L'intervista
all'autore
| I
Caffè Culturali: |
"Perché
e come ha iniziato ad interessarsi alla composizione?". |
| Gabriele
Rebagliati: |
"Ho
iniziato ad interessarmi alla scrittura da quando
ho cominciato a lavorare a tempo pieno. Alla fine
della giornata c'era sempre qualcosa di inespresso,
un pensiero o un'immagine che mi andava di comunicare
prima di andare a dormire. Così mi sono messo a scrivere
e ho iniziato ad avere sonni più tranquilli. La mia
vita, inoltre, è sempre stata costellata da eventi
singolari e bizzarri e da incontri con persone interessanti
e significative: tutti ingredienti decisivi per la
riuscita di un buon racconto". |
| I
Caffè Culturali: |
"Ci
potrebbe offrire un esempio di come avveniva tale
genesi?". |
| Gabriele
Rebagliati: |
"
Prendiamo un evento significativo ma banale come il
primo giorno di scuola. Significativo perchè rappresenta
l'ingresso del bambino in un mondo diverso, dove il
gioco si intreccia con lo studio e dove si consolidano
i primi rapporti di tutta una vita; banale perchè
sostanzialmente avviene secondo un rituale canonico.
Timore e spaesamento vengono progressivamente smussati
dalla consapevolezza di condividere la propria missione
con altri coetanei. Pensatemi il primo giorno di scuola:mingherlino,
nascosto dalla mole della mia cartella rossa fiammante
e con addosso un grembiulino con il fiocco blu di
cui, quel giorno, vado particolarmente fiero. Pieno
di aspettative mi vedete varcare la scuola e cercare
la mia classe. Brutta sorpresa scoprire che non esiste
un'aula dedicata alla prima, ancora più brutto scoprire
che mi hanno posizionato in sala insegnanti, traumatico
notare che c'è un solo piccolo banco e una seggiolina
rosicchiata dalle termiti. Il mio primo giorno di
scuola ho scoperto di non avere compagni coetanei.
E qui si perde la banalità di un evento e la si trasforma
in racconto. In quell'anno non ho imparato le tabelline,
ma ho simulato tutte le malattie immaginarie che un
bambino potesse avere all'età di 6 anni per dissuadere
gli adulti a mandarmi a scuola. Sono diventato un
attore scaltro e ho abbandonato l'uniforme. Grembiule
e fiocco blu appesi al chiodo. Desideravo scompaginare
il piano degli adulti, che, per tenere la scuola aperta,
mi avevano immolato sull'altare sacrificale. Io e
la maestra. La maestra ed io. Raccoglievo piriti nel
campo da calcio per vincere la noia e terminavo le
lezioni prima del previsto. Fino alla seconda elementare.
Quando hanno chiuso la scuola e mi sono trasferito
in un istituto più grande con tanti bambini desiderosi
di fare amicizia. E la mia vita è tornata temporaneamente
alla normalità". |
| I
Caffè Culturali: |
"Come
nasce "In fuga"?". |
| Gabriele
Rebagliati: |
"Molti
amici leggendo "In Fuga" hanno subito pensato ai miei
17 anni e a Stella San Bernardo, un paese da cui qualsiasi
adolescente sarebbe voluto fuggire. A quell'epoca
mi muovevo effettivamente in pullman, tornavo sempre
tardi da scuola per via dei corsi di teatro e la traettoria
del bus prevedeva una lugubre sosta proprio davanti
al cimitero del paese. In realtà non c'è nulla di
autobiografico in questo racconto, a parte forse il
desiderio di viaggiare e scoprire il mondo, estremizzato
dal protagonista in una fuga pensata come unica via
di uscita da una situazione estremamente scomoda.
Per mia madre si è trasformata in una storia comica,
lei che non ha mai sopportato il rossetto, nè tantomeno
i vestiti costosi. Ha letto il racconto, ha sorriso
e si è cimentata in una seconda lettura per confrontarsi
con quella madre acida e insensata che avevo descritto.
"Non c'è traccia di te in quella barbabietola", l'ho
rassicurata. Poi ho dovuto tranquillizzare anche quelli
che la conoscono e che hanno letto il racconto, pensando
che mi fossi ispirato a lei durante la stesura. Papà
compreso. Insomma, "In fuga" esula dalla mia vita
e, se un giorno dovessi scappare non sarebbe certo
mia madre la causa. Ogni giorno dal lunedì al venerdì
raggiungo la mensa aziendale con un piccolo pullman
che ferma proprio davanti ad un cimitero...".
|
| I
Caffè Culturali: |
"Premesso,
doverosamente, che non vi è nulla di autobiografico
e tranquillizzati, altrettanto doverosamente, amici
e parenti, quale è stato l'elemento ispiratore
del racconto?". |
| Gabriele
Rebagliati: |
"In
fuga nasce dalla musica che ascolto quando scrivo.
Ci sono musiche e voci che riescono a farmi evadere
dalla realtà e attivano connessioni inaspettate fra
i miei pensieri e i testi delle canzoni. Il tutto
viene frullato, elaborato e razionalizzato in una
storia. In "In fuga" ci sono la cupezza
dei boschi di Badalamenti, i toni crepuscolari di
Julietta degli Smoke City e il rapporto contorto fra
madre e figlio che si srotola come il gomitolo di
Unravel di Bjork. Sarebbe interessante far ascoltare
queste tre melodie durante la lettura e scoprire che
la durata delle canzoni coincide con il tempo di fruizione
del racconto". |
| I
Caffè Culturali: |
"Ci
può descrivere come un "file" o una
pagina bianca iniziano a diventare racconto? Si tratta
di pulsione o di qualcosa che inizia ed arriva da
lontano? Esiste anche per Lei, come per molti pittori,
la sindrome della tela bianca?". |
| Gabriele
Rebagliati: |
"Se
mi prendesse la sindrome da foglio bianco, impugnerei
il pennello e vergherei sulla superficie ruvida della
carta un ideogramma dai tratti vivi e decisi. Da lì
in poi scaturirebbero mille nuove idee." |
|
Il
forum dell'autore - Commenti 
Rif.:0802180711
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