Tavolino riservato a Monia Minnucci

    
 

Monia Minnucci
Nome:

Monia

Cognome:

Minnucci

Data di nascita: 05/05/1973
Nazionalità:

Italiana

Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:

"Voci di conchiglia": testi pubblicati tratti da una raccolta dell'autrice

"E mail": maraluna2015@libero.it
Interessi: Poesia e prosa
Note di presentazione:

"Vivo a Frosinone dalla nascita e sin da bambina ho mostrato interessi ed abilità nel campo delle arti visive e della scrittura. Il bisogno di esprimermi, inizialmente con la pittura e di seguito con la scrittura, mi accompagna da sempre. L'espressione artistica ha per me una finalità terapeutica, atta a sviscerare i contenuti profondi e sottaciuti dell'io. La parola s'impone con immagini forti, flash istantanei, simboli archetipi, mirati all'estrinsecazione del dolore, dei traumi delle esperienze pregresse, ma anche alla divulgazione della storia personale che non manca di tingersi d'universalità e portare al lettore emozioni e considerazioni da far proprie. Il poeta genera e libera l'esperienza, il lettore la veste delle proprie emozioni e, attraverso il riconoscimento e l'identificazione nel vissuto dell'artista, l'uomo non è più solo e la poesia ha valore unificante. Oltre la poesia mi diletto nella scrittura di racconti. Essi sono spesso dei gialli in miniatura, con trame psicologiche e tratti descrittivi forti, cupi, folli. I miei personaggi hanno una dimensione ed una personalità contorta e doppia. La penna narrativa è mossa dall'intelletto e non dall'emozione come nella poesia, ma la finalità è la stessa. Le trame psicologiche si snodano verso il centro del dolore del personaggio a palesare le motivazione occulte delle sue gesta. Egli non vince e non perde, semplicemente esiste e impone come un urlo la propria miserevole vicenda all'occhio del lettore, nel disperato tentativo di liberare la realtà dai fronzoli e dalle maschere imposte dalle etichette sociali, egli si denuda e palesa denunciandola, la miseria umana. Da poco ho ripreso gli studi nel campo della "Consulenza familiare". La ricerca della verità e dell'origine profonda del disagio ha per me, nella vita come nella scrittura, profonda importanza".

Comunicazioni dell'autore: -
Collegamento ai
lavori pubblicati:

www.lafeltrinelli.it
www.libreriauniversitaria.it
www.alettieditore.it



L'intervista all'ospite
I Caffè Culturali: "Perché tratta di Miseria umana?".
Monia Minnucci: "Se dovessi definire l'uomo: creatura per intelletto superiore ad ogni altra forma di vita, animata o inanimata che sia, lo nominerei "Miserevole" e “Imperfetto”. L'intelligenza ed il rispetto equilibrato della natura sono qualità spesso assenti nell'essere umano, difatti abbiamo bisogno di essere contenuti in vari modi, in primis con le leggi. La contraddizione fra essere e apparire, l'etichetta ipocrita, la facciata studiata, sono infrastrutture che spesso si frangono contro la spinta compulsiva del nostro vero io, alle volte in contraddizione con quanto si afferma o si è convinti di essere. Usiamo le maschere per celare le fragilità. In realtà, noi siamo quanto abbiamo vissuto, l'ambiente che ci ha accolti, i messaggi che abbiamo introiettato; se non siamo consapevoli della nostra "Miseria", del nostro lato oscuro o dei nostri contenuti inaccettabili, continueremo ad esistere, senza la realistica concezione di noi stessi. Solo accettando l'imperfezione, l'errore, la caduta, possiamo migliorare la nostra esistenza senza l’ausilio dell'ipocrisia. Penso che, il dolore, l'esperienza infelice, l'imperfezione, sospingano verso la ricerca delle motivazioni occulte e, dandoci una nuova opportunità di scelta, ci liberino da modelli comportamentali inadeguati e distruttivi, fino all'espressione dell'autentica bellezza che alberga in noi. L’accettazione della “Miseria umana”, è il primo passo verso la redenzione e l’ autenticità".

I Caffè Culturali: "Di tutto ciò tratta La bambola rotta?".
Monia Minnucci: "Tutto questo ha a che fare con me, perché “La bambola rotta” sono io. Sono io che parlo con mio padre, perso troppo presto. Sono io che parlo a mia madre. Sono sempre io che dialogo con “Le anime compagne”, amici di vita dall’anima randagia, finiti tragicamente. Sono ancora io che esploro un percorso tortuoso, spesso ostile, d’una strada lastricata di perdite, non solo umane. La fatica d’esistere, la miseria, il sentimento di rivalsa su quegli stessi dolori insorti dall’incapacità di distinguere fra me, il mio valore e l’ incapacità altrui, permeano la mia vicenda umana e artistica. Questo libro narra un trauma infantile che sta all’origine di un percorso atipico e sofferto. “La bambola rotta” esplora il viaggio più bello che un essere umano possa compiere , il ritorno a casa come metafora di riappacificazione con se stessi e il proprio vissuto. Ho abbracciato le deformità, poiché distorta era la visione del mondo ed ho commesso errori che non ripeterei se potessi tornare indietro, ma che mi hanno permesso di camminare dove ho camminato, che è stato l’inferno in terra, il paradiso in terra; fino alla scelta di sottrarmi all’idea abusata d’un destino segnato conferendo dignità all’esperienza sofferta che divenendo salvifica, testimonia una trasmutazione".

I Caffè Culturali: "In cosa consiste tale salvezza, tale trasmutazione?".
Monia Minnucci: "Attraverso l’autocoscienza si progredisce e si abbandonano le illusioni. Più si diviene consapevoli dei limiti e meno si resta in balia degli eventi o del destino sfortunato, noi siamo le scelte che compiamo ed il riflesso del nostro ambiente. L’unica realtà che possiamo davvero controllare, è la nostra realtà emotiva e smettendo di biasimare e colpevolizzare gli altri si torna in possesso della nostra vita, attraverso scelte consapevoli e costruttive. La parola è il mezzo di comunicazione più potente che possediamo, attraverso essa si può trasmettere un messaggio. La parola è terapeutica, poiché permette di estrapolare e fissare contenuti profondi. La stessa, permette, attraverso l’espressione, di liberarci da sentimenti nocivi, come una catarsi. Come scrissi in una lirica “La parola è semplice, leale, non cambia idea, non muta significato, siamo noi che interpretiamo”, la parola è verità e, quanto è scritto è quanto resta a testimonianza nel tempo. Mi capita spesso di non essere immediatamente cosciente del contenuto dei miei versi, nel tempo mi accorgo di quanto fosse veritiero il senso di tali parole, la parte più profonda di noi sa sempre dove stiamo andando, la consapevolezza è il timone del cambiamento".

I Caffè Culturali: "Qundo e perché Monia Minnucci è poetessa e quando, invece, prosatrice ?".
Monia Minnucci: "Bellissima domanda. Prosa e poesia sono le mie due anime: l’una raziocinante, l’altra emotiva. Scrivere racconti mi diverte, gli intrecci ed i sottili collegamenti fioriscono quasi spontaneamente, mentre procedo con la trama. I miei personaggi sono creature tormentate, in aperto conflitto con loro stessi e la società. La loro posizione è svantaggiata, ma non perdente, la personalità è torbida e doppia e, spesso, sono portatori di una verità che non ha alcuna voglia o intenzione di essere celata. Realtà inaspettate, aspetti emotivi inerenti al vissuto personale che, emergendo, generano “Il mostro” oppure “Il martire”, dunque per questo, sono da considerare. In tal senso, il racconto ha per me un valore sociale, educativo, un modo per mostrare il dolore com’è, senza giudizi o paura. I suddetti aspetti, generano diffidenza e pregiudizio e relegano le verità essenziali a posti di secondo ordine. Così facendo, lasciamo infettare le ferite ed esplodere comportamenti devianti. Il racconto mi è utile per dirigere l’aggressività ed in genere qualche personaggio muore. Quando scrivo, mi immedesimo nei ruoli maschili, il linguaggio è spesso rozzo, altre volte più raffinato, ma comunque forte. I miei racconti sanno di vissuto personale e fantasia. Perché scrivo racconti? Perché, adoro manipolare i miei personaggi. Quando li scrivo? Quando devo espletare ed esorcizzare alcuni sentimenti, quando ho bisogno di far dialogare il mio “Maschile” ed il mio “Femminile”, spesso in aperto conflitto. La poesia, invece, è pura, inconscia e la scrivo solo se ispirata. Scrivo versi per sopravvivenza: una valvola di sfogo meravigliosa. La mia poesia è fatta di tagli alle parole e mira all’essenziale, alla verità. In tal caso, è la parola ad essere manipolata, ne stravolgo il senso e vesto il contenuto con un linguaggio ricercato. In ambo i casi e per motivi personali, prosa e poesia, sono il mezzo per sconfiggere la morte e restare nel tempo".

I Caffè Culturali: "Cos'è la morte per Monia Minnucci?".
Monia Minnucci:

"Posso dire cosa rappresenta per me. Il suo mistero mi rapisce, m’affascina e, parimenti, m’inquieta, è una condizione che non manco di trascrivere nei miei versi o racconti. In parte, credo sia il motivo per il quale scrivo. A livello personale la intendo come rottura di equilibri interni e schemi esteriori superati. Ogni morte fa posto ad una rinascita, la mia vita è densa di questi dolorosi, ma necessari passaggi. Quando penso a mio padre, che la scelse volontariamente, le dò delle attrattive ed il vantaggio di scappatoia da una vita, altrimenti, difficile.. Nel contempo, essa, mi è cara, in fondo è l’ultimo ricordo che ho di lui. La morte è anche la rivale, l’antagonista da sfidare e superare, su questo avrei molto da dire, in fondo moriamo ogni giorno di morti "Normali", ma preferisco citare alcuni versi per concludere il discorso:

Chiuso lo scrigno dei miei atti impuri,
la luce riflessa
non schiarirà più il vostro grigiore.

Ora che tutto si compie,
brindo alla mia camera ardente
e curiosa pare questa festa di morte.

La processione delittuosa
giunge alfine al resoconto,
anni eccessivi
chiedono il saldo.

Quando coglierò
l’invito della morte…
avrò il pallido riflesso dell’avversario”.

I Caffè Culturali: "Cos'è il superamento della morte?".
Monia Minnucci:

"L’abbandono ha lasciato in me la paura d'essere dimenticata. Nasciamo, viviamo, moriamo e di noi resta la progenie, qualora si desideri averne, ma anche questa è destinata ad estinguersi col tempo. Ogni forma artistica, sia essa: visiva, descrittiva, impressa su un rullino digitale o pellicola cinematografica, consente di superare la morte. Se l’uomo è destinato ad esaurirsi fisicamente e dissolversi, le idee di cui è portatore non possono essere tradotte in cenere e, qualora abbiano qualche validità, sono destinate a restare nel tempo. Il trapasso è la fine d'ogni bellezza, fisica e ideale, la scrittura è uno dei mezzi per eternare l'impermanente. Il superamento della morte significa trovare il coraggio d’essere se stessi e, non solo enunciare quanto si sostiene, ma scriverlo, poiché la parola scritta è irrevocabile quanto la morte stessa. Del resto: ” Verba volant scripta manent”.

"Vi rendo giustizia con la mia presenza,
vi consegno all’eternità con la mia penna.

Vi do la pace,
l’animo non si tormenti,
perché ho vinto la morte.

L’errore è perdonato,
l’onta lavata.

L’onta lavata”.

(Tratto da ”La Bambola rotta”)

I Caffè Culturali: "La vita è necessariamente legata al tempo?".
Monia Minnucci:

"No, credo sia il contrario. Bisogna vedere quale accezione si dà alla “Vita “ ed al “Tempo”. La qualità del tempo è connessa alla vita, per i Greci era “Kairos” : Il tempo di mezzo, quel momento nel quale accade qualcosa di speciale. Si può esistere e respirare senza essere realmente vivi. Si può essere vivi in una stanza senza tempo, oppure scegliere di morire aderendo ad un sistema e ad un ritmo di vita che sentiamo non ci appartengano. Si può permettere che il vuoto ed il non senso triturino le ore, oppure possiamo, in un attimo, ritrovare quel palpito che è proprio della fanciullezza. Una gioia di vivere che per lungo tempo è stata anestetizzata da dolori, drammi e delusioni e che, risorgendo, desta dalla consuetudine. Il mio “Tempo vivo”, lo assaporo quando dò vita ad una mia opera. Sono cosciente che il lettore si approprierà dei miei versi e, consegnando le emozioni, l’esperienza condivisa assuma una funzione liberatoria ed integrativa. La vita, secondo la definizione scientifica, è legata al tempo che rimane, ma nel senso più ampio di “Rigenerazione” e “Continuità”, è connessa a quanto resta di noi e quindi all’eternità. Quello che resta è la nostra parte migliore, libera dal fardello limitativo delle frustrazioni e dei desideri umani. Vivere significa impiegare il tempo, trovare uno scopo più o meno elevato ed apprendere, comprendere e testimoniare la nostra esistenza su questa terra. Secondo quest’ottica, vita e tempo sono connessi.

Kronos

Croce d’esser uomo.

Dov’è la fine del pianto?

Alle prime dell’alba,
il destino depone faticose
tagliole,
s’invita nella stanza sola,
il foglio l’unica salvezza,
parole su parole,
inferno di lettere …l’universo è inchiostro.

Il dolore non tace,
non trasmuta l’arsura esistenziale.

Mescolo la brodaglia delle paure,
tanfo generale m’annichilisce!

Non so neanche pregare.

Potessi rovesciare i chilometri,
comandare a Kronos …”Rendimi Kairos!”

Accorcia la sequenza nefanda del fatto
e chiamami “Menzogna”.

I Caffè Culturali: "A proposito di ciò che resta di noi. Abbiamo pubblicato alcune liriche scelte da lei: ci potrebbe spiegare tale scelta?".
Monia Minnucci: "Vorrei ringraziarvi per la Galleria che avete allestito e per avermi scelta per questo progetto. Ho scelto queste liriche perchè toccano temi che sono stati oggetto dell'intervista, ossia: miseria umana, morte e vita, trasmutazione ed eternità. Ma c'è di più, dai versi si evince la capacità, del tutto personale, di manipolare la sorte e trarre il bene dal male. La verità che trionfa sulla menzogna, indica al poeta ed alla persona di valore la direzione da seguire".

I Caffè Culturali: "Ci potrebbe proporre qualche esempio circa tale capacità di manipolare la sorte e trarre il bene dal male?".
Monia Minnucci: "Le esperienze dolorose segnano e possono far sviluppare delle linee di condotta non sempre regolari o inficiare la qualità dei giudizi inerenti alla sfera affettiva. Se l’esperienza sgradevole è avvenuta in tenera età, è ancor peggio, poiché diventa difficile risalire alla radice del problema, che talvolta è rimosso. La ferita, non adeguatamente curata s’infetta e la vita può complicarsi per via delle scelte compiute ed errate. Ho avuto esperienze faticose che mi hanno portata a confrontarmi con soggetti difficili da gestire, per via della loro problematicità. Il tentativo di curare e salvare l’altro, si è risolto con una clamorosa delusione ed un’ulteriore ferita. I fallimenti impongono di fermarsi e, non potendo agire sulla mente altrui, riflettere su quanto ci motiva ad insistere su progetti fallimentari e la risposta non è mai all'esterno, ma dentro di noi. L’incapacità, la cecità affettiva che ci par cogliere nel proprio interlocutore, non è che un riflesso delle nostre stesse mancanze, un gioco ad incastro. Quello che cerco di fare, è riconsiderare il mio modello di relazione, di carpirne le motivazioni nascoste e scegliere diversamente. Mi sento fortunata perché , nonostante la sofferenza, ho sempre avuta l’ arguzia di districarmi dalle disavventure con la consapevolezza che una strada preclusa non è la fine del viaggio, ma l’inizio di un nuovo percorso. Iniziai a scrivere proprio così. La difficoltà non è solo zavorra, ma una grande opportunità di cambiamento. Ho acquisito un notevole bagaglio d’esperienza, ho visto cose straordinarie, anche se terribili, che mi hanno permesso di conoscere me stessa ed il mondo. Quando rileggo i miei versi mi accorgo di quanto profetica sia la poesia e resto stupita d’aver colto anzitempo la frode, l’inganno, l’impossibilità di qualche momento… a sbarrare la strada alla verità è l’illusione generata dalle ferite e dalle carenze pregresse. Alla fine, come la Fenice, sono risorta dalle ceneri, alle volte penso d'aver intuito ogni accadimento, ma è stato necessario percorrere quelle strade e raccoglierne il buono. Credo vi sia una gran saggezza innata in tutti noi. Ho raccolto questo bottino di vita e ne ho fatto: “Poesia” per gli altri e consapevolezza per me".

I Caffè Culturali: "Quali delle liriche pubblicate e collegate a questa sezione testimonia meglio quanto espresso?".
Monia Minnucci: "Attraverso un processo d’elaborazione, lungo e faticoso, l’esperienza può essere trasformata in una forma di coscienza e umanità più elevata. Questo concetto è espresso nella lirica “Spiccioli di lume”. Non sempre la persona che erra non è valida, può capitare sia semplicemente di una struttura emotiva diversa che la spinge a soffrire per quanto di ingiusto e disonesto le ruoti attorno, ma la sua levatura morale, così discordante con le regole consumistiche e utilitaristiche di questa società, non è presa in considerazione. La persona, seppur differente e non omologata, conserva la sua dignità e valore d’essere umano e rivendica, con forza, il suo diritto ad essere. Non aderire ad un sistema fasullo, ove la parvenza vuota ed il valore personale sono confusi con collezioni di titoli e trofei, lo trovo necessario. Bisognerebbe rivalutare il contenuto delle parole, il significato dei valori e staccarsi da un’ottica ottusa, bigotta e moralista. Fare degli errori, non significa essere "Cattive persone", ma aver avuto il coraggio di vivere, osare e sbagliare, assumendosene la piena responsabilità. Non v'è limite o confine alla capacità dell’uomo diligente di modificare il suo percorso, se non nelle etichette, che a molti piace attribuire per un fin troppo comodo: sentirsi migliori. L’amore avvertito con una certa pericolosità, per via del potere conferito all’altro, si può leggere nelle poesie “Ciondola” e ”Lo stivale”. La profezia e la direzione, le ho impresse in “Morale”, ove il poeta, animo sensibile, sceglie la poesia come zona franca e terra sacra, esule dalle bassezze del mondo. In “Gocce”, appare il concetto di copione di vita, quindi di profezia che si auto - avvera. Il nodo dolente è dentro di noi, ma la sensazione che si prova è d’impotenza… proprio come sotto un incantesimo. In “Estemporanea”, la poesia è salvatrice e carnefice, ma il poeta ne è avvinto e non può farne a meno. Questa lirica rappresenta la mia assenza e distanza dalle cose del mondo. “Madreperla” esplicita l’avversione innata per ogni sorta di compromesso e falsa morale: questo scrutare oltre le apparenze alla ricerca dell’essenza. La poesia è ancora una volta strumento di ricerca e affermazione della verità. Una società, le cui regole sono dettate dall’arrivismo, consumismo e potere, è viziata. Il tentativo individualista d’affermazione sociale cozza e soppianta l’umanità e le regole del vivere civile (“Potrò”). Tutto questo si evince, anche, in “Ipocrisia”, ma l’uomo retto sa raggiungere i suoi obbiettivi con una modalità onesta e umanizzante. Egli sa usare con diligenza i suoi errori e trarre dalle altrui aberrazioni le indicazioni per percorrere altre strade e prenderne le distanze. La verità, alla fine, sfolgora sulla menzogna ed i gesti corrotti sapranno punire, con una condizione umana miserevole, chi li ha prodotti. A livello personale e intimistico, ognuna di queste liriche ha svelato una verità che si è manifestata nel tempo futuro della mia vita, ma la mia poesia è essenzialmente di denuncia sociale".

I Caffè Culturali: "E la prosa?".
Monia Minnucci: "I miei racconti sono orientati verso la Denuncia. I miei personaggi non vincono e non perdono, sono il frutto del loro tempo e ne mimano le contraddizioni, il disagio, la cultura e la devianza. Sono una testimonianza cruda. Nei miei scritti pongo l’accento sulla cecità della moltitudine innanzi a due punti focali: l’incapacità di sostenere il dolore procurato da condizioni definite sfortunate e l’errore di programmazione avvenuto durante la strutturazione di talune personalità, condotte che, se non adeguatamente corrette, conducono all’aberrazione. Il racconto Stellina mi è particolarmente caro. L’insolito dialogo fra una bambina ebrea ed un bimbo sieropositivo è il confronto fra due, comunemente dette, Diversità: l’una dei tempi passati, l’altra del tempo presente. Non intendo e non è di mia competenza disquisire sulla Condizione in sé citata, in ogni caso e per entrambi, retaggio di un pesante fardello. Intendo rilevare e porre attenzione sul Generatore del dolore: l’ignoranza che è conduttrice della paura e del pregiudizio. Qualsiasi cosa, fatto, persona, differenza che mettano in crisi il nostro Perfetto stile di vita e di pensiero, si rifiuta di, non solo accettarla, ma persino vederla. Sarà proprio quella smagliatura a fare la differenza, attirando la nostra attenzione per disfare un lavoro mal fatto e porne rimedio. Correggere ed educare il pensiero alla cura dell’altro, è fondamentale. La missione di una vita come monito, è la richiesta che tanto dolore e quindi la vita stessa di chi incarna un messaggio, possano non andare sprecati, ma tradursi in conoscenza e consapevolezza per tutti. Le Vite diverse non sono la Macchia sulla tovaglia buona da nascondere, ma il valore aggiunto, una gran ricchezza da sfruttare, affinché certe Realtà storiche o umane, non siano più la norma, ma l’eccezione. Ogni vita è necessaria ed importante. Le nostre esistenze sono legate e s’influenzano vicendevolmente, nel bene e nel male. Se un muro crolla è perché qualcuno ha tolto un mattone”.

I Caffè Culturali: "Certe realtà, come le ha descritte, saranno sempre presenti nell'esistenza del genere umano? Esiste, a suo giudizio, una ricetta? Come vede l'evolversi del rapporto tra la nostra specie ed il dolore?".
Monia Minnucci:

"A partire dal presupposto che l’uomo è imperfetto, la risposta mi pare evidente. Temo di sì, certe realtà, esisteranno sempre. Fin quando non si smetterà di porre l’interesse, anche economico, e l’ individualismo esasperato che caratterizza la nostra società, in rilievo, non si potrà porre l’accento sull’uomo. Così facendo, continueremo a promuovere cittadini di serie “A” e di serie “B”, ignorando l’immensa risorsa che, ogni persona, di qualsiasi posizione e condizione sociale, rappresenta. La ricetta non esiste e, in ogni modo, qualora esistesse, sarebbe imperfetta, ce ne vorrebbe una per ogni uomo, sotto-cultura e cultura esistenti. A parer mio, il primo passo verso il cambiamento sta nel dialogo, parlare chiaramente, senza ignorare il dolore, ma usarlo come trampolino di lancio per rieducarsi alla cura di sé e, di conseguenza, dell’altro. Crearsi roccaforti blindate, fatte di titoli e potere, là dove non vi è una forte coscienza civile e umana, serve solo a celare le proprie fragilità, ma non aiuta l’evoluzione spirituale dell’individuo. La sofferenza si acuisce, perché l’emotività umana non è in grado di competere con l’evoluzione tecnologica e lo stress che ne consegue. Le persone non amano il dolore, lo scostano e, patologizzando l’emozione, ricorrono a rimedi chimici per alleviarlo. L’uso improprio di farmaci è sempre più frequente. Non sentire il dolore vuol dire non imparare a gestirlo. Le scappatoie sono varie: droga, psicofarmaci, alcol, televisione, ricerca di luoghi affollati e tutto quanto impedisce d’essere soli e ascoltarsi davvero. La risposta al cambiamento sociale esiste nel progresso spirituale, ma la ricetta per la soluzione non può esistere che nell’individuo e reclama una scelta di vita".

I Caffè Culturali: "La scrittura e le altre espressioni artistiche come partecipano al progresso spirituale?"
Monia Minnucci:

"Dipende molto, sia dalla qualità dell’espressione artistica che dall’artista che la promuove. L’arte per me è sacra, bisogna trasfigurare il dolore, incarnarlo perché possa toccare il cuore e la mente altrui. Se la persona che scrive, dipinge, suona o recita è vuota, oppure svolge queste attività per una forma d’egocentrico narcisismo, quello che produce non ha alcun valore e, quindi, non incide sul progresso spirituale di alcuno, neanche il proprio. L'artista è, in qualche modo, un leader. L’arte è una terra franca, una sorta di terra di nessuno, ove il male ed il bene poco contano, essa reagisce a leggi tutte sue e, difatti, coloro che influenzarono la letteratura ed il pensiero dell’uomo, furono creature non comprese dal loro tempo, perché ne precorsero il pensiero. Solo chi vive l’arte, scrive col sangue della sua esperienza o la gioia di donarsi pienamente a Lei, sarà in grado di liberare un messaggio che s’imporrà, per forza ed intensità, nel corso della storia e del tempo. La vera arte è la forma più alta di civiltà e consente di far restare e vivere la parte migliore di un uomo, le sue idee. Starà poi, al resto dell’umanità, scegliere di convalidarle e farne bandiera o meno".

I Caffè Culturali: "Quale futuro per Monia Minnucci, scrittrice?"
Monia Minnucci:

"Non posso conoscere il mio futuro come scrittrice, qualora se ne preveda uno, ma posso illustrarvi i progetti del momento. Ho da poco terminato la lavorazione del mio secondo libro, “Senza pelle”, prossimo alla pubblicazione da parte della casa editrice Amazon. La cura dell’aspetto tecnico dell’elaborato, è per opera di Antonino Caternicchia. Questo libro sarà distribuito in America, Germania e Francia e, in seguito, anche in Italia. Per parlarvi di questa raccolta poetica, non posso trovare parole migliori di quelle abilmente espresse da Viviana Salvati e Massimo Gallo, valenti scrittori e miei amici.

“Tutto questo sotto la delicata forma d’approfondita prosa e ancor più delicati e approfonditi versi, vergati davvero con sangue rosso e pennino. L'inchiostro in piena è di colore rosso, lo si intuisce mentre si leggono quelle parole straziate, tuttavia pregne di un'energia degna di Amazzoni combattenti mai sconfitte, né mai arrese sotto i duri colpi... solo automutilatesi, con determinazione, per conferire maggior forza al muscolo che impugna l'arma: in questo caso il pennino, sempre nello stesso caso la Vita stessa. Dotata di una forza interiore che la trascina ad attraversare gli accadimenti senza esclusione di colpi, amante sconsiderata dei tratti psicologici ed umanistici, Monia si è spesa, si è spesa molto. Ha vissuto molte vite nell’attesa di vivere la sua estasi di calma meritata, e negli ultimi tempi si sta dedicando a conoscere una forma di segregazione volontaria, una specie di ritiro spirituale prolungato, vivendo appartata ma non isolata dal mondo, che per lei rimane una costante di attrazione irresistibile. È come se compisse un rito di selezione, divenendo esigente nel ricercare intensità ed essenzialità. Vivida, estremamente intelligente, la sua natura e la sua scrittura gemelle.... Monia Minnucci è una vera missionaria della parola, le si dedica con tutta la devozione dei più grandi Poeti esistiti. “
(Viviana Salvati)

“Monia Minnucci, alla sua seconda prova come scrittrice, si impone, anche stavolta, all’attenzione del lettore con uno stile dalla forza graffiante e, nella stesura dei suoi componimenti, sceglie, con naturale coraggio, la soluzione di raccontare, senza alcun compiacimento, i momenti importanti della vita quelli che, segnano, senza intermediazione, la sua estrema sensibilità. Sceglie di raccontarli decolorati, perché è convinta che il colore sia superfluo e distolga dalla realtà e, per evitare l’inganno dell’insieme, di frammentarli con descrizioni disincantate e decadenti che narrino solo la verità dell’istante. Ogni suo singolo componimento è costituito da innumerevoli sfumature di grigio dove non c’è nel il male ne il bene, c’è solo l’intima fragilità dell’artista che vive e soffre il momento e dove sia il giorno che la notte, perdendo la loro connotazione temporale, si smarriscono fondendosi in un unico grido essenziale che, per la stessa autrice, più che per il lettore, si fa eco di speranza.”
(Massimo Gallo)

La soddisfazione di questo libro è nella pubblicazione gratuita e, a proposito di questo, vorrei spendere qualche parola: bisogna abbandonare il concetto abusato che vede la poesia come la parente povera della letteratura, relegandole un ruolo marginale ed un pubblico di nicchia. Gli editori, prevedono, spesso e sistematicamente la pubblicazione a pagamento, cosa che non avviene per romanzi o libri di narrativa in genere. Di pari dignità e capacità espressiva e stilistica, la poesia va rivalutata e pubblicizzata, senza discriminazione alcuna. Un altro progetto interessante è “Il progetto Almax”, in collaborazione con Alessia Marani. Questa interessante iniziativa, prevede di musicare testi poetici e, presto, anche una mia poesia sarà resa canzone dalla particolare ed efficace voce della già citata cantante e responsabile del progetto cantapoeti. (www.progettoalmax. it) Per il resto, posso solo incrociare le dita e proseguire il cammino intrapreso che, ogni giorno, si arricchisce di nuove ed interessanti iniziative, fra le quali anche la vostra e, per questo, vi ringrazio ancora".


Il forum dell'ospite - Commenti



Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Monia Minnucci"
data di pubblicazione:
07/05/2011

ultimo aggiornamento:
29/06/2011

codice di riferimento:
I110507.0934.DI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dipita
"In itinere intellegere"
"|  |   |  |
I CAFFE' CULTURALI
sito sperimentale del Dipartimentoper lo Studio dell'Italianistica della società INFOGESTIONE

Questo sito è di proprietà della società INFOGESTIONE di Gian Stefano Mandrino & C. s.a.s.
sede legale: via Bardonecchia, 93 - 10139 - Torino - Italia -
tel.: 0039 - 011 - 3835724
Partita IVA/Codice Fiscale: 07241240014 - REA: 876784

http://www.infogestione.com
- infogestione@infogestione.com
Proprietà intellettuale della società INFOGESTIONE s.a.s.: tutti i diritti sono riservati.