Percezione,
comprensione, giudizio e pregiudizio 
di
Gian
Stefano Mandrino
Da molto
considero la mia vita come una approssimata rotta determinata
da questi quattro promontori, di cui solo uno, ahimè,
mi pare essere fertile.
Mi sono
sorpreso con le vele issate in un mare limaccioso, incrociato,
con lo stomaco desideroso di abbandonare lo scafo alla ricerca
di qualcosa di fermo. Come Ulisse mi pare di andare ma,
pur variando l'ingresso, mi ritrovo tra quei quattro terribili
promontori, aridi e brulli, ad eccezione di uno, che mi
sembra muovere chiome verdi sulla sua sommità.
Sono
i promotori di percezione, di comprensione di giudizio e
pregiudizio, nulla al confronto di Scilla e Cariddi. Di
epoca medievale, tutti originari della tradizione latina,
si presentano alla mia prua, mai in sequenza, ma in ordine
sparso, a seconda di come batta l'onda o scarrocci lo scafo.
Strano,
come "percezione" sembri essere l'ultimo arrivato.
Come se finalmente ci si fosse convinti che la "comprensione"
dei sensi potesse essere considerata non una verità
assoluta, ma una versione mediata, labile e variabile, atta
a porre un distacco tra il percepito e colui che percepisce.
Sembra colmare, invece, questo distacco l'attività
del comprendere, come se capire (attività a priori
priva di riferimenti assoluti e, pertanto, fallace e, comunque,
mutevole) sia essere sostanza, appartenere a ciò
che percepisco altro da me: un ritornare ad una unità
primordiale fattrice ed autogenerante. Capire, così,
viene nella mia mente a confondersi con l'essere, rendendo
inutile ogni giudizio inteso come "pregiudizio",
cioè quella attività cognitiva fondata su
dati preesistenti, generici, non relativi all'oggetto della
mia attenzione.
Mi rendo
conto di come il vortice, che percezione e pregiudizio,
rincorrendosi a vicenda come un serpente che si divori dalla
coda, formano, mi stia spingendo sulla scogliera dell'oblio,
del nulla, della morte. L'unica mia salvezza mi pare risiedere
nel tentativo di comprendere, di capire, cioè di
farmi sempre più uno con il mio intorno, per diventare
sorgente del mio percepire e non effetto, consapevole e
non succube.
...
stringendo il vento con i i denti per non perdere anima e
vita.