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Tavolino
riservato a Vincenzo Mazzone

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Vincenzo
Mazzone
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Nome: |
Vincenzo
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Cognome: |
Mazzone
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| Data
di nascita: |
28/08/1972
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Nazionalità:
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Italiana
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| Interessi: |
Lettura,musica
d'autore,caccia e pesca
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| Note
di presentazione: |
Vivo
a Castel San Giovanni (PC) da circa sei mesi,qui svolgo
l'attività di mugnaio presso un mulino che opera nelle
vicinanze.Sono sposato con Giuliana e per il momento
senza figli. Amo la vita a stretto contatto con la natura,e
appena posso scappo dalla città per immergermi in lunghe
passeggiate nei boschi in compagnia del cane Burt,e
qualche volta anche di mia moglie.Suono la chitarra
e l'armonica a bocca,ma la lettura e la scrittura rimangono
le mie due grandi passioni. Hemingway,Evtushenko,Bukowsky
sono trai miei autori preferiti.
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| Comunicazioni
dell'autore: |
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Collegamento
ai
lavori pubblicati: |
Anna
(racconto breve)
Poesia
(lirica) |
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| I
Caffè Culturali: |
"Perché
ha iniziato a scrivere?". |
| Vincenzo
Mazzone:
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"Il
mio primo approccio con la scrittura l'ho avuto grazie
alla musica,in particolar modo grazie alla musica ed alle
parole dei cantautori italiani. Ho fatto per diversi anni
"chitarra bar" suonando in pub e osterie,cimentandomi
con un repertorio molto di nicchia (De Andrè,De Gregori,Guccini
e Bertoli),e spesso capitava che qualcuno avesse il desiderio
di sentire una mia canzone. Ho iniziato cosi; scrivevo
canzoni e molto timidamente le proponevo al pubblico.Col
tempo,questo amore per la scrttura è aumentato,tanto da
spingermi a sostituire la chitarra con la penna. Scrivo
quando ho l'isprazione,anche sul lavoro a volte...prendo
appunti e poi appena sono a casa butto giù qualcosa;una
poesia,una canzone o una short story,dipende dalll'ispirazione.Spesso
organizzo dei veri e propri salotti letterari,molto casalinghi
ovviamente,dove con altri appassionati leggiamo le nostre
creazioni,magari sorseggiando del buon vino.Credo che
scrivere sia un modo molto originale per confrontarsi
con la gente,grazie alla scrittura infatti ho consciuto
delle persone fantastiche". |
| I
Caffè Culturali: |
"Scrive
per sé o per essere letto?". |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Scrivo
per entrambi i motivi. Ci sono momenti in cui sento la
necessità di confidarmi con qualcuno,di "stoppare"(se
mi è concesso il termine) il tempo, a quel particolare
stato d'animo, a quel preciso momento. Il foglio diventa
un confidente, e contrariamente a quanto si possa pensare,
non è un discorso con se stessi, ma è un dialogo con un'
entità che assorbe l'inchiostro e le sensazioni, liberando
poi la vera essenza dell'emozione stessa. Successivamente
si presenta la voglia di lasciar leggere a terzi quanto
scritto, di confrontarsi, come per l'appunto dicevo nella
domanda precedente. Mi piace ascoltare le varie interpretazioni
su una mia poesia o una mia storia, e a volte dal confronto,
escono fuori punti di vista che nemmeno io, che sono l'autore,
avevo immaginato. Tutto questo riveste la scrittura di
una sorta di alchimia affascinante, tanto per chi scrive
quanto per chi legge." |
| I
Caffè Culturali: |
"Qual
è il suo rapporto con le parole?". |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Bhe...provo
per le parole un riverente rispetto. Mi piace paragonarle
a delle spezie, se le sai sapientemente dosare rendono
un discorso o uno scritto più saporito, ed esaltano ogni
forma dello stesso anche quella più nascosta. Al contrario,
se si utilizzano senza misura possono rendere la cosa
indigesta e senza anima, senza personalità. "..vi infilierò
la penna ben dentro il vostro orgoglio perché con
questa spada vi uccido quando voglio"...oppure " perché
Rossana è bella, siamo cosi diversi, a parlarle non riesco,
le parlerò coi versi.." sono scorci tratti da una canzone
di Guccini a sua volta ispirata da quella grande commedia
di Rostand: Cyrano de Bergerac. L'esempio credo calzi
a pennello, le parole possono essere un'arma con la quale
infliggere mortali ferite, e allo stesso tempo, possono
trasformarsi in profumati fiori con i quali accarezzare
il cuore del lettore o interlocutore che dir si voglia.
Ecco perché il rispetto, ed ecco perché
la riverenza". |
| I
Caffè Culturali: |
"Come
percepisce le parole dentro di sé?". |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Dipende
dal contesto,dalle parole e dallo stato d'animo.So che
può sembrare lapalissiano,ma sostanzialmente è così.
Questi tre elementi sono fondamentali e concatenanti.
Una parola può essere percepita in modo diverso o comunque
con diversa valenza, se uno o più anelli della catena
non sono congiunti. Bisogna essere predisposti alla percezione,
e questa predisposizione parte da i tre fattori sopra
citati; nel mio caso è così". |
| I
Caffè Culturali: |
"Come
pensa i suoi lettori?". |
| Vincenzo
Mazzone: |
"In
tutta onestà non ho una parametro ben definito di quelli
che potrebbero essere i miei lettori. Penso che per il
mio modo di scrivere, per le ambientazioni delle mie storie,
per i temi trattati nelle mie poesie, il lettore ideale
si potrebbe definire in due parole "romantico avventuriero",
dove per romantico intendo colui che rimane affascinato
da tutto ciò che incontra nel suo avventurarsi, indipendentemente
se il luogo è geografico o spirituale". |
| I
Caffè Culturali: |
"Come
pensa di essere percepito dai suoi lettori?". |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Da
quel che ho potuto capire,nel corso dei miei salotti letterari
casalinghi, le percezione che si ha leggendo i miei scritti
è: il reale. In fondo le miei ispirazioni nascono da ciò
che mi circonda, quindi le sensazoni che si percepiscono
non possono allontanarsi molto da quella che è la realtà.
L'errore che più comunemente si commette, è quello di
pensare che io mi riferisco sempre e solamente alla mia
realtà, a quello che vivo personalmente, ma non è cosi;
io mi guardo intorno, sono uno scrupoloso osservatore.
In molti percorriamo lo stesso sentiero, ma i modi e tempi
sono diversi, soggettivi, ed è in questa diversità che
spesso trovo la fonte della mia ispirazione." |
| I
Caffè Culturali: |
"Cosa
intende per ispirazione?". |
| Vincenzo
Mazzone: |
"L'ispirazione
è come un lampo di luce, che illumina per pochissimi istanti
la vita che si consuma sotto i nostri occhi. In quella
frazione di secondo si riescono a vedere cose impensabili,
da una miriade di punti di vista, facendoci varcare totalmente
la soglia dell'irrazionale....per concludere, direi che
per me l'ispirazione è la percezione del tutto
col tutto che è dentro di noi". |
| I
Caffè Culturali: |
"Cosa
intende per tutto?". |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Con
il " il tutto che è dentro di me" intendo la capacità
di tradurre il linguaggio con il quale l'universo che
ci circonda si esprime.Questa capacità è soggettiva,e
dipende da innumerevoli fattori; la sensibilità è sicuramente
uno di questi fattori. Il genere umano ha raggiunto il
culmine della sua evoluzione, ma qual'è l'altra faccia
della medaglia? Abbiamo narcotizzato i nostri sensi, ecco
che allora vediamo senza osservare, ascoltiamo senza udire.Il
"tutto" dunque,non è altro che la percezione del mondo
visto con la pienezza delle nostre facoltà sensoriali". |
| I
Caffè Culturali: |
"Da
chi o da che cosa è stata causata questa narcosi?" |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Dai
media prima di tutto, dalle scorie che il progresso lascia
lungo il suo percorso, dalla velocità con cui le cose
sono cambiate; non c'è stato il tempo di metabolizzare
quello che stava accadendo intorno a noi. Da vent'anni
a questa parte la televisione non ha fatto altro che lanciare
messaggi subliminali e i risultati si iniziano a vedere.
Sono cambiate le priorità, sono cambiati i valori, sono
sparite quelle piccole cose che prima, forse inconsciamente,
ci davano piacere. L'attesa, per esempio, mi ricordo quando
per telefonare alla ragazza si doveva fare la fila davanti
alla cabina telefonica, e magari poi rispondeva la madre,
e allora toccava chiudere il telefono e aspettare il giorno
successivo. Ecco, quell'attesa ci faceva riflettere, pensare,
ardere per certi versi, mantenedo vivo il nostro cervello.
Questo oggi non accade più "grazie" a cellulari, internet
e chi più ne ha più ne metta. Non esiste più il corteggiamento;
oggi l'idea del corteggiare è quella che viene data da
alcuni programmi televisivi. Ma la cosa più grave a mio
avviso è che si sta perdendo l'uso della parola, e quelle
poche che ancora si utilizzano, vengono storpiate; "nessuno
parla più in questo modo" ha detto qualcuno nostalgicamente,
mentre leggeva la costituzione d'indipendenza degli Stati
Uniti d'America. Potrei citare mille e altri esempi, ma
rischierei di cadere nel retorico e di diventare noioso.
Io, nel mio piccolo, mi sforzo quotidianamente di rallentare
la corsa verso il nulla, cercando di cogliere le sfumature,
i profumi, i sapori, per tenere i sensi sempre vivi". |
| I
Caffè Culturali: |
"Che
rapporto ha, Vincenzo Mazzone scrittore, con i suoi sensi?" |
| Vincenzo
Mazzone: |
"I
sensi hanno il compito di tradurre i vari linguaggi che
ci circondano,sono dei compagni di viaggio che ci fanno
apprezzare le meraviglie della vita. Ci sono odori che
mi riportano all'infanzia, ed è come sfogliare un album
di foto, all'improvviso riappaiono immagini, persone e
cose che pensavo di aver dimenticato, e subito scatta
una reazione a catena, dove gli altri sensi collaborano
tra loro, creando melodie e colori inimmaginabili".
|
| I
Caffè Culturali: |
"Che
rapporto ha con l'immaginazione?" |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Un
buon rapporto direi. Col tempo sono riuscito a trovare
un giusto equilibrio tra realtà e l'immaginazione, e questo
equilibrio è per me fondamentale, visto che solitamente
i miei scritti, prendono spunto dalla realtà. Immaginazione
da un lato e realtà dall'altro e in mezzo una corda dove
lo scrittore come un provetto equilibrista si avventura
con l'unico scopo di non cadere né da un lato né
dall'altro". |
| I
Caffè Culturali: |
"Cosa
comporterebbe il cadere?" |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Una
perdita di nitidezza, l'immagine risulterebbe sfocata.
Come ho spesso ribadito nel corso di questa intervista,
la realtà è la fonte primaria della mia ispirazione. Un
racconto troppo realistico, sarebbe un racconto definito
e, si sa, una cosa definita è una cosa finita, quindi
una perdita di stimolo e di fascino per il lettore. Al
contempo, cadere nell'immaginazione, comporterebbe un
implicito allontanamento dalla realtà, il che falserebbe
la storia. Mantenere il giusto equilibrio invece, rende
il tutto più appetitoso: non si sa dove il racconto ti
porta e si è affascinati da questo, lo straordinario nell'ordinarietà
della vita". |
| I
Caffè Culturali: |
"Vincenzo
Mazzone ed il suo futuro di autore" |
| Vincenzo
Mazzone: |
"Sto
completando una raccolta di short story, che nascono in
tempi e luoghi reali, per poi essere ritoccate dalla mia
fantasia, senza però modificare quella che è la vera e
reale anima della storia. Un amore non dichiarato, un
addio detto a mezza voce, tutte quelle cose che riempiono
il nostro quotidiano, alle quali però ormai non si fa
più caso, proprio perchè "quotidiano". Mi piace questo
modo di scrivere, mi affascina questa sfida: cercare di
concentrare in poche migliaia di battute, un giorno, una
notte, un minuto o un pensiero. Per il momento il mio
futuro d'autore lo vedo andare in questa direzione...poi..chissà!
l'importante è non perdere mai l'ispirazione". |
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Il
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Informazioni
su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Vincenzo Mazzone"
data di pubblicazione: 20/03/2009
ultimo aggiornamento: 31/07/2009
codice di riferimento: 0903202300M00
autore: Programma
Italiano - Area Didattica
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"In
itinere intellegere"
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I
CAFFE' CULTURALI
sito sperimentale dell'Area per lo
Studio dell'Italianistica, "PROGRAMMA
ITALIANO ", dell'ISTITUTO
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