Auguri
di straordinaria banalità
di
Gian
Stefano Mandrino
Gentili Signore ed Egregi Signori,
ben
ritrovati!
Ancora
un anno, un anno ancora!
Per
un altro giro di giostra ci avete permesso di parlarvi,
di chiedervi, di presentarvi idee, situazioni, parole, emozioni.
Per
dodici mesi avete condiviso con noi un po' del vostro cammino,
della vostra vita.
Per
tutto questo grazie!
Come
nel mazzo di carte di "gucciniana" memoria, guerre,
affetti, fame, morti, nascite, lacrime, sorrisi, rabbia,
umori, istinti, amori si sono alternati per tutto il corso
dell'anno, animando il quotidiano di miliardi di persone,
la loro unica e singolare esperienza, così uguale
ma irripetibile.
Non
so se questo messaggio sarà distrutto da qualche
implacabile programma "antispam" o, se sarà
letto, in quale circostanza avverrà. So solo che
mi sento onorato e privilegiato di avere aggiunto una goccia
all'oceano, una briciola di carta nella biblioteca di Alessandria,
un po' di vita alla vita, che benevola tutto accetta con
la materna pazienza di chi ha già visto ogni cosa.
Anche
quest'anno, grazie a voi, abbiamo sommato domanda a domanda,
questione a questione, idea a idea, per noi così
originalissime pur assecondando una così banale vocazione,
antica come il primo uomo che ha percepito qualcosa di altro
da sé.
Per
un altro colpo di ruota ci siamo chiesti cosa fosse questa
quotidiana, straordinaria, commovente e drammatica avventura,
che generazioni e generazioni, spesso chine ed affrante,
a volte trasfigurate ed all'unisono con quell'intelligenza
che tutto permea e tutto conosce, hanno imparato a chiamare
vita.
A
tutti voi gli auguri che in queste notti possiate rinnovare
o ritrovare la spinta ed il percorso, che da sempre ha fatto
della nostra specie una epifania esistenziale tanto terribile
quanto sorprendente, e che il nuovo anno possa essere colmo
di pace, serenità e prosperità.
Gian
Stefano Mandrino