Tavolino riservato a Matteo Muzio

     


Matteo Muzio

Nome: Matteo
Cognome: Muzio
Data di nascita: 23/04/1985
Nazionalità: italiana
Sito web o collegamenti inerenti l'ospite: http://twitter.com/#!/MatteoMuzio
"E mail": matteomuzio85@gmail.com
Interessi: Storia, arte, lettura, escursionismo, giornalismo, economia
Note di presentazione: Sono un giornalista freelance. Mi occupo di tutto, dall'economia alla letteratura alle piccole storie della valle di origine dei miei avi, l'alta Valle Scrivia. Campo di parole: scritte, dette, a volte recitate.
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L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Chi è Matteo Muzio?".
Matteo Muzio: "In sintesi: è una persona che ha cambiato molte idee. Una no: la volontà di non svolgere un lavoro d'ufficio. Mi interessano due cose: i fatti e le parole. Volendomi occupare di entrambi, mi occupo di ricerca storica e di giornalismo. Sono nato a Genova, ma ho sempre passato lunghi periodi sull'Appennino Ligure, in Valbrevenna, dove ho coltivato la mia solitudine, camminando nei boschi con un bastone di legno e nulla più. Ho letto molto, di letteratura, di storia, di storia dell'arte. Ho abbandonato per due anni la mia genovesità per due anni molto formativi a Milano, dove ho ampliato i miei orizzonti e ho sciacquato i miei panni nelle acque dei Navigli. Adesso rieccomi qua: mi occupo di molte cose. Ma tutte queste hanno una cosa in comune: mi piacciono e mi interessano".
I Caffè Culturali: "Cosa significa, per chi sia interessato ai fatti ed alle parole, essere un giornalista?".
Matteo Muzio: "E' una questione di equilibrio, o meglio di equilibrismo: si deve conciliare la fretta nel confezionare un prodotto che oggi viene letto con interesse e domani può essere usato per incartarci il pesce. Nello stesso tempo, questo non è una scusa per imprecisione o sciatteria. Senza però essere criptici o esoterici però: bisogna anche essere letti. Insomma è come correre su un filo: senza cadere nel banale della cronaca e nell'osticità della filosofia".
I Caffè Culturali: "Che rapporto ha con le parole?".
Matteo Muzio: "Le parole sono un mezzo, non il fine. Devono essere forbite e raffinate solo nella misura in cui servono a rafforzare un concetto o un ragionamento. E' inutile infiorettare la propria prosa di barocchismi se questo poi ci rende indigesti al nostro lettore. Quello che mi viene richiesto, come giornalista, è di rendere potabili anche concetti ostici. E di farlo con frasi brevi, coincise. Come tanti piccoli schiaffi. Per tener desta l'attenzione. Fino in fondo".
I Caffè Culturali: "Si è definito giornalista: all'alba del mediaevo, cioè di questa epoca a sempre maggior disponibilità di informazioni, ha ancora un significato questa professione e questa categoria? Cosa sono e cosa dovrebbero fare i giornalisti?".
Matteo Muzio: "Il giornalista non deve più temere i nuovi media, deve saperli padroneggiare con destrezza, e usarli se necessario, senza però dimenticare la forza evocativa di una cronaca scritta che può essere più dirompente di un filmato o di una registrazione audio. Con ciò non bisogna essere una categoria chiusa e non voglio usare l'abusato termine casta. Certamente però il saper raccontare con efficacia il presente può e deve essere ancora considerato una professione. Ed essere adeguatamente pagato. Sennò poi non ci si può lamentare della cattiva qualità di un giornale senza essere a conoscenza però che molti pagano gli articoli sei euro e mezzo l'uno. Il giornalismo di qualità costa. E questo dovrebbe essere ben chiaro a chiunque invece pensa che la notizia sia un contenuto del web uguale a un qualunque altro".
I Caffè Culturali: "Cos'è il giornalismo di qualità? Perché molti accettano di essere sottopagati, alimentando un precariato che, vista la funzione sociale del giornalismo, potrebbe solo costituire un aspetto pernicioso della comunicazione sociale? Non lo trova un comportamento antitetico e deontologicamente carente?".
Matteo Muzio: "Assolutamente sì. Ma soprattutto è cedere a una logica specificamente italiana: accetto di fare lo schiavo per un periodo, nella speranza che il principe faccia cadere qualche briciola oppure mi nomini suo vassallo. Non è solo una mancanza di rispetto per sè stessi: è un concentrarsi sulla raccomandazione anziché sul proprio miglioramento. Come evitare questo? Semplicemente, accettando sì la gavetta ma se è qualcosa di commisurato alle proprie capacità. Anche a livello monetario".
I Caffè Culturali: "...Ed il giornalismo di qualità? Cos'è per lei?".
Matteo Muzio: "E' essere liberi, ma sul serio. Avere l'onestà intellettuale di riconoscere le cause di alcuni eventi anche se queste ci fanno male ideologicamente e politicamente. Sapere sviluppare le notizie non in forma cronachistica ma in forma di analisi, in modo da fare scoprire al lettore aspetti di realtà che prima non conosceva. E che, in quanto realtà, è grigia, polverosa e poco sexy".
I Caffè Culturali: "Esiste in Italia il giornalismo di qualità?".
   
  La risposta tra qualche giorno in questo spazio.

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Matteo Muzio"
data di pubblicazione:
13/12/2011

ultimo aggiornamento:
22/02/2012

codice di riferimento:
I111213.1753.DLI.AP.man
autore:
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