Un
sito di parole per le parole

di
Gian Stefano Mandrino
"Parole,
parole, parole..." Così cantava un celeberrimo ritornello
di una altrettanto celeberrima trasmissione televisiva da sabato italiano,
quando, in compito modo, animavano le serate televisive personaggi
all'Alberto Lupo, di cui, se non la memoria, se ne sta perdendo sicuramente
la classe.
Vi
sono parole ovunque, dette, sentite, scritte su giornali, sui muri,
lampeggianti da apparecchiature elettroniche o issate su insegne sempre
più visibili ma indistinte sullo sfondo dei troppi richiami
grafico-luminosi e della inesorabile indifferenza del brulicare cittadino.
Parole,
parole ed ancora parole si susseguono, si rincorrono, si forzano,
si strappano alla forma, alla regola, al contesto e nude della capacità
di assumere ed attestare dignità, se ne violentano i significati,
in nome del corrente uso e, dopo l'abuso, se ne fa strazio e scempio,
se ne aliena l'esistenza, pronti ad acquisirne altre in un'orgia linguistica
votata alla dea della dotta ignoranza ed alla sorella sua, sempre
gravida.
Il
pensiero, rimasto solo, vittima di erinni immagini, naviga su fondali
sempre meno profondi, minati da "reality", "calciovideofonia",
scandali, che si creano sul veduto (dov'è quel bel venticello
della calunnia di rossiniana memoria, del pettegolezzo, della voce).
Anche
il telefono, ubriaco di suoni ed immagini, ora fa festa anche per
il più, abbreviato, coatto e "biascicato" messaggio.
Ebbene
dovevamo fare qualcosa. Dovevamo invertire le parti. L'idea, di un
sito e di un esperimento su rete potrebbe sembrare non così
originale ma, a pensarci bene, è a dir poco fantastica!
E'
un sito di parole per le parole. Un sito dove poter rianimarle, ponendole
sulle nostre labbra e soffiando, con garbo, anima a queste stanche
e vecchie vittime, così stremate, massaggiarle con il ragionamento,
ristorarle nella forma e nel contenuto, confortarle con il pensiero,
vestirle di significato, celebrarle con la loro storia, che, non dimentichiamolo
è anche la nostra.
"Basta
la parola" recitava una pubblicità contemporanea del precedente
esempio televisivo. Mai slogan ritengo sia stato così adatto.
Omero non aveva la "webcam", Mosè avrebbe gradito
un po' di carta e Lao Tze un palmare, Casanova forse un fax e Mao
penso che ora avrebbe optato per una copertina meno sgargiante. Poco
è così vano di un dio muto. La rivelazione divina è
parola, libera, tonante, vera, vitale, soavemente impegnativa, caritatevole,
potente. La parola è vita, è manifestazione dell'invisibile,
dello spirito, è risultato pineale di materia e pensiero.
La
storia comunica, per mezzo delle parole, ben oltre se stessa.
Questo
è un sito "fermo", con poche immagini, nessuna animazione,
con testi (che saranno) sempre più facili da stampare e da
leggere, con tante parole, di tutti e per tutti, da gustare come nettare
prelibato, come essenza di pensiero, come balsamo per lenire il mal
di solitudine o la sindrome di alienazione da se stessi.
Un
sito di parole per le parole è pazzesco, ma glielo dovevamo,
no!