Tavolino riservato a Giancarlo Micheli

     


Giancarlo
Micheli

Nome:

Giancarlo

Cognome:

Micheli

Data di nascita: 3/02/1967
Nazionalità:

Italiana

Sito web o collegamenti inerenti l'ospite: http://novarubedo.blogspot.com/
http://www.youtube.com/novarubedo
http://www.literary.it/autori/dati/micheli_giancarlo/giancarlo_micheli.html
"E mail": waltersavagelandor@virgilio.it
Interessi: Narrativa, poesia, filosofia, arte, storia; mi interessa tutto ciò che è umano.
Note di presentazione:

Da oltre vent'anni scrivo in versi e in prosa. Ho pubblicato le raccolte di versi Canto senza preghiera (Baroni, Viareggio 2004) e Nell’ombra della terra (Gabrieli, Roma 2008). Miei versi figurano nelle antologie L’ora d’aria dei cani (Baroni, 2003), Altramarea – poesia come cosa viva (Campanotto, Udine 2006), Atti di Altramarea e Argonauti nel Golfo degli Dei (Arcipelago, Milano 2010) e su alcune riviste letterarie: Poesia di Crocetti, Pagine, NLE, The Waters of Hermes, Isla negra, Il Convivio. Ho pubblicato inoltre tre romanzi: Elegia provinciale (Baroni, 2007), Indie occidentali (Campanotto, 2008), che ha ricevuto il Premio Internazionale “Nuove Lettere” (XXII edizione), La grazia sufficiente (Campanotto, 2010).
Di seguito è possibile vedere ed ascoltare i "booktrailer" che l'autore ha realizzato per i suoi romanzi La grazia sufficiente (Campanotto, 2010) e Indie occidentali (Campanotto, 2008):
1) dal capitolo IX di La grazia sufficiente; lettura di Ilaria Pardini
2) dal capitolo I di Indie occidentali, lettura di Paola Lazzari

 

Comunicazioni dell'autore:

Venerdì 13 Gennaio 2012 ore 17:30, presso la libreria Luccalibri in Corso Garibaldi 54, a Lucca, presentazione del romanzo La grazia sufficiente (Campanotto, 2010)
di Giancarlo Micheli. Interverranno: Luciano Luciani e l’Autore.

Per scaricare la locandina cliccare QUI

Collegamento ai
lavori pubblicati:

L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Chi è Giancarlo Micheli?".
Giancarlo Micheli: "Sono uno scrittore di quarantaquattro anni, che cerca di vivere la propria vocazione nelle ristrettezze del mondo globalizzato, lottando contro le involuzioni spirituali che, tra il cuore e la periferia dell’impero del capitalismo contemporaneo, hanno libero e incontrastato corso, nonché dominio sulla vita e sulla morte".
I Caffè Culturali: "Che rapporto ha con le parole?".
Giancarlo Micheli: "Se è vero, come sostenne Jacques Lacan, che l’inconscio è strutturato come un linguaggio e se nell’inconscio sono fondati carattere e destino di ogni individuo non meno che dell’intera specie, le parole sono le tracce di avvenire che si ritrovano nel nostro passato. Io amo lavorare con le parole per scoprirne il senso nella sua estensione propria, dall’origine a ciò che non è ancora divenuto: un gioco di vastità e apertura, dunque, in cui le parole sono i ricordi frammentari di un linguaggio che non è stato ancora parlato o scritto. Del resto, questa mia sintetica razionalizzazione rimane lontana dall’appagarmi completamente, poiché il mio rapporto con le parole è, innanzi tutto, istintivo e passionale, come quando da bambino prendevo piacere a ripetermi, sussurrandole sulle labbra, le nuove che andavo apprendendo, per assaporarne meglio il suono e il significato. Questo nucleo della dimensione estetica del linguaggio credo di averlo elaborato con buoni esiti nella scrittura in versi e in prosa, come alcuni critici hanno avuto la bontà di sottolineare nelle recensioni ai miei lavori".
I Caffè Culturali: "Cos'è l'estetica per Giancarlo Micheli e cos'è la razionalità?".
Giancarlo Micheli: "Dal termine greco aìsthesis, percezione, l’estetica inerisce l’incontro della coscienza con i suoi oggetti. Per quel che riguarda ciò cui dedico la parte più rilevante del mio tempo, la narrativa nella forma del romanzo, il mio impegno è inteso alla creazione di un’opera quale compimento di un mondo così come esso si offre alla mia percezione, ricorrendo a strumenti tecnici, alla conoscenza, quindi, del lavoro di chi mi ha preceduto in tale ambizione, e confidando nell’ampiezza di orizzonti soggettivi che la poesia dischiude a chi abbia il coraggio di guardare con gli occhi di lei. Una frase, che mi piace citare, del teorico della letteratura Michail Bachtin afferma che il genere del romanzo si caratterizzi quale “discorso dell’altro nella lingua altrui”. In essa trovo la qualità razionale che è giovevole e congeniale alla scrittura che amo e a quella che creo".
I Caffè Culturali: "Cosa esprime in tale discorso?".
Giancarlo Micheli: "Esprimo il fatto che la razionalità autentica è quella che si fonda sulla molteplicità e pari dignità di tutte le possibili interpretazioni del mondo; giacché, in caso contrario, degenera irrimediabilmente in una forma di oppressione della libertà di pensiero. Come scrisse il filosofo taoista Meng Zi (372- 289 a.C.): Si lede il Tao (il cammino di ricerca della verità) se ci si attiene all’uno, se si accoglie un principio e se ne trascurano cento".
I Caffè Culturali: "Di cosa trattano i suoi libri?".
Giancarlo Micheli: "Il mio primo romanzo, Elegia provinciale (Baroni, Viareggio 2007), prende spunto da una vicenda della biografia del musicista Giacomo Puccini, il suicidio della sua domestica Doria Manfredi, per descrivere i mutamenti antropologici all’avvento della seconda rivoluzione industriale, a partire dal borgo rurale di Torre del Lago e proseguendo, poi, nelle metropoli dove il Maestro coglieva i frutti elargiti dalla nascente società dello spettacolo. Nel secondo, Indie occidentali (Campanotto, Udine 2008), ho raccontato l’epopea degli emigranti negli Stati Uniti al principio del secolo scorso, sottolineando aspetti in larga misura tralasciati sia dalla ricerca storiografica che, a maggior ragione, dai miti della cultura di massa: le lotte di emancipazione del proletariato americano. Il terzo romanzo, La grazia sufficiente (Campanotto, 2010), verte sui contatti e gli incontri tra le culture occidentale e orientale; in esso si uniscono, secondo piani di corrispondenze oggettuali e oniriche, le storie di due protagonisti, i quali vivono a tre secoli di distanza l’uno dall’altro: il capitano della Compagnia delle Indie orientali olandesi Baruch Dekker, che, al comando di una delle prime spedizioni commerciali verso l’arcipelago del Giappone, fa naufragio davanti alle coste di Nagasaki, e il contadino Taisho, nativo del villaggio di Mogi, proprio nei dintorni del capoluogo dell’isola di Kyushu. Delle mie due raccolte di versi, Canto senza preghiera (Baroni, 2004) e Nell’ombra della terra (Gabrieli, Roma 2008), posso dire che, se esse si tengono nel solco tracciato dalle avanguardie europee del Novecento, è per avviarsi nel senso della metamorfosi spirituale di cui la nostra epoca infingarda ha sempre più impellente bisogno".
I Caffè Culturali: "Cosa hanno in comune i suoi romanzi?".
Giancarlo Micheli: "Sarei tentato di rispondere lo stile della mia scrittura, e non mentirei qualora mi risolvessi a tanto o a tanto poco; pur tuttavia, credo che qualcosa di più profondo li accomuni, qualcosa da cui la mia persona era trascesa in ogni modo possibile nel tempo in cui li dava alla luce: la realtà umana, così vistosamente assente nel nostro mondo, dove le azioni sono di competenza esclusiva di società anonime quotate in borsa e dove il senso, quando non sia artificiale, ha diritti di esistenza soltanto condizionali alle azioni di cui prima. Alla fatica stolta e vana di costruire personaggi che calzino sul mio corpo e la mia anima a misura di tutto ciò, abbigliati in costumi presentabili sulle scene tragicomiche alle quali la vita è ridotta nel presente regime delle merci avariabili e delle coscienze surrettizie e difettose, preferisco l’assidua meraviglia che provo nel crearne di reali sulle pagine dei miei libri, tangibili alle mani del desiderio e dell’immaginazione".
I Caffè Culturali: "Perché fa cenno ad un mondo in cui le azioni sono di competenza esclusiva di società anonime? Cos'è per lei la società e che ruolo ha il mercato?".
Giancarlo Micheli: "Ho riletto di recente, per una breve monografia che vado scrivendo sulle forme dello spazio-tempo nella prosa delle avanguardie letterarie del Novecento, in particolare nel surrealismo, un bellissimo saggio di Michail Bachtin, Le forme del tempo e del cronotopo nel romanzo. Lo storico della letteratura russo vi descrive le modalità secondo le quali la percezione del tempo caratteristica di ciascuna epoca storica è trasposta nell’oggetto estetico dell’opera narrativa. A partire dal Rinascimento, liberando le forme letterarie dalle concezioni medioevali, fondate su un sistema di valori astratti, il genere letterario romanzesco produsse quella che Bachtin chiama “emblematica realistica”, la reintegrazione delle vicende di vita dell’uomo su un piano spazio-temporale dove esse non sono scisse dalla natura, ma vengono bensì ad armonizzarsi ad essa. In Rabelais, ad esempio, affiorano forme di rappresentazione del tempo e dello spazio peculiari al cronotopo folclorico, dove i cicli della vegetazione e l’attività umana nel lavoro agricolo costituivano ancora una totalità cognitivamente concreta: si consumava il frutto del proprio lavoro, ci si addormentava al primo buio e ci si destava all’alba. L’avvento della divisione del lavoro, che contraddistingue il modo di produzione capitalistico, procurò una profonda dissociazione di tali complessi originari, la quale si riflette nelle forme specifiche della coscienza alienata (si vedano, ad esempio, le tesi di Marx in Manoscritti economico-filosofici del 1844). L’intera evoluzione del genere romanzesco, dal realismo dell’Ottocento fino ai nostri giorni, può essere letta come il decorso dei tentativi artistici di rendere congruenti la serie del tempo interiore o biografico e quella del tempo esteriore, degli eventi storici e sociali. Nella realtà attuale, la disgregazione di questi due aspetti si è spinta al di là dei limiti di tollerabilità, cosicché ciascuna esperienza individuale si confina in un cerchio solipsistico, irrelato a quella dei propri simili; i luoghi deputati all’incontro, le strade, le piazze, sono divenuti meri luoghi di transito, dove si tira a diritto, senza guardare a destra né a sinistra, sotto la sferza di pressanti incombenze consumistiche o del timore di incorrere in situazioni spiacevoli o pericolose. Non vedere che l’idolatria che, a guisa di dogmi religiosi, viene oggi tributata a principi economici la cui applicazione dà prova sempre più vasta e capillare della loro intrinseca incoerenza e incompletezza, non vedere la catastrofe che tutto ciò prefigura e rende, di giorno in giorno, tragicamente ineluttabile, tale cecità della coscienza è la grave sciagura della nostra epoca. Per quanto sta in me, io credo che i libri, che mani umane possano ancora sfogliare o passare da quella dell’uno a quella dell’altro, per discutere dei quali ci si possa incontrare in un salotto, in un giardino o ovunque altrove, che conservino, inoltre, il senso profondo dell’esperienza umana anche se consultati in piena solitudine, io penso che i libri, quando siano buoni e non prodotti costruiti in base alle regole commerciali dell’inebetimento di massa, siano tra i più efficaci strumenti per arginare la frana che va travolgendo la nostra civiltà".
I Caffè Culturali: "E' possibile un modello diverso? Ci sono alternative alla società ed al mercato? Quale potrebbe essere il ruolo della cultura?".
Giancarlo Micheli: "Non credo che il problema consista nel mercato, quanto piuttosto nella difettosa attitudine a credere che il mercato sia ciò che, in suo nome, viene praticato quale forma di prevaricazione di interessi particolari ai danni delle moltitudini, condannate non senza premeditazione all’inconsapevolezza o ad una pavida e inerme complicità. Lo stesso, con sguardo retrospettivo, si può affermare dell’economia pianificata, o capitalismo di Stato. Poiché, dunque, la coscienza soggettiva delle trasformazione storiche rispecchia e contribuisce a determinare il decorso oggettivo di esse, si vede bene che una rivoluzione che abbia la speranza di rendere il mondo infine abitabile non potrà essere se non, ad uno stesso tempo, materiale e spirituale. La presente dominazione del capitalismo finanziario, quale si mostra nel suo simbolo feticista dei valori di borsa, non è fondata su una distribuzione democratica del sapere, ma al contrario sulla gelosa e avida proprietà privata dell’informazione, è costituita su un deficit di conoscenza: una cognizione di cui il puro agente economico sia in possesso perde il proprio valore qualora sia svelata ai concorrenti. In un’economia che non si esaurisse nella pura logica del profitto e si proponesse, invece, di soddisfare i bisogni della specie e di premiare la virtù degli individui anche il mercato assumerebbe forme consapevoli ed umane. Si tratta, in ultima istanza, di superare la preistoria dell’umanità e iniziarne la storia. La cultura, una volta liberata dalle viltà e neghittosità che ne hanno fatta sovente la privilegiata concubina dell’oppressione, sarà la chiave di volta su cui potrà sostenersi l’edificio di una società civile e pacifica, dove l’amore per l’umanità e per la conoscenza daranno frutti persino insperati".
I Caffè Culturali: "Dove localizza il punto debole dell'attuale sistema, che non permette la libertà culturale? Cosa intende per una cultura liberata dalle viltà e neghittosità che ne hanno fatta sovente la privilegiata concubina dell’oppressione".
Giancarlo Micheli: "Il principale punto di fragilità si deduce sulla base di ciò che nella prima metà dell’Ottocento era già chiaro ad uno degli esponenti più onesti e perspicaci del classicismo liberale, Alexis de Tocqueville, il quale, nel suo celebre trattato La democrazia in America, paventò per le allora nascenti istituzioni democratiche il pericolo di quella che definì dittatura della maggioranza. Oggigiorno la produzione culturale si conforma e si livella alla comune mediocrità delle coscienze, sulla quale si fondano solide maggioranze di consumatori, inconsapevoli agenti della libera circolazione di idee contraffatte e giovevoli soltanto ai profitti delle ristrette cupole degli strateghi dell’ignoranza. Si tratta di una vera e propria guerra, condotta con strumenti economici, alla libertà di pensiero e alla cultura autentica, la quale non può sorgere altrimenti che sulla pluralità delle interpretazioni e il rispetto dell’altro da sé. Non è segno poco evidente dell’ipocrisia trionfante ai nostri giorni quello per cui tale guerra spietata sia sovente promossa proprio in nome della «cultura» e del «bene comune». Nello specifico caso italiano, il «concubinaggio» cui mi riferivo nella precedente risposta è quello di cui dette avvilente dimostrazione la classe intellettuale che, ad eccezione di rari eroismi, manifestò tutta la propria gretta sudditanza all’esecrabile ideologia fascista, senza disdegnare prebende e appannaggi elargiti dal regime".
I Caffè Culturali: "Dove e come è presente nella sua opera quanto da lei è stato esposto?".
Giancarlo Micheli: "È presente, credo, un poco ovunque nei miei libri, nei quali ho voluto dare voce a coloro le cui speranze di emancipazione verso un mondo infine abitabile sono espunte, con subdolo puntiglio, nelle indicibili somme degli annali della storia ufficiale, ai «sommersi» come li chiamò Primo Levi. Di questa maggioranza di silenziosi, ma soltanto perché la libertà di espressione è loro conculcata dalle specifiche forme in cui si organizza , in ciascuna epoca, l’oppressione dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, di tale maggioranza di caparbi custodi delle virtù più autenticamente umane fanno parte Aurelio ed Erminia, i protagonisti di Indie occidentali, che al principio del Novecento lasciano le campagne natie per il Nuovo Continente al fine di offrire alla loro figlia neonata prospettive di riscatto dalla miseria e dal bisogno; ne fa parte Baruch Dekker, protagonista de La grazia sufficiente, il quale, all’epoca dei fanatismi teologici delle guerre di religione, trova in estremo Oriente l’opportunità di percorrere una propria via di evoluzione spirituale".
I Caffè Culturali: "Come rispondono i lettori a queste tematiche? Che rapporto ha con il suo pubblico?".
Giancarlo Micheli: "I miei romanzi hanno ricevuto un buon numero di recensioni; da alcuni sono stati letti con cura, talvolta con amore, tant’è che, in certe analisi che ne sono state fatte, mi è giunto il dono di veder messi in luce aspetti di cui non ero del tutto consapevole. Durante presentazioni o letture pubbliche ho riscontrato talvolta entusiasmo, solidarietà dei cuori e delle intelligenze. Tutto ciò è di grande stimolo per proseguire. Anche il web è un veicolo che utilizzo, con esiti confortanti, affinché nuovi lettori possano venire a conoscere i miei libri".
I Caffè Culturali: "A proposito del web, espressione dell'odierno sistema, come è considerato da Giancarlo Micheli? Come pensa possa influenzare la propagazione e la condivisione culturale?".
Giancarlo Micheli: "Il web, senza dubbio, garantisce ad ogni singolo utente margini di libertà di espressione che sono superiori a quelli offerti da ogni media di precedenti generazioni. Cionondimeno, le caratteristiche della sua architettura, la cui origine risale alla tecnologia militare dei sistemi di comando e controllo, sono state sviluppate in direzioni che sarebbe ingenuo voler reputare democratiche sic et simpliciter. Come ogni strumento di cui si avvalga il sistema di produzione e consumo delle merci nel regime capitalistico, soggiace agli interessi del profitto e funziona a beneficio delle grandi società investitrici. Ciò non impedisce a chi abbia coraggio e iniziativa di veicolare attraverso la rete quei contenuti che non si uniformano agli standard congruenti agli interessi di cui si è detto. In ciò risiede il suo potenziale democratico, nelle possibilità di diffusione che offre a contenuti eterogenei rispetto alla vulgata ideologica dominante, della quale, pur tuttavia, rimane funzione strutturale".
I Caffè Culturali: "Quale futuro per Giancarlo Micheli, scrittore?".
Giancarlo Micheli: "Ci saranno ancora alcune presentazioni del mio ultimo romanzo, La grazia sufficiente (Campanotto, 2010): in Gennaio a Lucca e Pietrasanta, in Febbraio a Trieste e in primavera a Genova. A Febbraio uscirà un mio saggio dal titolo Thomas Mann, il Nutritore, in un’antologia che tratta del Mito nella letteratura del Novecento, per l’editore Limina Mentis; più avanti, credo in autunno, un secondo, dal titolo Memorie dall’avvenire – cronotopi nella prosa surrealista. Entro l’anno, inoltre, mi auguro di veder pubblicati una nuova raccolta di versi e un nuovo romanzo. Al momento mi dedico a scrivere una storia ambientata nei tempi della Seconda guerra mondiale, di cui narro anche le conseguenze, nell’esistenza di chi vi è sopravvissuto, durante gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, quelli della fugace fase espansiva del ciclo economico che conobbe alcuni eventi decisivi per il nostro presente, quali l’applicazione della tecnologia delle comunicazioni di massa al servizio dei mediocri interessi capitalistici".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Giancarlo Micheli"
data di pubblicazione:
24/11/2011

ultimo aggiornamento:
05/01/2012

codice di riferimento:
I111124.1336.DLI.AP.man
autore:
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