Tavolino riservato a Paola Burzio

      

Paola Burzio


Nome:

Paola

Cognome: Burzio
Anno di nascita: 1961
Nazionalità:

Italiana

Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:

http://www.nelcastellodicarta.it/
http://www.facebook.com/pages/Paola-Burzio/107986231177

"E mail": paolaburzio@nelcastellodicarta.191.it
Interessi: Lettura, scrittura, libera creatività, softball, amore incondizionato per il Pianeta Terra e le sue creature.
Note di presentazione: L' amore per il pianeta ha portato Paola ad esplorare creativamente tutti i materiali che da madre Terra stessa vengono forniti, in particolare la carta, e trasformarli in opere artistiche. Fantasiosa creatrice di maschere di cartapesta che ama modellare a mano ridonando la scintilla della vita al materiale inanimato. Abile disegnatrice, ha immortalato i suoi animali in diversi quadri dalle delicate sfumature acquerellate e gli stessi sono divenuti parte della copertina del suo primo libro, "Agenti speciali, alieni o angeli custodi?". Rilega quaderni ed album fotografici, costruisce, sempre con l'utilizzo della carta, materiale principe delle sue opere, biglietti d'auguri, scatole, mobiletti, portafoto, piccoli set da scrivania. Appassionata di storia, da diversi anni è libera ricercatrice nell'ambito delle culture matriarcali e ancestrali dell'umanità, alla riscoperta di realtà storiche spesso celate e manipolate dalla storiografia ufficiale. Interessata a tutto ciò che riguarda le cure olistiche sia per quanto concerne l'indagine psicologica, psico-somatica e rimedi naturali. Titolare di una variegata e originale libreria in Torino da circa vent'anni, nella quale organizza corsi, convegni, incontri culturali, presentazioni di libri con gli autori, concorsi fotografici e letterari, con una particolare attenzione alle nuove generazioni indaco. Autrice di due libri sgorgati dalla sua fervida fantasia e da toccanti esperienze di vita, narrate con l'intento di condividere con le altre persone un percorso di crescita e maturazione che dal dolore si eleva per trasformarsi in gioia per la vita.
Comunicazioni dell'autore:

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Collegamento ai
lavori pubblicati:

Chi ha detto che Babbo Natale non esiste?.
(2008)

Il passaggio dall'infanzia alla vita da adulti è costellato da sogni infranti e cocenti delusioni. Molti di questi sono dovuti al fatto che noi grandi troppo spesso liquidiamo con noncuranza o frettolosità quei delicati momenti che si trovano a vivere i nostri cuccioli, forse anche per non ricordare le nostre stesse delusioni. Offrire una diversa verità può forse aiutare la giovane persona che stà crescendo a non buttare via, insieme alle innocenti fantasie fanciullesche, la sua capacità di continuare a sognare e a credere in se stessa.

Agenti speciali, alieni o angeli custodi?
ovvero della vera origine della pet-therapy.

(2008)

Raccolta di cinque racconti dove le personali esperienze dell'autrice vengono trasformate in allegoriche favole, nelle quali dall'osservazione dei comportamenti degli animali e dei ritmi naturali si trae spunto per riflessioni e insegnamenti, Pur mantenendo un linguaggio semplice e fresco, l'intera opera è ricca di profonde considerazioni sulla vita, la morte, l'evoluzione dell'umanità., l'urgente necessità di rispettare l'ambiente naturale.

L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Chi è Paola Burzio?".
Paola Burzio: "Ok, iniziamo subito dalle domande difficili! Chi è Paola Burzio? Non è facile dirlo. L'unica certezza è che mi sento un essere in divenire, una persona alla ricerca dei molteplici aspetti che possono essere scoperti in un essere umano. Certamente ci sono caratteristiche fisiche e tratti psicologici che mi identificano, episodi ed esperienze che mi hanno forgiata ed influenzata, ma non sono tutto ciò che mi può definire. Se è vero che nell'arco di sette anni cambiamo la maggior parte delle nostre cellule, ogni giorno sono diversa da sette anni fa e così via. "Working in progress!"
I Caffè Culturali: "Quando e perché ha iniziato a scrivere?".
Paola Burzio: "Già durane le elementari un certo impeto nella scrittura tentò di emergere. Ma, di fronte al severo giudizio della Signora Maestra che giudicò troppo lunghi i miei "pensierini", l'entusiasmo e la creatività ebbero una battuta di arresto, insieme alla fiducia nelle mie capacità. Fortunatamente nelle medie e nelle superiori, incontrai insegnanti più comprensivi, a cui piaceva il mio modo di scrivere, fino ad arrivare ad un magnifico "nove" nel tema di maturità, sul decadentismo. Purtroppo, però, mi ero specializzata in Ragioneria e, quindi, per alcuni anni, abbandonai l'amata penna. Fu un "sonoro" esaurimento nervoso che mi obbligò a tornare a scrivere, verso i trent'anni. Il mio "strizzacervelli" mi prescrisse di scrivere tutte le mie sensazioni e i sogni che emergevano tra una seduta e l'altra. Lui li avrebbe letti e li avremmo commentati insieme. E fu proprio lo psicologo che riaccese l'orgoglio di scrittrice sopito da anni di triste "Partita doppia", con salutari complimenti sulla mia capacità di analisi e sullo stile espressivo. Mentre buttavo su carta i miei problemi esistenziali, le mie tristezze, le mie paure, i miei sogni infranti e i miei desideri di rinascita, piano piano guarivo la mia anima. Anche quando, dopo tre anni, la psicoterapia finalmente si concluse, continuai ad appuntare tutto quanto ritenevo utile per la mia salute spirituale. La prima, vera idea di scrivere un racconto, però, naque nella primavera del 2000. Il mio pubblico sarebbe stato ben ristretto, e lo sapevo fin dall'inizio. La cosa non mi preoccupava, mentre ero tutta proiettata ad ottenere un importante risultato: evitare l'abbattimento di dodici alberi ordinato dal Comune in cui abitavo all'epoca per l'allargamento di una strada di campagna. La mia favola, con il suo messaggio fanciullesco ed apparentemente ingenuo, ebbe il successo sperato: la giunta comunale di Vinovo accolse con simpatia la mia richiesta e gli alberi non furono abbattuti! L'idea più concreta di scrivere per pubblicare nacque, però, nel 2006, suggerita da un sogno e dal mondo animale...".
I Caffè Culturali: "Ci potrebbe raccontare qualcosa sulla favola, che ha salvato la vita ai dodici alberi?".
Paola Burzio: "Non vorrei svelare troppo, piuttosto stuzzicare i lettori a scoprire da soli il finale della favola... Di certo voglio che sappiano che la realtà, in quell'occasione, si verificò come il più bel finale che si potesse sperare: alberi, uccellini, scrittrice e assessori vissero tutti felici e contenti! A parte gli scherzi, il fatto straordinario è che la scelta di interagire con un ente pubblico con una forma così poco burocratica e così tanto fantasiosa ha sortito un effetto veramente positivo ed inaspettato. Gli stessi amministratori mi ringraziarono per aver dato loro la possibilità di vedere un aspetto del loro progetto che troppo spesso si sottovaluta e cioè l'impatto che le opere umane hanno sulla vita degli altri esseri viventi. Naturalmente il successo pratico del mio primo racconto ha mantenuto acceso in me il desiderio di rinnovare il mio impegno personale nella tutela dell'ambiente naturale, a cui noi umani, anche se purtroppo inconscentemente dimentichi, dipendiamo per la nostra vita. Gli altri quattro racconti che, uniti al primo, sono stati raccolti nel libro "Agenti speciali, alieni o angeli custodi?" sono sgorgati da una profonda ispirazione interiore, come una voce multipla e corale che reclamava ed otteneva finalmente il suo momento e il suo bisogno di esternazione: la voce degli animali con i quali noi esseri umani ci relazioniamo sempre come padroni e non come coinquilini di un Pianeta da utilizzare in multiproprietà".
I Caffè Culturali: "A proposito di ispirazione: come nasce il suo atto creativo?".
Paola Burzio: "Se l'ispirazione a scrivere è in genere mossa da un desiderio di ricercare benessere e salute in senso lato, l'atto creativo dello scrivere nasce da un impulso che diventa sempre più inderogabile di accendere il computer e aprire un file di scrittura. Il più delle volte mi succede di non avere una idea precisa. Anzi, molto spesso, non appena obbedisco al forte desiderio di scrivere, mi ritrovo con la testa completamente vuota a guardare stupita il monitor. "Cosa ci faccio qui ora, se non mi viene nulla in mente?" - è la domanda che mi faccio in tali occasioni. Ma, se abbandono il "giudizio" e mi lascio cullare più serenamente proprio in quel nulla mentale che poco prima mi ha preoccupata, è facile che, dopo qualche minuto, le dita inizino ad accarezzare la tastiera, seguendo un flusso di parole e pensieri provenienti da una profondità fino a pochi istanti prima sconosciuta. Seguo, certamente, una traccia logica, ma per lo più mi lascio guidare da immagini tridimensionali e colorate che nascono nella mente. A me piace moltissimo disegnare e dipingere: quindi, nello scrivere mi ritrovo a descrivere i miei "quadri" interiori, usando le parole come colpi di pennello. A questo punto, il difficile diventa smettere. Siccome posso dedicarmi alla scrittura soprattutto alla sera, dopo aver lavorato in libreria per tutto il giorno, spesso spengo il computer oltre la mezzanotte. Sarà per questo motivo che al mattino provo una profonda nostalgia ad abbandonare il mio letto?".
I Caffè Culturali: "Chi sono i suoi lettori?".
Paola Burzio: "Istintivamente il ritratto di Minnie in copertina, attira persone che, come me, amano gli animali. soprattutto gattari. Ma, io consiglio sempre di non lasciarsi ingannare dall'aspetto esteriore di nessuno, micetti paffutelli compresi. Infatti, le favole rappresentano non soltanto il racconto di tante stupende relazioni d'affetto tra me e i miei animali, ma possono anche essere lette come metafore rispetto ad un risveglio sempre più urgente dell'umanità verso stili di vita più compatibili con il concetto di Vita stesso! E' per questo motivo che mi piacerebbe molto che il target dei miei lettori si allargasse comprendendo anche quelle persone che ancora non hanno aperto gli occhi sul problema dell'ecologia e dell'amore per la Natura e tutte le sue creature (compresi se stessi!). Lo so, sono un'ingenua! E' il mio punto debole e nel contempo la condizione da cui traggo maggior forza e coraggio...".
I Caffè Culturali: "Cosa è per lei la vita e come descriverebbe un risveglio verso stili di vita più compatibili con il concetto di Vita stesso?".
Paola Burzio: "Per me la vita è soprattutto opportunità di crescita personale, opportunità di ampliare i propri orizzonti mentali e di consapevolezza. Tanti anni fa pensavo che vivere fosse nascere, crescere, andare a scuola, lavorare, sposarsi, diventare mamma, nonna e poi... stop! Nella cultura in cui ero cresciuta non venivano contemplati i sogni e la possibilità di realizzarli, anche a costo di combattere. Vivevo in una sorta di passiva accettazione di tutto ciò che accadeva, senza sapere che avevo in me il potere di realizzare positivamente ciò che desideravo nel profondo del mio cuore. Ad un certo punto della mia esistenza avvenne, però, qualcosa che mi obbligò ad un brusco risveglio. Dopo un certo periodo di malesseri fisici e psicologici, compresi che la mia vita andava affrontata in un altro modo rispetto a quello che mi era stato insegnato. Un ricovero in ospedale con una diagnosi d'urgenza che non lasciava più molte speranze mi costrinse a riflettere per tre giorni e tre notti su come avevo affrontato le mie giornate fino ad allora. A quel punto, però, la sensazione più opprimente era quella di non avere più il tempo per rimediare a nulla... Fortunatamente, dopo tutti gli accertamenti clinici, durante il giro visite del quarto giorno di ricovero, furono escluse tutte le paure più grosse: non avevo la leucemia! Penso che in quell'occasione vissi veramente l'esperienza della morte e della rinascita, un pò come in certe scuole misteriche, dove l'adepto muore e dopo tre giorni risorge. Uscii dall'ospedale indebolita dagli antibiotici, ma con l'anima più leggera: da quel momento in poi promisi a me stessa che non avrei mai più rimandato nulla e che per ogni desiderio che nasceva nel cuore avrei fatto di tutto per realizzarlo dando il meglio di me. Questo è uno stile di vita compatibile con la vita stessa, mentre lo stile di vita che avevo accettato senza domandarmi se potesse esistere altro non lo era affatto. Da queste riflessioni nacque anche un rinnovato amore per la Natura e tutte le sue creature, vedendo nel processo vitale di ogni creatura un significato unico ed irripetibile".
I Caffè Culturali: "Cosa è per lei la morte e che senso ha il dolore?".
Paola Burzio: "Domanda da un fantastiliardo di euro! Non so esattamente cosa sia la morte e che senso possa avere in genere il dolore. Di certo, in una mente "ingenua" come la mia, esiste un mondo senza morte e senza dolore, da qualche parte nell'Universo o in qualche dimensione parallela. Mi piace anche pensare che se riesco ad immaginarlo già ora vuol dire che forse esiste veramente e che devo averlo già intravisto. La morte e il dolore sono, d'altra parte, componenti essenziali nella nostra vita attuale, per noi che viviamo nella cosiddetta Terza Dimensione. Non sono sicura che siano obbligatori (questa sì che è una sfida intellettuale!), ma è chiaro che, secondo e forse a causa della cultura in cui siamo profondamente immersi, fanno parte della vita di tutti noi. Da un punto di vista psicologico e spirituale, e per la mia esperienza personale, soffrire e arrivare così vicino alla convinzione di stare per morire ha voluto dire entrare in contatto con parti di me che, nella quotidianità, non riuscivo a far emergere. La sofferenza, fisica e psicologica, è sempre un modo per "sentire" una discrepanza tra quanto veramente desiderato e quanto viene consapevolmente espresso. Ogni volta che nasce un "dolore", fisico o psicologico, avviene, dopo un periodo di "malattia", una guarigione che passa attraverso una morte, cioè muore una vecchia parte di me ormai inutile per lasciare spazio alla nuova coscienza, più viva, piena, arricchita di conoscenza ed esperienza. Per quanto riguarda la morte, quella vera, quella che ci porta a lasciare il nostro corpo per proseguire oltre, non ho ancora le idee chiarissime. L'ho sperimentata, naturalmente come tutti, con parenti ed amici, e l'ho vissuta intensamente nell'accompagnare i miei animali nel loro viaggio verso il "Ponte Arcobaleno". Sono stati proprio loro ad insegnarmi di più, a trasmettermi una sorta di serena naturalezza in quel frangente, a donarmi la sensazione che quel momento fosse soltanto un passaggio, un salto in una dimensione più eterea ma non per questo meno reale. La loro presenza nella mia vita mi ha portata ad acutizzare quel senso istintivo che noi umani abbiamo messo a tacere, il cosiddetto sesto senso, con il quale è possibile "percepire e sentire" oltre i cinque sensi. Mi hanno insegnato a fidarmi di quella possibilità di fare esperienze non comuni ma ugualmente reali, di una parte di "mondo" che ci circonda e ci compone anche se non accertabile con le "normali" percezioni sensoriali. Da queste esperienze, è nato il desiderio di condividere questo originale percorso di crescita compiuto con l'ausilio di maestri di grande esperienza e contemporanea immensa umiltà (condizioni naturali per i veri maestri di vita) con altre persone, attraverso il libro "Agenti speciali, alieni o angeli custodi?". Per essere più fedele ai loro insegnamenti, ho pensato di scriverli come se fossero loro stessi a raccontare la loro esperienza di maestri e ierofanti, usando un linguaggio apparentemente semplice e fanciullesco, perchè loro non hanno bisogno di paroloni altisonanti per dimostrare la loro saggezza".
I Caffè Culturali: "Perché è nato Nel Castello di Carta ?".
Paola Burzio: "La libreria Nel castello di carta è nata per realizzare un sogno, quello della creazione di un'attività con la quale abbracciare tutta la mia esistenza: creatività, autorealizzazione, incontri e scambi con altre persone creative, diffusione e condivisione di nuove idee culturali. Uno strumento attraverso cui mi sperimento quotidianamente per portare il mio Spirito nella Materia, un modo per chiudere la dicotomia tra esigenze animiche e bisogni materiali, Un lavoro per vivere, ma anche uno stile di vita che si esprime attraverso un lavoro variegato e sfaccettato, a tutto tondo. L'idea del castello, come centro di vita, di cultura, di sicurezza, di potere e di saggezza, nasce dalla grande ammirazione di un periodo storico a me particolarmente caro, quello che va dal Mille al Milletrecento circa. L'Europa, il Medio Oriente, l'Asia, l'Africa del nord, erano attraversate da movimenti di eserciti, viandanti, filosofi, ricercatori, incessanti e a dir poco frenetici, alla ricerca di... di grandi miti romantici ed esoterici, di tesori leggendari e di verità interiori: cavalieri, misteri esoterici, trobatori, leggende antiche, idee religiose ed eresie, e soprattutto ... il Graal. Fin da fanciulla, sono sempre stata affascinata dalla figura dell'imperatore Federico II di Svevia, il fondatore dello "Stupor mundi". Il mio Stupor mundi non è di roccia, ma di carta, un materiale che ho sempre amato, dall'aspetto solo apparentemente fragile. Sulla carta tutti abbiamo imparato a scrivere, a disegnare, a leggere. Un materiale prezioso, nato grazie all'anelito vitale di un albero, energia che io continuo a percepire ogni volta che mi trovo davanti ad un foglio bianco, sia per scrivere che per disegnare. E, qualche anno fa, mi sono inventata un modo ecologico e artistico per recuperare la carta straccia. Ho iniziato a modellare maschere e statue allegoriche con la carta macerata e la colla, riportando la carta alla stessa consistenza del legno. E poi... e poi basta! Perchè tutto questo potrebbe essere raccontato in una storia, in un nuovo racconto che, forse, è già in cantiere...".
I Caffè Culturali: "Che rapporto ha con i frequentatori della sua libreria? Chi è e cosa dovrebbe fare un buon libraio?".
Paola Burzio: "Nel castello di carta" è una libreria di quartiere e, di conseguenza, il rapporto con la clientela è basato su relazioni continuative, sulla fiducia, sui consigli personalizzati, su un servizio di ricerche e prenotazioni. Ritengo che un buon libraio dovrebbe innanzi tutto amare la lettura, leggere molto (tempo permettendo) e consigliare i propri clienti con sincerità e passione. Avete presente il libraio della Storia Infinita?".
I Caffè Culturali: "Quale futuro per Paola Burzio, scrittrice, e per Nel Castello di Carta?".
Paola Burzio: "Prima di parlare di futuro, Paola Burzio e il suo Castello di carta hanno un presente pieno di impegni e sogni. Gli impegni ed i sogni si intrecciano fra loro in un reciproco sostegno tra il fare e l'immaginare. Ogni oggi è un impegno per realizzare un sogno nato ieri e che darà i suoi frutti domani. Ci sono, comunque, tante cosette che bollono nel pentolone della mia creatività. Forse anche un nuovo libro".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Paola Burzio"
data di pubblicazione:
04/07/2011
ultimo aggiornamento:
22/09/2011

codice di riferimento:
I110704.1626.DI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dipita
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