Tavolino riservato ad Simonetta Santamaria

     


Simonetta
Santamaria




Nome: Simonetta
Cognome: Santamaria
Data di nascita:

29/06/1962

Nazionalità: Italiana
Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:
"E mail" mail@simonettasantamaria.net
Interessi: Irriducibile motociclista, viaggiatrice senza frontiere, amante dei gatti, dei libri e delle orchidee.
Note di presentazione:

Scrittrice di thriller e horror, giornalista. I suoi saggi illustrati Vampiri - da Dracula a Twilight e Licantropi - i Figli della Luna (Gremese) sono stati tradotti in Francia e Spagna.
Ha scritto i romanzi Dove il Silenzio Muore (Cento Autori) e Io Vi Vedo (Tea/Tre60). Sua la raccolta di racconti Donne in Noir (Il Foglio Letterario) e l’e-Book Black Millennium (La Tela Nera). Ha partecipato a numerose antologie di prestigio.
Il quotidiano La Repubblica l’ha definita una delle signore della suspense made in Naples mentre per il Corriere del Mezzogiorno è lo Stephen King napoletano. Dice: Non mi prendo mai troppo sul serio, altrimenti sarei una serial killer.

 

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www.simonettasantamaria.net/index.php

La pagina Facebook dell’autrice
www.facebook.com/simonettasantamaria

Il booktrailer di Io Vi Vedo
http://youtu.be/MmfUGQS4AdE

Io Vi Vedo (edito da Tea/Tre60) è reperibile in tutte le librerie, su Amazon e su IBS:

http://www.amazon.it

http://www.ibs.it

 


L'intervista all'ospite
I Caffè Culturali: "Chi è Simonetta Santamaria?".
Simonetta Santamaria: "Una signora un po' sopra le righe a cui piace giocare con la Paura. Una refrattaria agli ordini se non hanno un preciso perché. Una che ama sentirsi dire non è una cosa da donne”.
I Caffè Culturali: "Cosa sono le cose da donne e quali non lo sono, secondo Simonetta Santamaria ?".
Simonetta Santamaria: "Quelle che storicamente non le appartengono e che per convenzione si ritengono di appannaggio maschile per dna: il calcio, saper guidare, capirne di motori, riparare un circuito elettrico, scrivere un thriller. Una volta anche bere birra e ruttare (oddiomio!) era off limits. Oggi per fortuna molti (non tutti) di questi paletti sono stati sradicati ma ci stiamo lavorando".
I Caffè Culturali: "Qual è il rapporto di Simonetta Santamaria con le parole?".
Simonetta Santamaria: "Alterno momenti bulimici con altri anoressici. Sono una vorace lettrice ma una riflessiva scrittrice, su una frase sono capace di starci finché non suona come deve suonare. Ma le parole hanno un loro peso e quindi bisogna cercare di fare l’uso migliore e non gettarle così, ai porci".
I Caffè Culturali: "Perché scrive?".
Simonetta Santamaria: "Perché la cosa mi dà un grande piacere. Quando un lettore si complimenta con te per le emozioni che gli hai regalato è una soddisfazione di una potenza immensa. È la benzina che ci fa andare avanti lungo una strada tutt’altro che facile".
I Caffè Culturali: "Cosa scrive?".
Simonetta Santamaria: "Solo quello che suonano bene le mie corde. Thriller e horror, quelle che una volta si chiamavano storie di paura, il tutto contestualizzato nella nostra realtà che spesso è peggiore di quella inventata. Mi piace regalare ai lettori quel brivido che gli appassionati del genere cercano in un romanzo, senza tralasciare l’affondo psicologico indispensabile per creare quell’empatia tra loro e i personaggi. Le motivazioni di certe azioni tipiche del thriller sono fondamentali per fare di una storia una buona storia".
I Caffè Culturali: "Che cos'è la paura per una scrittrice? Perché il pubblico desidera avere paura?".
Simonetta Santamaria: "La paura fa parte delle emozioni umane tanto quanto l’amore, l’odio, la felicità. La paura è solo più forte, è difficile addomesticarla quindi quando la si può condividere sembra più facile gestirla. Trovare una paura comune è come scaricarsi di dosso una parte del peso, e spesso aiuta ad esorcizzarla. Non a caso si dice mal comune mezzo gaudio e non il contrario. E poi è una questione di gusti, ad alcuni piace il dolce mentre altri preferiscono il salato. Che si scriva o si legga o si viva, noi siamo quelli che cercano la scarica di adrenalina, il popolo delle montagne russe".
I Caffè Culturali: "Come nasce il suo atto creativo?".
Simonetta Santamaria: "Da un input. Una qualsiasi informazione che solletichi la mia creatività: una frase, una parola, un concetto. Da lì il cervello si mette in moto e macina i primi ingredienti, io assaggio e man mano ci aggiungo gli altri finché l’impasto non prende la consistenza perfetta e il sapore è quello giusto. Oddio, il paragone fa molto Banderas al Mulino ma nel mio caso è calzante, ve lo garantisco. E poi io ho due gatti al posto di una gallina".
I Caffè Culturali: "Qual è il sapore giusto di un noir?".
Simonetta Santamaria: "Dipende sempre dai gusti del lettore: c’è a chi piace il cioccolato e a chi la crema. Secondo i miei gusti di lettrice (e adoratrice del cioccolato): la giusta miscela di storia e suspense, riuscire a tenere sempre viva l’attenzione, non lasciare niente di irrisolto, dare la giusta umanità ai personaggi, anche al più bastardo. Tutto deve avere un suo perché. Ah, e nel caso di romanzi seriali, evitare le situazioni stagnanti altrimenti diventano anzitempo una noia mortale".
I Caffè Culturali: "Io Vi Vedo, suo ultimo lavoro, che gusto ha?".
Simonetta Santamaria: "Un gusto forte, deciso, con una buona dose di piccante (adoro il piccante, inteso come peperoncino). Io Vi Vedo è un thriller ad alto tasso adrenalinico basato su elementi e sentimenti reali, niente di edulcorato o fintobuonista. Anche l’amore – perché è anche un’intensa storia d’amore dal sapore universale – è dosato con misura. È un romanzo che viaggia costantemente sul filo sottile di una lama che separa il confine tra giustizia e vendetta. Ma esiste anche un’Opzione Tre che potrebbe essere: nessuna delle due, solo l’esigenza di una risposta. Ai lettori la scelta. A loro ho lasciato una parte fondamentale nell’interpretazione della storia".
I Caffè Culturali: "Qual è la trama di Io Vi Vedo e come si pone nel panorama della sua produzione?".
Simonetta Santamaria: "Maurizio Campobasso è un poliziotto a capo di una squadra operativa della Questura di Napoli che si occupa della criminalità straniera sul territorio. Sua figlia Lucia è stata brutalmente assassinata e non si è ancora trovato un colpevole. Intanto la squadra è vittima di un agguato teso da un gruppo di albanesi in cui Campobasso perde un occhio. Menomato nel fisico e nella psiche, si dimette. Privato di troppi punti cardine della sua vita, l’uomo diventa solitario, asociale, il che crea una profonda frattura tra lui e il resto del mondo, famiglia compresa. L’unico amico che gli resta è un registratore in cui vomiterà a getto ogni sua angoscia.
In quell’isolamento forzato Silver, il suo gatto, avverte in lui un inquietante cambiamento: infatti quel lato cieco lo sta spingendo a vedere oltre quell’Io che credeva fosse il solo ad appartenergli; una capacità soprannaturale che non potrà ignorare e che lo costringerà a investigare nell’ombra per sua figlia… e non solo. Sarà un viaggio nell’Abisso più profondo, e dovrà fare molti e dolorosi conti. Invisibile, al suo fianco resterà Caterina Todisco, una collega che in lui ha sempre visto un mentore e un esempio da seguire.
Il romanzo coinvolge diversi soggetti che via via confluiranno in un’unica storia di grande impatto emotivo e introspettivo. Ma soprattutto ogni cosa, ogni azione, ha un suo perché; niente è lasciato al caso.
È senz’altro un bellissimo scorcio di questo mio panorama di cui non vedo i confini. Anche se ora sto inquadrando il prossimo scatto, mi piace affacciami spesso alla sua finestra e godere dei suoi colori, dei suoi profumi".
I Caffè Culturali: "Cosa le ha lasciato la stesura di Io Vi Vedo e come è stato accolto dal pubblico?".
Simonetta Santamaria: "M’ha lasciato una buona consapevolezza di me stessa. Vedete, per scrivere questo romanzo mi sono dovuta immedesimare in un uomo, nel poliziotto integerrimo e in quello corrotto, nell’assassino e nella vittima, in una moglie, una figlia, un’amante, un gatto, un extracomunitario… E per poter trasmettere delle emozioni devi davvero vestire i loro panni, pensare e sentire come pensano e sentono loro. Ci devi mettere l’anima, la tua prima della loro: alla fine non sai più se i tuoi personaggi assomigliano a te o è il contrario. E il pubblico pare aver gradito. Apprezzano la loro autenticità e riescono a sentirsi coinvolti nelle loro storie. Almeno questo è quanto emerge dalle recensioni e dallo scambio di opinioni col pubblico dopo le presentazioni".
I Caffè Culturali: "Quale futuro per Simonetta Santamaria, autrice?".
Simonetta Santamaria: "Bella domanda. Il futuro di uno scrittore dipende da tanti fattori, ultimo dei quali è la volontà autodistruttiva (che, oggettivamente, in alcuni casi gioverebbe pure ma si sa, gli scrittori hanno tutti una spiccata mania di grandezza legata a un’overdose di sfrenato egocentrismo). Ironia a parte, vorrei approfittare di questo tavolino culturale per rinnovare il mio solito appello a favore dell’intera editoria italiana: credete negli autori di casa nostra. Non è giusto accogliere sempre a braccia aperte anche il più banale degli stranieri e poi ignorare gli italiani. Esplorate, fidatevi dell’istinto e ricordate che non è necessario comprare un bestseller per avere una buona lettura. Da parte mia posso dire che continuo a metterci tutta la passione di cui dispongo. Di certo si guarda avanti, indietro non si torna".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Simonetta Santamaria"
data di pubblicazione:
20/02/2014

ultimo aggiornamento: 01
/05/2014

codice di riferimento:
I140220.1221.DLI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dli
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