Viaggio
in Italia - Intervista all'Autore: Fabio Lauri
 |
ICC
- "Come
non ringraziare chi, ancora una volta, dopo anni di pionierismo
Internet, crede più che mai possibile portare su "web"
quella parte del sapere, che noi identifichiamo come umanista
ed in particolare storiografico. L' "e book", di cui
stiamo allestendo la prima edizione e la cui operazione, come
un "dietro le quinte" desideriamo raccontare, parla
di Genova e di personaggi di due o tre secoli fa. Qual è
il rapporto, allo stato dell'arte, tra storiografia e nuove
tecnologie telematiche?"
Fabio Lauri - "innanzi tutto desidero
ringraziare per l'ulteriore opportunità offertami di sviluppare,
completare e portare a termine un progetto storico-multimediale,
che ci vede impegnati "insieme" già da tre anni. E cioè quello
di realizzare un "e book" che parli di Storia in generale,
di Genova in particolare ed anche e soprattutto di uomini, donne,
cose, atmosfere, sentimenti,
|
grandezze
e miserie terrene. Questo piccolo sogno è ormai tecnicamente semplice
da realizzare. Ma è la fede nel progetto a fare la differenza. Ed I.S.U.
ha sempre creduto nel perseguimento di questo obiettivo di condivisione
della cultura.
A tutti i livelli,
per tutti gli occhi e per tutte le orecchie. E dicendo ciò, vorrei proprio
ricollegarmi alla domanda posta dalla redazione ed alla quale mi accingo
a rispondere: "qual è, allo stato attuale, il rapporto tra le
nuove tecnologie telematiche e la storiografia? Buono. Il contatto è
stato stabilito, i ramponi sono entrati nel ghiaccio. Tutto procede
bene? Nient'affatto, anche perché c'è ancora tutto da fare. Ma
questa è una prospettiva magnifica. Chi scrive non può essere catalogato
né tra le fila dei cosiddetti "tecnoentusiasti" né tra
quelle dei presunti "tecnoscettici". Più semplicemente vorrebbe essere
considerato tra i "tecnosoddisfatti". Ben vengano le nuove tecnologie,
Internet in testa. La cultura, di ogni genere, dovrebbe essere a disposizione
di chiunque e dovunque. Le potenzialità di sviluppo della conoscenza
e della "trasmissibilità" del sapere devono essere
portate ai loro estremi, a patto che non ci si voglia solo riempire
la bocca con le parole. E' poi unica ed ingiustificabile responsabilità
degli esseri umani quella di usare al meglio o al peggio uno strumento
meraviglioso ed imperfetto al tempo stesso. La "Techne" dell'uomo evoluto
nulla può contro il "Pathos" del suo cuore. Internet allarga a dismisura
il campo dei potenziali lettori della Storia? Molto bene. Offre nuove
potenzialità anche alla ricerca storiografica con la R maiuscola? Quella
con tanto di galloni? Facilita la comunicazione ed una prima conoscenza
di base? Altrettanto bene. Ma quali rischi si corrono nel dare a piene
mani perle ai porci? Ci sono delle controindicazioni a questa offerta
universale di sapere? Tutte e nessuna al tempo stesso. Del resto la
stessa atmosfera da "pericolo mortale", da "mille o non più mille",
non lo si visse già nei lontani giorni dell'invenzione della stampa
meccanizzata, prima su scala artigianale e poi industriale? Dal "Sapere"
regalato ad uno sparuto manipolo di eletti, si passò al "libro aperto"
a disposizione di tutti coloro i quali fossero in grado di leggere.
I tomi stampati in migliaia e poi in milioni di copie, hanno trasformato
in buona parte i cervelli degli uomini. Così come, solo l'altro ieri,
lo fecero il cinema, la radio e la televisione. Adesso è arrivato il
mostro chiamato Internet. E come ha reagito il mondo storico? Come sempre.
Da vittima potenziale, si è trasformata in carnefice del presunto nemico.
La Rete è a disposizione di quanti vogliano occuparsi dell'umanità e
delle sue travagliate vicende. Così come ancora lo è la carta stampata.
Reale e virtuale possono e debbono coesistere. Biblioteche ed archivi
virtuali? Ben vengano. Si può offrire un buon prodotto oppure violentare
il buon gusto, la cultura, l'onestà intellettuale e la verità. Niente
di nuovo sotto il sole. Un mazzo di carte può essere truccato, se a
maneggiarlo sarà un baro di professione e d'indole. Il problema quindi,
e chiedo scusa ai lettori se mi fossi dilungato troppo, "non sussiste".
Esiste anche Internet adesso, niente di più. Una freccia di più nella
faretra di quegli arcieri meglio conosciuti come uomini. Ed allora usiamola,
questa Rete, anche e soprattutto per raccontare le storie della Storia.
Così come, da parte mia, auguro vita lunghissima anche ai nuovi esperimenti
di trasmissioni radio sulla rete telematica. Più strade, più comunicazioni,
più cultura e quindi esistenze meglio spese e meglio consumate. Ai lettori,
agli spettatori ed agli eventuali ascoltatori di questi nuovi "mostri
tecnologici", spetterà poi emettere l'ardua sentenza. Questo è il mio
augurio."
ICC
- "Come pensa l'impatto con il pubblico e, soprattutto, che pubblico
pensa, lavorando in
un habitat così complesso, dalle strade genovesi, alle tastiere
dei computer, passando per le biblioteche?"
Fabio Lauri
- "Una domanda così azzeccata che più azzeccata non si può. Cercherò
anche di ricollegarmi alla precedente risposta. Il pubblico, del quale
io stesso faccio parte attiva, a mio avviso dovrebbe e deve essere
sempre il "pensiero" fisso di chiunque voglia occuparsi di divulgazione
sulla rete. Internet non è un strumento "freddo", come qualcuno vorrebbe
far credere. Esattamente il contrario. Tant'è vero che grazie ad una
straordinaria invenzione quale la posta elettronica, gli esseri umani
sono tornati a comunicare tra di loro. Che poi qualcuno voglia farci
credere che esiste tutta un'umanità piangente e malinconica, orfana
della pergamena e della penna d'oca, possiamo anche fare finta di
bere questa penosa bugia da snob ipertecnologici. Scrivere è scrivere.
Comunicare è comunicare. Che lo si faccia vergando una pelle di pecora
con il proprio sangue od utilizzando una casella di posta elettronica
o una chat line, poco importa. Ciascuno, ancora oggi, è libero di
utilizzare carta e penna biro o stilografica, se proprio vuole. Ciò
non toglie che oggi si sia aggiunto un nuovo strumento in grado di
avvicinare le persone, i loro cuori ed i loro cervelli. Un veicolo
eccezionale, in grado di allargare quasi al massimo le possibilità
di raggiungere un pubblico potenziale ma che in verità è molto reale.
Ed è enorme. Grazie ai siti Internet, tanto per fare un esempio personale,
posso comunicare nel breve volgere di qualche minuto ed anche solo
per diletto, con il British Museum, la Tate Gallery a Londra, il Louvre
a Parigi, L'Hermitage di San Pietroburgo. Ho la possibilità ed il
privilegio di seguire i loro corsi on-line, conoscere i loro programmi
ed anche consultare parte delle loro collezioni. Posso parlare con
il Canada, collegarmi con la Biblioteca del Congresso di Washington
e richiedere del materiale che nel giro di poche settimane sarà recapitato
a casa mia. Meraviglioso. E cosa di più si potrebbe pretendere per
fare cultura? Quale miglior modo di regalare il sapere umano in modo
capillare? Internet non esclude tutti gli altri strumenti della divulgazione.
Un'esplorazione sul sito del Museo del Louvre non deve e non può di
certo sostituire una visita dal vivo dello stesso od un'appagante
lettura di una guida cartacea. Ma, tanto per non dimenticare un altro
mezzo di divulgazione fantastico, non è straordinario privilegio dell'uomo
moderno poter conoscere la storia e le stanze del Louvre attraverso
un ben confezionato documentario televisivo lanciato nell'etere dai
nuovi sistemi satellitari? Internet è solo un di più, ancora più invasivo
nel ventre molle della straordinaria domanda di cultura che attraversa
il nostro pianeta. Tutti gli strumenti di comunicazione, dai più remoti
sino agli ultimissimi sfornati dall'ingegno umano, devono collaborare.
Io vedo nella collaborazione e non nella competizione il segreto del
clamoroso successo potenziale che la cultura potrebbe riscuotere in
ogni angolo del globo. Internet non dovrà, mai, escludere la matita,
la carta, il libro, il giornale, la radio e quant'altro. Se gli "operatori
culturali" collaboreranno, il pubblico restituirà grandi soddisfazioni.
Se la Rete sarà in grado di creare un'offerta di altissimo livello,
da quello base a quello di elite, avrà fatto "cultura" per e con il
pubblico. Se invece gli uomini vorranno farsi guerra anche nel campo
del sapere per cecità, pura avidità, ignoranza o paura, allora nessuna
ulteriore invenzione potrà ricucire la ferita. Anche in questo caso,
comunque, a mio avviso il pubblico non è un problema. C'è, è lì, e
che altro si potrebbe chiedere? Dall'analfabeta materiale a quello
di ritorno, dallo studente, all'impiegato, alla casalinga, al manager,
al boscaiolo, all'alpinista, al velista, al pittore, al professore
universitario, al turista, al pensionato, al miliardario, al collezionista,
a me ed a voi che leggete, siamo tutti pronti e scalpitanti per leggere
e fare cultura su Internet. Sarà quindi bene rimboccarci le maniche,
non fare gli ipocriti retroguardisti e darci da fare a scrivere e
a leggere anche su questo benedetto computer. Che non è il Demonio."
ICC - "Tornando
al rapporto con la storia ed al nostro "e book": cosa ne
sarà della sua "organoletticità". Come cambierà
lo studio della storia, come verrà percepita attraverso tali
nuove tecnologie?"
Fabio Lauri
- "Questo
è il vero problema per il momento. La domanda che non è possibile
non porsi accendendo un computer ed accedendo alla Rete. Questo è
l'eventuale ostacolo, a mio avviso anche un pregio, che può intralciare
una dittatura di Internet. La sua forza potrebbe essere proprio in
un suo limite non rimuovibile. Parlo di pregio perché un sistema,
di qualsiasi tipo, il quale grazie alla sua perfezione si rivelasse
inattacabile dagli altri e li spazzasse via tutti, monopolizzando
la scena del sapere umano con il suo dominio incontrastato, sarebbe
non solo una catastrofe ma anche e soprattutto un regresso non lontano
da un'eventuale ritorno all'età della pietra. Internet è fantastico
ma, se Dio vuole, è ancora discretamente imperfetto. Ancora non si
sa se sarà perfettibile al punto tale da escludere l'esistenza degli
altri mezzi di comunicazione e di divulgazione di massa. Io mi auguro
di no. In parole povere, leggere un testo su uno schermo alla distanza
di 30-40 cm, è parecchio stancante ed ubriacante dopo un tempo di
media durata. Gli occhi ti vanno a "donne di facili costumi" e cominciano
a bruciarti. Tanto per dirne una. "Guerra e Pace" di Tolstoj letto
per intero al computer, non dovrebbero procurare effetti collaterali
molto diversi da quelli patiti dai soldati napoleonici durante la
tragica ritirata di Russia. Su uno schermo a cristalli liquidi poi,
per quanto straordinari per qualità, l'impresa si fa titanica e potrebbe
condurre lo sventurato lettore ad una cecità di stampo quasi onanistico.
Per fortuna Internet è uno strumento di portata pazzesca e con enormi
limiti. Quindi che si scriva di storia, letteratura, sport, si faccia,
pittura, scultura, televisione, cinema o teatro dei burattini, la
questione non muta sostanzialmente. Stampare su carta lunghi testi
è e dovrebbe restare necessario ed indispensabile. Internet è ancora
dipendente da tutte le precedenti invenzioni umane che hanno permesso
di esplorare e qualche volta progredire nel campo dell'avventura e
della scoperta dello scibile. Quello che sto cercando di esprimere
è il sogno che tutti gli strumenti a nostra disposizione, nel caso
specifico per raccontare ed ascoltare "storie", possano essere utilizzati
per trattare uno stesso argomento. Quindi la mia idea di e book non
è di certo finalizzata al suo inserimento su Internet e nulla più.
La Rete non deve trasformarsi nella "tomba" di prodotti culturali.
E cioè che, quel tal prodotto è solo su Internet e non su carta, quell'altro
può essere ascoltato solo alla radio ma non potrà mai essere cinema,
quest'altro ancora potrà essere solo palcoscenico di teatro e sulla
Rete non arriverà mai. La Storia su Internet deve e dovrà, è sempre
un'opinione personalissima quella che esprimo sia ben chiaro, dare
e ricevere da Internet stesso quello che quest'ultimo potrà recepire
ed offrire. Grandi potenzialità, orizzonti aperti e vastissimi ma
anche limiti forse invalicabili. E VivaIddio!!! L'e book cercherà
di esprimere il massimo del suo potenziale ma per aggangiarsi, magari,
anche a tutti gli altri strumenti inventati dall'uomo per comunicarsi
il sapere ed annoiarsi un po' meno nel corso di questo tragitto terreno
assai travagliato. Io, personalmente, adoro scrivere, e forse qualcuno
se ne sarà accorto, ma coltivo, da tempo immemorabile, il sogno di
poter utilizzare anche un mezzo come quello radiofonico. A mio avviso
straordinario se sviluppato in simbiosi con Internet. Ma la simbiosi
sarebbe, sarà e forse già è straordinaria anche con il prodotto librario
cartaceo, con il mezzo televisivo e forse anche con quello teatrale
ed artistico. Insomma, io non vedo Internet come un veicolo pubblicitario
e null'altro. E' anche quello. Ma la Rete, ne sono fermamente convinto,
è una delle dieci specialità del decathlon culturale. E per fare cultura
sarà bene utilizzare al meglio tutti gli strumenti di divulgazione
e farli agire insieme. Non uno alla volta, morendo d'invidia per il
successo di uno a scapito dell'altro. Pertanto, l'e book sarà offerto
su Internet grazie all'intraprendenza di I.S.U. ma, pur essendo solo
una goccia nell'oceano delle storie raccontate dagli uomini, chissà
che non possa essere argomento di lettura, ascolto, dibattito e confronto
anche sulle onde radiofoniche. E' una speranza che ho per tutti, non
solo per me stesso".
ICC - "Tornando
al rapporto tra noi e la storia: perché mai un giovane dovrebbe
leggere un "e book" che tratti argomenti storici?"
Fabio Lauri
- " Sarebbe troppo facile rispondere,
per curiosità. Anche se, in effetti, a muovere gli umani sono sempre
e solo le passioni. Più o meno interessate. Troppo facile e riduttivo,
comunque e quindi, urge risposta maggiormente articolata e motivata.
Proviamoci. Innanzitutto, perchè si possa sperare di avere un pubblico
di "appassionati" o anche semplicemente di "lettori", è condizione
necessaria ed indispensabile instaurare un vero e proprio rapporto
a due di genere allargato e smisurato. Un incontro-scontro: tra l'interlocutore
offerente, il quale regala un argomento di conoscenza e di analisi,
e l'interlocutore ricevente, il quale, a rigor di logica, dovrebbe
rivelarsi desideroso di conoscere, recepire, a sua volta analizzare
l'offerta e, sopra ogni altra cosa...dotato appunto di quel sentimento
indispensabile ed imprescindibile che si chiama passione, amore, fuoco
sacro o quant'altro di similare. Ciò non toglie, sia ben chiaro, che
il più delle volte, se non quasi sempre, la responsabilità autentica
ed unica dello scaturire di qualsivoglia tipo di interesse in un individuo,
sia il risultato finale della qualità del lavoro svolto ed "offerto"
da coloro i quali si sono presi la briga di sviscerare le vicende
del genere umano. Tirando le somme del ragionamento di cui sopra,
il successo o l'insuccesso di un'opera non può non scaturire da colui
il quale propone un opzione culturale, ecco tutto, dalla sua capacità
di attrarre e stimolare attenzione e qualità critiche altrui. Pertanto,
anche nel caso specifico del nostro "e book", avente come
tema portante la storia romanzata di un fenomeno storico quale il
"Grand Tour" italiano e più ancora precisamente quello genovese, oserei
dire che, se mai avremo la buona sorte di raccogliere lettori interlocutori
sull'argomento in questione, sarà quasi sempre il frutto della qualità
del nostro lavoro. Auguriamoci di trovare davvero lettori "scientificamente"
innamorati della storia e delle dinamiche che un simile approccio
analitico andrà a comportare. A noi il compito di pubblicizzare, impostare,
impacchettare e regalare il nostro presente o regalo che dir si voglia.
A loro, ai nostri datori di lavoro alias lettori, quello di voler
essere, se lo ambiranno come noi speriamo, fruitori, interlocutori,
consulenti, critici e nondimeno coautori di nuove esperienze. Personalmente,
come artefice intellettuale di questa piccola proposta "storico-letteraria"
soprannominata "Viaggio a Genova", ritengo che il lavoro da me svolto
non sia affatto concluso. Bensì solo un primo timido abbozzo sul quale
lavorare tutti insieme. Anzi, sono convintissimo che il risultato
portato in rete, possa essere sopratutto una palestra ed un campo
sui quali uno o più, eventuali giovani e meno giovani lettori, possano
esercitarsi per conoscere, scoprire, imparare ma anche insegnare.
A se stessi ed a noi per primi, incoscienti mercificatori di questo
esperimento di conoscenza e di confronto. Pertanto mi sento fortemente
responsabilizzato ed impegnato nella difficilissima caccia al buio
di questa fantomatica specie animale meglio nota come "appasionato
di storia". Sappiamo che esiste, che vaga affamato nella foreste e
nelle savane degli umani interessi e che anela, quasi con disperazione,
alla sua preda. Ma soprattutto agogna a trasformarsi nel docile bersaglio
dei nostri fucili. I quali non sputano piombo e scaricano bossoli
infuocati, Ma, assai più pacificamente vogliono sparare solo parole,
parole ed ancora parole. proponendo idee e raccontando storie di uomini
di tutte le stazze e le carature, come loro e come noi. Ci riveleremo
cacciatori abili, freddi, infallibili ma soprattutto pazienti? E qui
stà il bello di fare cultura e narrare vicende. La responsabilità
è tutta e sola di chi impugna la penna e dipinge nuovi scenari con
il miracoloso e tecnologico mouse. Se falliremo, il peso della sconfitta
sarà solo ed esclusivamente nostro.
ICC
- "...e perché mai un non più giovane
dovrebbe leggere un "e book" che tratti argomenti storici?"
Fabio Lauri
- "Per il semplice ed assai naturale
motivo che un cosiddetto "non più giovane", altri non è, e non può
essere, se non un Homo Sapiens. La sua età anagrafica, a mio avviso,
è, e deve essere, insignificante ed ininfluente sui nostri propositi
ed obbiettivi. A noi interessano gli umani in quanto tali. In quanto
lettori ed in quanto potenziali interlocutori. Pensare di privilegiare,
in senso merceologico od anche solo strategico, una determinata fascia
di età a scapito di altre, sarebbe ridicolo ma soprattutto sciocco,
oserei dire da ignoranti e da indegni del ruolo che ci siamo arrogati
di poter ricoprire con profitto. E cioè quello di divulgatori e promotori
del dibattito culturale in quanto tale. Appassionati lettori e cultori
della storia e delle umane vicende, tutti e solo costoro saranno i
benvenuti nel nostro contenitore di proposte, trovate geniali e magari
anche marchiane cantonate. Se vogliamo tentare di parlare di conoscenza
e quindi anche di storia, non potremo di certo fare riferimento ai
giovani, ai maturi e, dulcis in fundo, ai vecchi. Ma solo agli uomini
ed alle donne in quanto avidi lettori ed ascoltatori attenti. Personalmente,
sono convinto che l'età anagrafica sia solamente una stagione delle
tante di un'esistenza lunga e completa di esperienze. Ed in quanto
naturale periodo di un ciclo inevitabile, in grado di regalare buoni
frutti al momento opportuno. La gioventù è un momento affascinante
ed esaltante, è giusto rimarcarlo ed illogico negarlo. E' il momento
delle grandi scoperte, delle immense paure e delle devastanti esaltazioni.
Ma non è il tutto compiuto di una percorso terreno. E neppure il meglio
in assoluto. La vita è la somma delle esperienze negative e positive
fatte e purtroppo talvolta subite. Chi ne ha avuto la possibilità,
sa per certo che andando avanti con gli anni si perfeziona la sensibilità,
si è in grado di percepire molte più cose e particolari e, non da
ultimo, ci si ritrova con l'innato bagaglio dell'istinto arricchito
però da nuovi e fondamentali elementi raccolti lungo la strada della
vita. Questo, è ovvio e logico per chi abbia avuto la fortuna di "vivere"
una vita e non solo di esistere. Altrimenti, abbandonare questa valle
di lacrime, sarebbe indifferente sia a 20 come a 200 anni. Noi pensiamo
e speriamo di rivolgerci a quella (orrenda e deleteria parola) "terza
età" che nulla abbia da invidiare alla gioventù in quanto a capacità
di giudizio e di analisi. Perchè questo esercito di lettori, di ancora
fulminee pantere grigie, per fortuna esiste e possiede artigli ancora
molto ben affilati. Quindi, la vecchiaia non come un fatto sminuente
l'individuo, bensì come un fattore di crescita umana ed intelletuale.
In cima alla ripida scala dell'umana avventura, per chi avesse le
qualità necessarie a scalare questa montagna di indefinita altezza,
ci aspettano i cosiddetti "vecchi". Certamente non i tanto decantati
e blanditi "giovani". Se rifiutassimo e trascurassimo gli unici e
legittimi proprietari delle esperienze e delle conoscenze, avremmo
già fatto naufragio ancora prima di lasciare il sicuro porto del virtuale
per l'incerto oceano della vita reale. Per quanto mi riguarda, avverto
un maggior grado di eccitazione nel proposito di catturare un lettore
esperto, che non in quello di circuire con squallidi trucchetti e
fumosi colpi di scena un giovane virgulto. Ingenuo e credulone. Rubare
le caramelle ad un bambino è cosa sadica e spregevole. Strappare l'applauso,
il riso ed il pianto a chi invece abbia visto tutto ed il contrario
di tutto, questo, sì, invece sarebbe un successo ed un sollievo.
Se lasceremo una traccia nel cervello e nel cuore del secondo, suscitare
interesse nel primo sarà con ogni probabilità una logica ed assai
soddisfacente conseguenza.
ICC - "Il
nostro istituto fa della introspettività individuale e sociale
uno degli elementi fondanti la propria missione. Come considera il
rapporto tra storia ed introspettività...?"
Fabio
Lauri - "Fondamentale,
formativo ed, oserei affermare, inevitabile. Proverò a spiegarmi.
In quanto analisi accurata di se stessi, dei propri sentimenti, delle
emozioni e delle motivazioni profonde dello umano agire, l'introspezione
è, a mio avviso, alla base di un corretto e soddisfacente approccio
alla materia storica. La quale checché se ne dica in giro,
solo per sminuirla e non doverla affrontare a viso aperto, non può
non essere vista come un' insostituibile "maestra di vita". Lo studio
e la pratica della materia storica, dalla più gallonata a quella solo
in apparenza di matrice plebea, tra le tante attività umane meritevoli,
può regalare incredibili soddisfazioni intellettuali. Ma è, soprattutto,
un formidabile strumento di indagine, di analisi e di salutare auto
coscienza. Attraverso la lettura delle cronache dei fatti trascorsi,
il soggetto "appassionato", si vedrà recapitato il più utile ed affascinante
dei regali. La chiave per intraprendere la difficile conoscenza di
se stesso e di quell'altro che, in miliardi di esemplari, viene più
definito il "suo prossimo". Leggere di uomini e cose, è importante
ed appagante. Ma è anche assai utile, per imparare a decifrare l'essenza
più pura e misteriosa dei tanti comportamenti dell'Homo Sapiens. Senza
la Storia, la sua frequentazione periodica e la sua sofferta ed esaltante
esplorazione, sarebbe quasi superfluo ed impossibile parlare di cultura
vissuta. Ma, sia ben chiaro, è una "maestra" di vita, non perchè serva
a risolvere per sempre i problemi e ad evitare il perenne ripetersi
di errori millenari. Purtroppo no. Gli uomini, mai e proprio mai,
hanno imparato dai loro tragici errori e di conseguenza corretto i
propri tremendi difetti. Per ogni venerabile ottuagenario, spentosi
carico di esperienze e saggezza, il rimpiazzo naturale altro non è
mai stato se non un piccolo esserino cianotico, maleodorante ed urlacchiante,
ma, soprattutto, totalmente sprovveduto per la vita. Bando alle illusioni.
Gli uomini sono stati, sono e saranno ancora quello che sono, nonostante
tutte le più grandi biblioteche di ogni tempo, i papiri sapientissimi
in esse contenute e la sopraffina raffinatezza speculativa dei loro
tronfi guardiani. Ogni volta si è ricominciato daccapo. Ma se si volesse
invece parlare dell'individuo e della sua anima, ecco che allora la
frequentazione della suddetta materia, si rivelerebbe indispensabile
per fare autentica "introspezione". E siccome il nostro Istituto fa
da sempre dello "introspicere", del "guardarsi dentro", la sua ragione
di essere, forse il dilemma si scioglierà come neve al sole. L'attività
del nostro Istituto, non può che essere storica. E' il sangue che
corre nelle nostre vene, la linfa vitale che ci aiuta a considerare
la vita cosa degna di essere visssuta. Che cosa saremmo, tutti noi
e tutti voi, senza la "Storia" ? A mio avviso, ancora e solo una perenne
riproduzione di quegli ingobbiti ed irsuti scimmioni, protagonisti
dell'indimenticabile e noiosissimo prologo di un acclamato capolavoro
di Stanley Kubrick, a tutti noto come "2001 Odissea nello spazio".
ICC
- " ...e tra storia e società?"
Fabio
Lauri - "
Essenziale ed ineluttabile. Noi umani siamo, infatti, un insieme di
esseri viventi uniti da vincoli naturali e da una serie di interessi
generali comuni. Il nostro essere divenuti un foltissimo gruppo di
"animali", organizzati in base ad un insieme strutturato di rapporti
semplici e complessi, ci rende per forza di cose storicizzanti e storicizzati.
Noi cataloghiamo, interpretiamo e spieghiamo ogni nostro atto sia
come singoli sia come gruppi, in relazione all'esatto periodo storico
in cui si è verificato. Datandolo, collocandolo nel tempo e nello
spazio, lo animiamo dal nulla e lo mettiamo, come si suole dire, in
saccoccia. E così, poi, collegandolo ad altri accadimenti passati
o presenti, noi immettiamo senza soluzione di continuità, nuovo carburante
in quella affascinante creatura di Frankenstein soprannominata "storia
sociale", la quale potrebbe essere anche vista come lo sterminato
e polveroso papiro, che da alcuni millenni ci identifica e ci distingue
da tutti gli altri nostri partners "animali": bipedi o quadrupedi,
terrestri o marini, pochissimo importa. Il prodigioso "sapere" dell'Homo
Sapiens, è un tiranno al tempo stesso seducente come pochi e dispotico
come nessun altro. Al punto che, si presume a loro insaputa e senza
che mai si siano dati la pena di chiederlo, la nostra ossessiva "socialità
storica", ha pure avuto la tronfia presunzione di voler "storicizzare"
la loro stessa esistenza e la loro evoluzione cronologica e "sociale".
La storia e la società sono così legate in un patto, non certo scellerato,
ma senza ombra di dubbio indissolubile e perpetuo. La Storia senza
la Società, non sarebbe altro che uno splendido e sfavillante diamante
nascosto nel fango. Ancora di più, la Società senza la Storia, come
in altro modo potremmo definirla se non una splendida ed inutile incompiuta?
Per nostra fortuna, i due soggetti di cui sopra ed in questione, sono
due paffuti e sorridenti gemelli alla Romolo e Remo. Divisi alla nascita
da un perfido destino. Ma, grazie al Cielo, alla fine riuniti da due
forze irrresistibili ed implacabili. Il caos ordinato della Società
e la illogica nonchè millimetrica pedanteria della Storia. Voilà!"
ICC
- " ...e il tempo?"
Fabio Lauri
- " E' il collante ineluttabile, necessario ed imprescindibile del
nostro procedere. Il signore e padrone dei nostri destini e delle
nostre storie. Vissute più o meno bene e raccontate più o meno male.
Il tempo, questa irreversibile successione di istanti, attimi, secondi,
minuti, ore, giorni ed anni, è il nostro incontrastato signore e padrone.
Di cosa non è capace questo autentico fenomeno, reale e virtuale al
tempo stesso? Il suo fluire, da noi percepito o qualche volta solo
intuito, scandisce inesorabile l'evolversi della grande Storia del
nostro pianeta. Gli uomini, scrupolosi e presuntuosi misuratori di
esso, ne hanno fatto uno spietato tiranno al quale ubbidire ed un
docile suddito al quale imporre il sofferto ricordo delle proprie
gesta. Attimo dopo attimo, azione dopo azione, passo dopo passo. Senza
di lui, senza il suo farsi quasi materia palpabile, e soprattutto
senza il suo fedelissimo scudiero, la cronologia, non avremmo mai
e poi mai modo di catalogare ed incasellare l'esatta successione "temporale"
degli eventi quotidiani. Di lì a poco pronti a trasformarsi in veri
e propri accadimenti "storici". Senza di lui, esisteremmo senza vivere.
Neanche uno striminzito e squallidissimo secondo.
ICC
- " Torniamo al suo "libro elettronico".
Perché lo ha voluto redigere e da quali presupposti è
partito "
Fabio Lauri
- "L'idea, assai temeraria all'inizio, di un libro elettronico che
si occupasse di un particolare aspetto della storia della Superba,
è nata da una serie disparata di motivazioni, in buona parte, oltretutto,
non in stretta correlazione l'una con l'altra. Questo ragionando a
posteriori, per quanto mi riguarda, non si è affatto rivelato un ostacolo,
bensì uno stimolo ulteriore. Innanzitutto la voglia, non più repressa,
di "lanciare in rete" un vero e proprio esperimento che si occupasse
in particolar modo della cosiddetta "genovesità", ma anche del passato
glorioso di questa metropoli e che, non da ultimo, accennasse talvolta
al suo alquanto enigmatico presente. Poiché proprio come il
protagonista-narratore di "Viaggio a Genova", Bartolomeo Pittaluga,
io per primo altro non sono se non un dilettante dei generi, sia storico
sia letterario, ho deciso di volare come si suole dire "molto ma molto
basso". Sapendomi non uno storico accademico, bensì un più semplice
lettore e cultore del genere suddetto, ho alla fine optato per un
taglio dell'opera che fosse soprattutto divulgativo, rispettoso degli
avvenimenti narrati, sia ben chiaro, ma non di certo "storico" nel
senso più puro e corretto della disciplina medesima. Molti altri,
negli ultimissimi decenni, hanno affrontato "seriamente" l'argomento
delle visite genovesi da parte di illustri viaggiatori stranieri nel
corso degli ultimi cinque secoli. Opere che, con ogni probabilità
e per fortuna, hanno già detto e narrato tutto quanto ci fosse da
raccontare e divulgare sull'argomento. Penso, per esempio, agli importanti
lavori di Emanuele Kanceff, Giuseppe Marcenaro, Maurizio Fantoni Minnella,
Francesca Albini e Piero Boragina. Mettersi in competizione con loro
si sarebbe rivelato inutile, impossibile ed anche parecchio irriverente.
"Viaggio a Genova" desidera invece presentarsi come una rielaborazione
personalizzata e sperimentale di cronache storiche genovesi assolutamente
reali e documentate. Ed è proprio l'aspetto della sperimentazione,
a mio avviso, il dato di fatto saliente dell'intero lavoro. E qui
provo a spiegarmi meglio. Io possiedo un grande se non grandissimo
difetto, ancora più imperdonabile in questa turbinosa epoca fatta
di velocità, fretta ed estrema sintesi nei fatti quotidiani ma anche
e non da ultimo nella lingua parlata e scritta. Come potrà presto
constatare l'eventuale lettore, amo giocare con la lingua italiana,
alla disperata ricerca dell'abbondanza di questa, fuggendo sempre
inorridito da una sua presunta evoluzione in termini di scarna sintesi
e di impoverimento sintattico-lessicale. Non avendo alcuna difficoltà
ad accettarmi quale "prolisso pennivendolo", ho pensato di sfruttare
l'esperienza di "Viaggio a Genova" per giocare con la nostra bellissima
e magmatica lingua: bando, quindi,
alla suddetta sintesi contemporanea e
larghissimo spazio invece ad una narrazione sovrabbondante, la quale
si trasformi in una sfida non tanto per l'autore quanto per il presunto
lettore. A lavoro ultimato, mi sono quindi accorto di avere realmente
abbondato ed osato assai nell'uso della lingua italiana. Dove avrei
potuto tagliare, sfrondare e spesso ridurre, ho invece aggiunto, complicato,
sperimentato e soprattutto osato. Cercando per esempio, ebbene sì
immodestamente, di giocare con l'impenetrabile giungla del congiuntivo,
di dare ritmo ad una polifonia di suoni e parole, rischiando l'errore
ad ogni riga se non ad ogni virgola. Ecco la verità pura e semplice
della mia scelta di inflazionare l'uso di termini, vocaboli, parole,
aggettivi e verbi. Da ultimo, ma non meno importante, il fatto che
sono il prototipo del cosiddetto "foresto" della Superba, uno straniero
immigrato non ligure. Attratto dal presunto sacrilegio, mi sono sentito
in diritto-dovere, di rendere a mio modo un sentito omaggio ad una
città che tanto ho amato, amo e sono sicuro, amerò sino all'ultimo
istante della mia vita, apprezzandola spesso, fraintendendola qualche
volta, detestandola a tratti ma alla fine pur sempre cercandola nei
miei pensieri e nei miei sogni. Lo ammetto: ho voluto renderle omaggio
usando il filtro efficacissimo di voci immortali ed anch'esse del
tutto forestiere. Se poi dovessi esprimere una speranza, in tutta
sincerità, la mia è quella di poter regalare al lettore ignaro dell'argomento
ed ignorante della nostra storia, un'occasione per avvicinarsi con
gradualità alla storia gallonata e seria della Città della Lanterna.
Anche grazie ad un apparato bibliografico che ha il proposito di fornire
un'esauriente campo di documentazione sulla storia gloriosa e prestigiosa
della nostra metropoli.
ICC
- " Tecnicamente, riferendosi all'ambito puramente
compositivo, come si configura l'opera?"
Fabio Lauri
- " La suddetta avventura sperimentale, più pomposamente definibile
opera, è assai semplice nella sua struttura. Anche se, come tutte
le medaglie che si rispettino, presenta le canoniche ed immancabili
due facce. Dop un prologo ed un'introduzione, volti a delucidare il
lettore su quanto lo aspetta ed appunto a fissare le coordinate storico-geografiche
della vicenda, ecco entrare in scena i veri ed unici protagonisti
di "Viaggio a Genova". I quattordici illustrissimi viaggiatori stranieri
i quali, nell'arco di ben tre secoli, ebbero la fortuna di battere
in lungo ed in largo le strade della Superba. Questi ultimi, saranno
accompagnati uno per uno, nel loro turistico incedere, da una fantomatica
spalla genovese di nome Bartolomeo Pittaluga. Di volta in volta, i
nostri eroi si impegneranno con tutte le loro forze a descriverci
usi, costumi, mentalità, vizi, virtù, panorami e paesaggi della Città
della Lanterna del tempo che fu. Alcuni di loro quali, Charles Dickens,
Alexandre Dumas, Mark Twain, Stendhal, Henry James, Gustave Flaubert,
Nathaniel Hawthorne, sono conosciuti da grandi e piccini. famosi se
non famigerati. Altri invece, per esempio Blasco Vicente Ibanez, Jules
Janin, Joseph Autran, Hans Barth, Mary Wortley Montagu, Ange Goudar
ed Henry Aubert, di certo si rivelarono penne non meno interessanti,
godibili, talentuose ed ai loro tempi parecchio conosciute, forse,
come si suole dire oggi e con orrendo termine, un po' più "di nicchia"
e quindi meno noti al pubblico contemporaneo. Tutti quanti però, con
una loro personalissima impressione di Genova. La quale è sempre degna
di essere raccontata, annusata, descritta, elogiata, ammirata, misurata
o bacchettata. Ogni visitatore gode quindi indisturbato, sulla carta,
del suo spazio privato ed esclusivo. Della sua personalissima esperienza
e del suo ambito cronologico e storico ben definito. Attraverso i
loro occhi, le loro voci e soprattutto le loro penne, sarà facile
e speriamo godibile tuffarsi in rapide e fulminanti carrellate aventi
per oggetto la più pura essenza della genovesità remota e passata.
Sarà inoltre possibile scorgere angoli della Superba purtroppo non
più tra noi, parzialmente modificati dall'evolversi dei tempi oppure
ancora quasi del tutto vivi e vegeti. "Viaggio a Genova" è suddiviso
in 20 capitoli, ciascuno autonomo ma non meno indispensabile alla
completezza finale dell'opera tutta. Comunque sia, ogni viaggiatore-scrittore
può essere affrontato e letto singolarmente. Ogni episodio, questo
almeno è l'intendimento dell'autore, si propone di offrire una particolare
istantanea storico-fotografica della città di Genova, dei suoi abitanti
e dei suoi costumi nel corso di un ancora recente passato. L'occhio
talentuoso dei vari protagonisti è il succo corroborante di questa
arancia dai molti spicchi. La voce fuori campo, quella del fantomatico
Bartolomeo Pittaluga, vorrebbe invece vestire i panni del collante,
in questa Babele di esperienze genovesi ormai passate ed immortalate
per sempre sulla pagina bianca. Come già detto, trattasi di esperimento,
perfezionabile e perfettibile. Chi scrive, si augura di avere quantomeno
introdotto un argomento interessante per i tanti appassionati di storia
che navigano in rete e, forse, non disdegnano anche il lato divertente
della cultura, nascosto ma non introvabile, tra le pieghe seriose
e paludate della grande Storia con la maiuscola ben disegnata ed i
galloni altrettanto tirati a lucido. Ai viventi ed ai lettori l'ardua
e, speriamo, non troppo impietosa sentenza.
ICC
- " Cosa ha suscitato in Lei tale lavoro?"
Fabio
Lauri - "Innanzitutto
un grandissima curiosità: quella di esplorare un argomento a me sconosciuto
e di scoprire i mei limiti di ricercatore dilettante ed estemporaneo,
ma anche uno spasso di certo non inferiore. La curiosità di cui sopra,
per meglio circoscriverla e definirla, è quella del cacciatore di
notizie, informazioni ed eventi di un passato non troppo remoto. Sono
partito al buio, guidato solo dalla temerarietà dell'idea di base
e dalla voglia di tentare un esperimento, credo, forse mai azzardato
da alcuno: utilizzare il talento di un piccolo esercito di geniacci-girovaghi
in visita alla Superba, per realizzare il progetto di raccontare la
nostra città da una prospettiva fanta-storica, inventare e rielaborare
sulla base di avvenimenti e personaggi realmente accaduti ed esistiti,
cercando di mantenere intatta la bellezza e la veridicità delle loro
parole, ma al tempo stesso, di utilizzarle per il mio audacissimo
intento. Come già detto, la scintilla, che ha scatenato il tutto,
è stata la passione per la ricerca biblografica. Da questa è stato
giocoforza naturale mettersi in caccia, sulle orme di autori immortali,
che avessero raccontato abbastanza di Genova da trasformarsi, per
colpa della mia grande immodestia, in papabili compagni di viaggio.
Valutare se...Alexandre Dumas, Charles Dickens, Henry James o Stendhal...fossero
degni di essere rielaborati ed adattati per un'avventura semi-seria...è
un'infame bestemmia. Lo so benissimo. Ma il sapore per un'impresa
impossibile, chiedeva solo di essere gustato con sollucchero e voluttà.
Impossibile resistere, pur sapendo di partire già battuto. Comunque
sia e fosse, però, il materiale sul quale sbizzarrirsi era lì a disposizione.
Ben più copioso di quanto potessi immaginare. Chiedeva solo di non
essere profanato da mani troppo audaci e sacrileghe. Minaccia che
il sottoscritto non si è nemmeno sognato di non mettere in atto. L'atto
dello scrivere, o meglio del nararre, si è poi rivelato solo uno sforzo
necessario ed inevitabile. A ciascuno il proprio talento, il proprio
mestiere e la relativa esperienza. Su tutto ciò, sono l'unico che
non si possa permettere di giudicare. Ai lettori il sacrosanto onere
del valutare, ed eventualmente spazientirsi, cogliermi in fallo e
poi correggere. Fortunatamente però, e qui sono del tutto sincero,
a me sono arrivati in dono solo i lati positivi del progetto. Il lavoro
sporco, la più gran parte di esso, in realtà se lo sono accollato
proprio loro: i viaggiatori dei tempi che furono. Procedendo nelle
ricerche e conoscendo i miei limiti, mi sono però subito accorto che
se non avessi oscurato i grandi per tentare di esaltare me piccolo,
mi sarei divertito un mondo a raccontare "Viaggio a Genova". Se questa
nave, come è inevitabile, alla fine rivelerà delle falle nel suo scafo
oppure finirà per sfasciarsi sugli scogli taglienti, la colpa non
sarà certo dell'illustre equipaggio. Al contrario, sarà imputabile
tutta e solo al timoniere Bartolomeo Pittaluga. Alias Fabio Lauri,
alias il sottoscritto che vi parla, il quale si dichiara più che soddisfatto
dell'esperienza vissuta e per niente pentito dell'oltraggio perpetrato
al sacro tempio della cultura storico-letteraria, conscio ed assai
consapevole però, che solo di esperimento si tratta, e quindi più
che perfettibile. Ma se dipendesse da me, ricomincerei anche subito.
Qui ora, adesso ed immantinente.
Profilo
dell'Autore
Torna
a "Viaggio in Italia" - Indice
|