Mistero
mistico
di
Gian
Stefano Mandrino
Misticismo.
Una sera di alcuni anni fa sentii, in una chiesa, l'omelia di un
presbitero. Sosteneva che, a causa dell'ignoranza dilagante ai giorni
nostri in materia di dottrina religiosa nonché di teologia,
se fosse apparso un angelo, non saremmo stati in grado di riconoscerlo.
A parte l'aspetto frustrante per il messaggero divino (a cui va
la mia predilezione), tutto ciò mi è sovente tornato
alla memoria, facendomi riflettere.
Misticismo. Proviamo a chiudere orecchi, occhi e bocca (per i greci
antichi "myein"), come se non dovessimo fare uscire nulla
di intellegibile da noi. Proviamo, sempre mantenendo tale assetto
(mi raccomando verificate di avere comunque le narici libere), a
comprendere cosa stiamo percependo ed a comprendere che cosa sia.
Tornando al nostro aspetto etimologico, coloro che sono limitati
quanto me percepiranno (con che cosa non saprei) una sensazione
di segretezza oltre a molte altre esperienze sensoriali, interne
ed esterne a noi. Ho connotato anche questa sensazione con il termine
di mistero, nella sua accezione più ampia, che all'origine
definisce un qualcosa da non dire, poiché segreto, ma che
a me pare da non poter proferire, trovandomi privo di reali mezzi
per comunicarlo. E' come intrapendere una direzione dove i convenzionali
riferimenti fisico - sensoriali non sono utili. La percezione di
una dimensione "sferica" dilatata e continua domina su
quelle abituali, fisiche e spezzate.
Misticismo. La domanda che maggiormente mi preme, però, è
perché, in realtà, mi fidi di quell'immanenza convenzionale
giustificata dai miei occhi, dalle mie orecchie e dalla mia bocca,
più che da me.
Misticismo. Supposizioni pre-senili o infantili non adatte a persone
serie ed equilibrate, che vivono pienamente e fattivamente nella
realtà. Roba di gente che crede agli angeli.