Signore
e Signori: la Morte 
di
Gian
Stefano Mandrino
- Brilla
nell'aria e per li campi esulta - "Oh, scusate
stavo leggendo!
Beh,
che dire! Sì, sono proprio io! Anzì, permettetemi
di cogliere l'occasione per ringraziare I Caffè Culturali,
l'ISTITUTO I.S.U. e soprattutto la persona del suo direttore,
Gian Stefano Mandrino, che non mancherò certo di
visitare al più presto, per avermi lasciato questo
spazio pubblico tutto per me! Caro direttore gliene sono
molto grata! Sapete, tanta gratitudine non è un atteggiamento
scontato anche se gentile ed urbano.
Da sempre
presente, sono stata introdotta nella vostra bellissima
lingua attraverso questa parola, di derivazione latina,
più o meno nel secolo dodicesimo. Però
non posso dire di aver ricevuto grandi soddisfazioni in
termini di popolarità, o almeno così come
mi sarebbe piaciuto. Fate caso al mio nome: quasi mai pronunciato
se non unito ad altri aggettivi da "terribile"
a "prematura", da "stupida" a violenta",
ed ancora "dolce, accidentale, improvvisa, naturale,
lenta, immatura, tragica". Addirittura in cucina mi
avete citato, quando un qualcosa cucinato a dovere trova
"la morte sua". I
dizionari più o meno citano: "Cessazione irreversibile
delle funzioni vitali negli organismi viventi..."
Ma vi
siete sentiti! Razza di ipocriti, che altro non siete, presuntuosi,
superficiali tutto senso e pregiudizio. Siete solo chiacchiere
e distintivi, camuffati in pessimo modo da sacerdoti dediti
al culto del pensiero autocelebrativo, veline e calciatori
dall'immortalità compresa tra i 90 minuti ed il primo
sfregio sulla natica. Cari miei, siete proprio una delusione.
Non
vi importa assolutamente di me...vi fa solo paura il dolore,
il dovere scendere dalla giostra che vi piace tanto perché
a qualcuno non può e non deve piacere. Qualcuno penserà:
"no...è il giudizio finale che ci atterrisce!"
Ma se non ve ne può importare di meno! Soprattutto
perché non avete la più pallida idea di cosa
ci sia dopo di me, ed anche in questo caso il desiderio
della maggior parte di voi è, oltre la fifa allo
stato puro, inconsistente.
Mi schernite,
mi deridete, mi dipingete scheletrica, armata di falce,
con tanto di mantello nero o, al massimo della satira, sotto
forma di zucca sdentata. A parte il fatto che ho le cosce
lunghe, le gambe diritte, le caviglie sottili e porto la
quarta di reggiseno, certa di non sfigurare né accanto
ad una nobel né ad una "Miss qualche cosa",
neppure nello squallido panorama delle bestemmie ho il primato.
Cari
miei non sapete quanto male uno ci resti ad essere trattato
con tanta indifferenza! Che non ve ne rendiate conto - a
parte il provarlo sulla vostra pelle ed allora fulmini e
saette - è lampante, vista la quantità di
reietti ai quali se non penso io non penserebbe proprio
nessuno. E
poi quegli squallidi gesti, quegli irriverenti sfregamenti
sulle virilità così irrilevanti, ogni qualvolta
qualcuno di buona volontà mi usa la carineria di
citarmi tra amici e parenti: tanto non vi è gesto
scaramantico che possa impedirmi ciò che il mio Alto
Fattore mi ha ordinato di compiere: a Lui solo rimetterò
il mio mandato.
In realtà
stavo per commettere un'ingiustizia. Mi dimenticavo di quel
bravo Francesco che per tutta la vita mi ha chiamato sorella,
che caro! Non come voi, che correte veloci con il capo volto
all'indietro, che quando pensate a me lo fate con paura
e fastidio, come fossi una zanzara, una mosca. Ma cari miei
questa mosca si poserà proprio su di voi, su ognuno
di voi, quando le vostre molecole si arrenderanno all'entropia
(la mia sorellina che ha stretto rapporti intimi con fisici
e chimici).
Se solo
vi rendeste conto di quanto cambiate in quel momento, lungo
o breve che sia, auspicato od inatteso. In quel momento,
sarà perché quando lavoro sono molto professionale,
ma quel sottofondo di astio che provo nei vostri confronti
svanisce. Se poteste vedere quanti eroi ho accolto tra le
mie braccia e quanti giusti ho traghettato sul mio grembo,
avreste un'idea completamente diversa di voi, di cosa sia
importante, di cosa sia la vita.
La vita
non esiste se non perché esisto io, la vita, la vostra
importante esistenza, sarebbe nulla senza la mia azione,
equa, giusta, annunciata e puntuale.
Non
sono punto di discontinuità, cari miei, sono solo
un flesso di una curva che non volete comprendere, perché
avete gli occhi puntati nel posto sbagliato. Vi ricordate
la paura di quando eravate feti e vi siete ritrovati con
la testa all'ingiù, annodati da qualcosa attorno
al collo e qualcosa vi spingeva verso quella lama luminosa
che non avevate mai notato? A un certo momento l'acqua in
cui galleggiavate beati, d'un tratto, ha lasciato il posto
ad una nuova gravità. E poi rumore e bruciore ai
polmoni, tanto insopportabile da dover urlare, con tutta
la vostra forza. Non ve ne siete resi conto ma lì,
attorno a voi, quegli idioti con gli occhi lacrimosi tutti
"pici picci, cuci cuci", mi chiamavano vita. Solo
la placenta, da grembo materno declassata a rifiuto organico
ospedaliero, mi avrebbe riconosciuto.
"Già
e non ancora" vale anche per me cari miei. Non abbiate
paura. Ancora una volta lasciatevi guidare, non ho mai tradito
nessuno. Smettetela di piangere sempre, mi rovinate il trucco.
Siate orgogliosi non tanto di chiamarvi umani bensì
mortali. Per una volta, quando toccherà a voi, tra
il dolore, la nausea, l'odore di orina e di feci e di chissà
cos'altro già putrefatto, madidi di sudore e di terrore,
qualcuno tirando somme esistenziali, qualcuno bestemmie
di rancore, pensatevi, se fratello dolore ve lo permetterà,
raccolti da una bellissima ostetrica, che sorridendo vi
porterà oltre quella lama di luce che non vi siete
mai accorti di vedere.
A presto,
miei cari.
Mandrinooooo!!...senta,
se ha un minuto...."