessità. della vita
materiale , lo shock spazio-temporale è stato di breve durata. Un
puro riflesso quasi impercettibile.
C'è una nobildonna
anglosassone da rintracciare e portare in salvo dalla infida e pericolosa
foresta di teste e braccia che popola i moli della città della Lanterna.
Attimi di panico, sudori freddi, paura di fallire ancora prima di
cominciare l'esaltante avventura offertaci dal destino su un vassoio
d'argento. Dieci minuti, quindici, mezz'ora abbondante di su e giù
sterile ed inconcludente. Ma di Lady Montagu ancora nessuna traccia.
Ma lo "stellone italico" esiste proprio per far si che dove non possa
arrivare un certo Pittaluga dai pochi e limitati talenti, riesca invece
e senza troppa fatica una madre di famiglia, un'amante appassionata,
una poetessa, una scrittrice, un'intellettuale, un'avventuriera ed
un'indefessa viaggiatrice dalla vivissima ed onnivora curiosità. Grazie
al benevolo intervento del destino, con la coda dell'occhio coglieremo
l'agitarsi nella nostra direzione di un braccio dal candore eburneo,
solo parzialmente fasciato di nero. E noi, come naufraghi stremati
nella notte e nella tempesta, ci butteremo a corpo morto verso la
luce, la terra e la sospirata salvezza. Che appartenga proprio a lei
quella mano che si sta agitando frenetica in mezzo alla folla di marinai,
passeggeri stralunati, facchini, borseggiatori di professione, capitani
di lungo corso, bottegai e sfaccendati di professione? Cinque, dieci,
quindici, venti metri ed al braccio gentile e sottile, faranno posto
un sorriso smagliante ed una risata cristallina, sinonimi inequivocabili
di intelligenza vivissima e di un "sense of humour" tipicamente britannici.
Che sia proprio questo il nostro bersaglio finale, cercato e trovato
alla prima? Questa giovane donna elegantissima e di una bellezza non
comune? Ci penserà lei stessa e con molta grazia a trarci d'impaccio
ed a fugare ogni dubbio residuo, tendendo la destra ben educata e
guantata di nero. "Mister Pittaluga, I suppose". *
continua...
*Tutti i dialoghi
di questo testo sono stati liberamente adattati od inventati dall'autore
Fabio Lauri .
Per i dati biografici e storici inseriti nel testo si è fatto riferimento
alla seguente bibliografia
- Montagu, Mary Wortley, Letters, John Long Ltd, 1923
- Montagu, Mary Wortley, Letters, London, Every Man's Library, 1992
- Montagu, Mary Wortley, The travel letters of Lady Mary Wortley Montagu,
Joseph Cape, 1940
- Wortley Montagu, Mary, Embassy to Constantinople: the travels of
Lady Mary Wortley Montagu, London, Century, 1988
- Paston, George, Lady Mary Wortley Montagu and her times, London,
Methuen & Co., 1907
- Grundy, Isobel, Lady Mary Wortley Montagu, Oxford University Press,
1999
- Halsband, Robert, The life of Lady Mary Wortley Montagu, New York,
Oxford University Press, 1960
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