Tavolino riservato a Virginia Less

     


Virginia
Less
Nome: Virginia
Cognome: Less
Data di nascita: 21.6.1943
Nazionalità: Italiana
Sito web o collegamenti inerenti l'ospite: wwww.virginialess.wordpress.com
"E mail": virginialess@virgilio.it
Interessi: Agricoltura, vela, politica, "noinonne"
Note di presentazione:

"Ex docente di storia e filosofia, ex consulente di un consorzio universitario, sono lietamente in pensione. Vivo in campagna, non lontano dal mare.
Ho un marito capitano, cui debbo la pratica della vela, due figlie e due nipoti.
Curo un blog dedicato alle nonne, il cui ruolo - anche a causa dei carenti servizi per l'infanzia - è impegnativo e complicato. Lettrice assidua di saggistica e di narrativa, alla scrittura dilettevole sono arrivata tardi, già pensionata.
Trovo che sia un'attività piacevolmente impegnativa; posso parlare del mare, che prediligo, e scaricare - attraverso un approccio ironico - almeno parte delle mie frustrazioni di cittadina.
Ho scelto il genere giallo, gradito fin dall'adolescenza, anche perché richiede una gestione formalizzata della trama e il mio... chiamiamolo impianto culturale induce all'uso di schemi e categorie.
Ho cominciato con un romanzo di taglio sportivo, in cui gli omicidi avvengono durante una serie di competizioni veliche, avendo in mente un pubblico giovanile.Tuttora nel cassetto, mi deciderò forse a riprenderlo.
Autodafé ha pubblicato la raccolta Mal di mare, giudicata in linea con la sua ricerca di testi che aiutino la comprensione della nostra società. I racconti costituiscono una sequenza narrativa, per via degli investigatori e dell'ambientazione prevalente.
Qui: http://www.autodafe-edizioni.com/catalogo/104-mal-di-mare recensioni, commenti e interviste. E' possibile leggere Barca d'epoca.
Quanto ai progetti, avendo terminato da poco un romanzo che riprende il filo dei racconti (ora all'esame dell'editore), intendo per qualche mese dedicarmi in esclusiva alla lettura. Tuttavia, mentre mi occupo con piacere di vari lavoretti agricoli, comincio a pensare a un'altra storia...".

Comunicazioni dell'ospite:

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Collegamento ai
lavori pubblicati:

http://www.autodafe-edizioni.com/catalogo/104-mal-di-mare


L'intervista all'ospite
I Caffè Culturali: "Chi è Virginia Less?".
Virginia Less: "Ho affrontato altre volte questa domanda; la risposta mi è venuta ogni volta diversa. La considerazione di noi stessi non può che riuscire mutevole: diverse le età della vita, il ruolo, i percorsi culturali, i progetti e gli stati d'animo.
Anche nel mio blog c'è una paginetta intitolata chi sono; lì mi sono detta una tranquilla pensionata, dedita alla cura di un piccolo oliveto, e ho raccontato gli esordi di mio marito - uomo versatile, glielo riconosco - nell'arte della potatura. La scelta di trasferirci in campagna, dapprima a metà e poi in pianta stabile, rimane soddisfacente per entrambi.
Abbiamo due figlie, sposate da tempo, ciascuna madre di un ragazzo. Nonni non troppo impegnati, perché il primo nipote ha diciassette anni e l'altro, di nove, vive a Ferrara, una bella distanza dal sud pontino.
Della vela ho già detto nella presentazione; la barca, un Oceanis 311 ormai attempato come noi, rappresenta l'alternativa, gratificante anch'essa, alle occupazioni agricole.
Il mio privato, dunque, giustifica l'aggettivo tranquilla.
Rappresenta, si capisce, solo un aspetto , per quanto importante, del mio esserci. Ne esistono altri, ben più irrequieti. Continuo, nel mio piccolo, a filosofare. La ricerca di senso nella sequenza disordinata degli eventi apre la strada a riflessioni e studi interessanti, ma che comportano, come è naturale, momenti lieti e frustrazioni ricorrenti. Una modesta presunzione (l'ossimoro è necessario) accompagna e rende gradevole anche questa attività.
Un'insoddisfazione costante mi accompagna invece nel ruolo di cittadina. Non cedo alla tentazione di enfatizzarla e anzi l'affronto con ironia: chiunque conosca un po' di storia sa bene che in ogni epoca tanti hanno ritenuto di vivere nel peggiore dei paesi possibili, a un passo dal baratro, alla fine dei tempi. Ma eccoci qui: più nutriti, acculturati, longevi, eccetera. Sorridere, prego!
Eppure, che sconforto assistere alla faticosa sconfitta degli onesti e capaci invischiati nel coacervo sciocco quanto crudele di furbizia e corruttela, tratto distintivo dei nostri tempi. Quasi intollerabile per chi è cresciuto nel dopoguerra, speranzoso di democrazia, giustizia sociale, etica condivisa.
Forse per non catoneggiare troppo, con l'aggravante dell'età e annoiando la mia cerchia ristretta, ho cominciato a scrivere. Parlo dei luoghi che conosco e spesso di eventi reali, ma posso variarne la sequenza, mettere in crisi i disonesti e mostrare ogni tanto i fatti come sarebbe bene che fossero. Quanto all'ambientazione, il mare rappresenta un'icona efficace del nostro vivere. Ci sarà modo, mi auguro, di riprendere l'argomento.
I Caffè Culturali: "Cosa scrive Virginia Less?".
Virginia Less: Racconti e romanzi gialli.
Segue di norma una domanda sulle motivazioni della preferenza. Me lo sono chiesta da sola, già da lettrice, visto che li apprezzo fin dalla prima adolescenza, quale parentesi divertente e a suo modo formativa, in mezzo a testi di maggior peso.
Mio padre, letterato e poeta, storceva il naso vedendomi in mano qualche giallo made in Usa, gli unici allora in commercio. Eppure, credo che almeno alcuni mi abbiano indirizzata alle scienze umane, discipline di là da venire, perché mostravano spaccati urbani e modelli di comportamento per noi allora inconsueti. Molti personaggi single, famiglie allargate, traslochi frequenti, città caotiche... Come mai? Più avanti ho trovato, studiando, qualche risposta.
Il taglio socio-politico si è accentuato, forse a scapito delle ricercate costruzioni logico-deduttive della tradizione anglosassone, con i giallisti nostrani, narratori spesso validissimi, ed io approvo la tendenza. Anche i nordici hanno questo taglio e il successo dei loro lavori, secondo me sopravalutati, ha contribuito a ridimensionare il mito dell'impeccabile funzionamento delle strutture di quei paesi, ben radicato nelle nostre teste.
Il mini excursus storico viene fuori dal retroterra di docente; non tento di attribuire al giallo patenti di nobiltà e mi sta bene che continui a essere considerato letteratura di evasione. Ciò gli consente un positivo interclassismo e mi rallegro quando vengo a sapere di aver accostato lettori occasionali. I gialli, dunque, debbono essere tali e, pur aprendo un ampio orizzonte quanto ai tempi (c'è il ricco filone di quelli storici), ai luoghi e alle vicende di contorno, attenersi a precise norme.
Fanno ancora testo, sia pure aggiornate, le celebri venti regole di giallografia di Van Dine, facilmente reperibili nel web. La più importante prevede che il lettore trovi nel libro tutti gli elementi necessari per scoprire il colpevole; l'abilità dell'autore consiste nel riuscire comunque a spiazzarlo!
Quanto all'ambientazione, ho scelto l'oggi, un'immaginaria cittadina del Mezzogiorno e l'andar per mare.
Preferisco parlare dei nostri tempi per via del taglio socio-politico cui accennavo più sopra. La letteratura ha svolto spesso anche questa valida funzione: farci aprire un po' gli occhi, mentre siamo presi dalla storia e ci immedesimiamo nei personaggi, su tanti aspetti negativi e talvolta positivi della realtà in cui viviamo.
Per esempio, nei miei racconti si parla spesso di spazzatura. Ho scelto un taglio leggero e anche comico per un problema serio. I cittadini di Maraglia se la trovano addosso perché la gestione dei rifiuti è inefficiente, corrotta o addirittura malavitosa; molti di loro, attenti all'eleganza della casa, non si curano del decoro urbano; in tanti scelgono amministratori indegni per ottenerne privilegi e favori.
Il capitano Osvaldi, che svolge a Maraglia il suo ruolo di tutore della legge, è ovviamente un personaggio positivo. In contrasto con la visibilità fisica, mantiene un basso profilo, evitando di esibire la vivace intelligenza e la buona cultura. Sa bene che i mezzi di cui dispone per rendere più sano il pezzetto di società che gli compete sono insufficienti, ma questa rassegnata consapevolezza non lo distoglie dal fare un serio lavoro né intacca l'etica kantiana cui si attiene.
Per evitare che risultasse rigido e noioso, gli ho attribuito alcune caratteristiche un po' caricaturali. E' un ottimo cuoco ed è costretto a diete spartane; nuota a malapena e soffre il mare, ma proprio in acqua o sulle banchine del porto avvengono quasi tutti i reati di cui deve occuparsi.
L'ambientazione marinaresca rappresenta una concessione autobiografica. Ho trascorso le estati dell'infanzia e dell'adolescenza a Sperlonga, sulla costa laziale: sopra e sott'acqua. Con la vela ho familiarizzato da ragazza, grazie al mio esperto capitano, partecipando negli anni a regate amatoriali e belle crociere nel Mediterraneo.
Trovo poi che la barca e il mare rappresentino icone efficaci del vivere. Siamo racchiusi e isolati nel nostro essere e ci muoviamo nel vasto mondo verso mete spesso elusive, incrociando con alterne fortune le rotte altrui.
I Caffè Culturali: "E' facile imbattersi in produzioni cinematografiche e televisive di genere poliziesco: accendendo la televisione in qualsiasi ora del giorno o della notte se ne ottiene la prova. Il giallo rappresenta un genere importante per l'economia editoriale. Perché il pubblico è così attratto da tale tipologia letteraria?".
Virginia Less: "E' vero. Il poliziesco, non sempre di qualità, abbonda sugli schermi. E anche nel panorama editoriale, desolante per il basso numero di lettori, i gialli occupano una fetta importante del mercato.
Quanto alle cause dell'attrazione, sulle quali esiste un'ampia letteratura, per individuarle converrà chiedersi in primo luogo, socraticamente: Cos'è il giallo?.
Visto che mi consento di scriverne, un concetto dovrei averlo in mente. Ma, sempre in omaggio a Socrate, lo metto in dubbio e vado in giro interrogando. L'algoritmo logorroico di Google scova per giallo dieci milioni e passa di risultati e per libro giallo la metà, chissà in quali meandri aggirandosi. Procedo inserendo genere poliziesco e altre espressioni consone che vanno progressivamente restringendo il campo... Risparmio il seguito al malcapitato lettore.
Comunque, la definizione è chiara fin dalle prime voci e corrisponde nella sostanza a quella che avevo in mente. Ciò che in Italia chiamiamo giallo per via delle copertine della serie Mondadori, racconta, qualunque sia il mezzo espressivo adoperato, la storia di un crimine e dei personaggi coinvolti.
Infatti, anche se il panorama si è andato arricchendo nel corso degli anni rispetto ai polizieschi un po' schematici dei primi autori americani, ai legal thriller sequenziali e alle esibizioni ipotetico-deduttive della tradizione anglosassone, una narrazione gialla deve sempre essere incentrata sul crimine. Il già citato Van Dine prescriveva per ciascun libro soltanto un delitto, compiuto – sembrerebbe ovvio – da un unico assassino. I tempi sono cambiati: abbondano le storie di omicidi a mazzi e di truculenti serial killer, che personalmente non apprezzo, salvo qualcuna di qualità rilevante. Quando poi l'autore tiene per l'assassino, oppure la narrazione non prevede la scoperta e punizione dei colpevoli, ci troviamo davanti a un genere affine - per alcuni una sottospecie - cioè al noir, anch'esso ricco di estimatori.
Dunque la domanda, ridotta al nucleo, diventa: perché gradiamo la narrazione dei crimini?
Una risposta ben centrata mi sembra questa, dal blog dei Gruppi di lettura: -...un giallo-noir inizia con qualcosa che non è a posto, che non si sa, si dipana con una trama, per arrivare a un finale in cui, generalmente, tutto si sistema, si scopre, si svela. Un po’ come quando stiri: prima è tutto stropicciato, poi diventa liscio. Un po’ maniacale, ma rassicurante, appunto -. scrive giuliaduepuntozero, aggiungendo un altro elemento significativo, che riassumo nella frase:
I gialli piacciono perché forniscono delle risposte e ristabiliscono l'ordine.
E infatti, a voler scomodare la filosofia, possiamo metterla così: apprezziamo il cosmos, l'ordine, ed è il logos, che tra l'altro significa discorso razionale, a renderlo possibile, sconfiggendo il caos, disordine primigenio. Il crimine inteso, giustamente direi, quale turbativa dell'ordine.
Aggiungo qualche motivo di attrazione più pragmatico. I gialli mantengono desto l'interesse in attesa della soluzione e il lettore resiste, anche se è stanco, mentre facilmente potrebbe rinviare all'indomani una narrazione meno serrata. In un giallo ben costruito si avverte poi la sfida dall'autore all'acume del suo pubblico, che non rinuncia a mettersi alla prova.
Consideriamo ora la frase finale della risposta di giuliadue - un po' maniacale, ma rassicurante -. I gialli otterrebbero il favore del pubblico perché rassicurano.
Favole per adulti dunque, in cui brutali assassini, faticosamente scovati e puniti, hanno preso il posto degli orchi e lupi famelici e delle fate cattive, che proprio in quanto terrorizzanti ci piacevano nell'infanzia. Allora, nel finale, non soltanto tutto tornava a posto, come nel giallo, ma (eravamo bambini) magicamente lievitava fino alla statica perfezione del vissero felici e contenti.
Possiamo chiamare in ballo, questa volta, Freud e anche Aristotele, ma in fondo il meccanismo è semplice. Confrontarsi in tutta sicurezza, seduti nella poltrona preferita con la crudeltà, la violenza, il dolore e la morte, esorcizza la paura che tutti quanti ne abbiamo.
Prevalga insomma la spiegazione sociologica, fattuale o psicologica, il giallo dispone di indubbie attrattive.
I Caffè Culturali: "Quale ordine vuole ristabilire Virginia Less nella sua opera?".
Virginia Less: "Nulla di men che democratico o tanto meno autoritario!
Il giallo, l'ho già detto, narra di una rottura e di un raggiustamento. Sia il crimine che la scoperta del colpevole avvengono, salvo eccezioni, all'interno di una comunità. Dunque il giallo, anche quando non ne ha l'intenzione esplicita, mostra la sua natura socio-politica. Motivo non secondario della mia scelta narrativa, cui si accompagna una lieve valenza liberatoria.
Come cittadina troverei ordinato un modello più giusto, sia nel riconoscimento del merito che serio nella sanzione dei comportamenti illegali o comunque limitativi della libertà di ciascuno. Per realizzarlo in concreto, occorrono buoni governanti, la cui scelta richiede un certo raziocinio. Ma ho l'impressione che l'elettore ne faccia un uso sui generis. Mi consento un'autocitazione, da La deriva del sindaco:
- Questa gente non li ha votati perché sono capaci e onesti; al contrario, ha fiducia che non lo siano, e ognuno s'illude di veder privilegiare i propri affari a scapito di quelli degli altri - dice un personaggio. E l'altro ribatte: - E' stupido, oltre che immorale (…) se il 'favore' fosse reso a ognuno, tutti riceverebbero lo stesso trattamento: una contraddizione -.
E in certo senso lo ricevono: anche i furbi - che si sono assicurati a scapito degli onesti una certa dose di privilegio- subiscono le conseguenze del degrado sociale, dall'inquinamento alla microcriminalità.
Un comportamento disordinato risulta sovente tipico dello stupido, proprio secondo la definizione esemplare di Cipolla, il noto economista. Lo è infatti chi: " causa un danno (...) senza (...) realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita".
Ritorno alla spazzatura, il mio tormentone. Consideriamo la gran quantità di rifiuti che insudiciano i bordi delle strade extra-urbane: provinciali, statali e persino autostrade. I cittadini automobilisti mollano schifezze varie lungo il percorso, con vistoso danno paesistico e magari ambientale. Che anche gli i autori della malefatta subiscono, mentre il vantaggio di liberarsi in tal modo del pattume da viaggio appare davvero insignificante.
Non dissimile, salendo di livello, mi appare il comportamento di chi colloca arbitrariamente se stesso fuori dalle regole, che in un paese democratico scaturiscono - almeno in linea di principio - dalla volontà popolare. Qui la stupidità consiste nella presunzione di ritenersi un unicum, esentato dall'osservanza di leggi e norme o dal pagamento delle tasse. E' ovvio che ciascuno può cercare di fare altrettanto: l'insieme di tante eccezioni non può che mandare in malora tutto il disordinato sistema. Il disonesto ne fa comunque parte ed è improbabile che possa sottrarsi del tutto ai guasti di un paese in dissesto, con servizi allo stremo e delinquenza alle stelle.
L'ordine che vorrei ristabilire nella mia opera, è dunque in primis un decente civismo, teso a migliorare la qualità del vivere.
Il mio personaggio, il capitano Osvaldi, agisce come deve e non s'illude sui risultati: gli uomini continueranno a delinquere e il mondo ad essere ingiusto. Ma aspirerebbe a un'etica condivisa, almeno quanto ai principi fondamentali. Un discorso intorno ai suoi fondamenti è qui fuori luogo; occorre tuttavia presupporla perché il modello giusto regga.
In teoria se ne potrebbe fare a meno, nel senso che il rispetto delle norme assicura comunque l'ordine, quand'anche il cittadino eviti la trasgressione per timore o convenienza, senza intimo convincimento. E, per quanto etica e diritto siano discipline autonome, occorre che le scelte di ciascuno poggino sulla consapevolezza morale di ciò che è doveroso e lecito: ovvero sulla responsabilità individuale, che richiede un'etica forte. Cerco di comunicare la convinzione profonda del suo primato.
E quando, navigando di notte, osservo il cielo stellato, mi viene in mente il grande Kant che, quanto a fonte di ammirazione e di meraviglia lo considerava al pari della legge morale che è dentro di noi".
I Caffè Culturali: "Come è nato il suo personaggio, il capitano Osvaldi?".
Virginia Less: "Si è fatto avanti da solo, imponendosi con la sua mole ingombrante!
Non avevo l'intenzione di scrivere gialli polizieschi, troppo praticati; le mie dovevano proporsi come avventure marinaresche inframmezzate da delitti, che i personaggi affrontano e talvolta risolvono, magari coralmente.
Il primo romanzo racconta infatti di come, nel corso di un circuito velico a tappe, muoiano alcuni skipper, vittime di curiosi incidenti che si riveleranno omicidi. Le regate sono descritte nel dettaglio, il che ha reso il testo decisamente sportivo, e le investigazioni avvengono nei pensieri e discorsi dei personaggi, mentre gli agenti in divisa fanno apparizioni marginali.
L'avevo terminato da poco quando ho incontrato in casa di amici una mediatrice marittima dalla sfortunata storia sentimentale. Per diversi anni aveva girato il mondo con suo marito, a bordo di una splendida barca d'epoca, prima d'essere piantata a causa di una disinvolta e seducente ragazzetta.
Quel che maggiormente sembrava addolorarla era l'essere rimasta a terra.
Perfetta nel ruolo della principale indiziata, se la rivale fosse stata uccisa... Volendo ricavarne un racconto nel quale l'antefatto risulta dal dialogo tra i personaggi, gli investigatori mi sono parsi necessari.
E subito si è presentato il grosso capitano dei carabinieri che avevo conosciuto superficialmente molti anni prima. I tratti salienti li possedeva già tutti, almeno per sentito dire, ed io mi sono limitata a enfatizzarli con ironia, spero ben calibrata. Abbastanza acculturato, amava cucinare e faceva il bagno nell'acqua bassa. Per la vela mostrava qualche interesse, ma le vertigini ne ostacolavano la pratica; in un'occasione mi chiese di porgergli la mano mentre passava dalla banchina alla barca. Se fosse caduto in acqua mi avrebbe trascinata con sé, ma il simbolico appoggio fu sufficiente a tranquillizzarlo.
Naturalmente volevo che Osvaldi avesse una statura psicologica e morale adeguata al fisico, scansando tuttavia sia l'icona stucchevole del gigante buono che l'astrattezza fastidiosa dei personaggi a tesi . Minacciosa, quest'ultima, a causa della mia formazione e del tardivo approccio alla narrativa.
Mi auguro di aver evitato il rischio. Osvaldi incarna a suo modo il soggetto consapevole della necessità di scegliere, attraverso ogni singola azione, l'esistenza che gli tocca, rendendola così autentica, ma lo fa con naturalezza, senza indulgere - a parte il suo pittoresco mantra – alle velleità teoretiche. Se proprio capita, interviene il maresciallo Pellicciotta, offrendogli, oltre all'ausilio del cervello fino, la sponda pragmatica di un naturale buon senso. Osvaldi ha comunque una mente aperta e presta attenzione alle persone, che sa comprendere e valorizzare. Mi sono affezionata a entrambi e ho continuato a praticarli.
Alcune caratteristiche, in certo senso banali, dei miei personaggi fissi le ho scelte di proposito. Ero annoiata dalla sfilza di poliziotti poco equilibrati, oppure corrotti e violenti, quasi sempre afflitti dalla vita affettiva sgangherata e via elencando, che popolano fiction e letteratura di genere. I miei sono mariti fedeli e padri presenti quanto possono: gente tranquilla.
Credo, forse con un pizzico di snobismo, che originale sia di questi tempi una convinta normalità".
I Caffè Culturali: "Cosa pensa il capitano Osvaldi della società, del crimine e dell'ordine sociale, che la sua creatrice vorrebbe ristabilire? Che rapporto intercorre tra un autore ed i suoi personaggi?"
Virginia Less: "Il mestiere di Osvaldi obbliga a decidere e intervenire, spesso in fretta. I suoi pensieri sono di necessità meno arzigogolati dei miei e il suo rapporto con la realtà più pragmatico. Talvolta si lascia brevemente sedurre dall'immagine utopica di una società ordinata e giusta, che presto allontana dalla mente quale vago filosofema. Lui è appassionato di storia: sa bene che non mai esistita e, al contrario di me, non perde tempo a considerarla neppure quale archetipo desiderabile. Ho provato a mettere un po' in crisi il suo orizzonte intellettuale nel romanzo successivo, mediante il confronto con un filosofo di professione. Se la cava onorevolmente, ma prova per la disciplina nulla più che un' episodica curiosità culturale.
In compenso Osvaldi s'impegna a fondo per ristabilire l'ordine sociale che gli compete, nel suo ruolo di tutore di quello esistente. Le regole vanno rispettate, i crimini puniti; senza eccezioni, poiché la responsabilità è sempre individuale. E' intelligente e anche umano: non gli sfuggono le condizioni che talvolta hanno reso inevitabile il reato e in certo senso ne riducono la gravità, ma non gli spetta di occuparsene. Sa di avere a disposizione mezzi limitati nella ricerca dei colpevoli, per cui molti crimini rimarranno impuniti, conosce la corruttela generalizzata che invischia a tutti i livelli il sistema, vanificando gran parte del suo lavoro. Lui ha tuttavia il dovere di compierlo al meglio, qui e ora.
La grandezza di Osvaldi consiste nella determinazione, libera e mai rassegnata, con la quale obbedisce al proprio imperativo interiore; pur consapevole dell'inutilità di fondo dei suoi sforzi, neppure concepisce l'alternativa dell'inazione. Nel delineare il personaggio immaginavo, con la dovuta modestia, una versione sui generis di Sisifo che spinge il macigno: nel senso, caro a Camus, che esso rappresenta lo sforzo cui la coscienza dell'esistere ci condanna.
E' impossibile affrontare il tema del rapporto tra l'autore e i suoi personaggi senza farsi venire in mente (sempre si parva licet eccetera) il Madame Bovary sono io o qualche spunto pirandelliano sulla tirannia reciproca che li tiene legati.
A parte l'andar per mare, c'è ben poco di autobiografico in quello che scrivo e nessuna delle figure che delineo mi rappresenta; tutte insieme portano comunque in giro - né potrebbe essere altrimenti - il mio sentire, pensare, giudicare. Ma lo fanno a modo loro, cioè in quello più consono alla propria identità peculiare, la quale assume le caratteristiche dettate dalla storia che vado narrando. Molti autori hanno spiegato meglio di me la cosiddetta autonomia dei personaggi che, una volta inventati, danno chiari segnali della direzione in cui vogliono muoversi. Naturalmente, in ultima istanza comanda chi scrive; tuttavia imponendo a quei prodotti della fantasia, o come chiamarli, atteggiamenti poco credibili e incoerenze sostanziali, si è quasi sempre puniti dalla bruttezza del risultato".
I Caffè Culturali: "Come è stato accolto dal pubblico il suo personaggio?"
Virginia Less: Le fonti d'informazione sull'accoglienza riservata a Osvaldi sono per forza di cose limitate. Mi piacerebbe conoscere il pensiero di tutti i miei dieci lettori, anche per trarne vantaggio letterario, ma l'impossibilità è manifesta.
Le recensioni e le interviste mostrano apprezzamento per la coreografia del personaggio, dalla passione culinaria al disagio marinaresco. Qualcuna, più impegnata, ha dato risalto anche al messaggio etico-politico che gli ho in certo senso affidato.
Ho dialogato con il pubblico durante le presentazioni. Le domande di chi aveva appena preso in mano il libro sono state di necessità ispirate a quanto era stato detto dal conduttore dell'incontro e da me, nel rispondere alle sue domande, mentre i pochi che lo avevano già letto sono entrati nel merito di alcune peculiarità del mio capitano. In questo caso la sua weltanschauug è stata compresa e apprezzata, o persino approfondita.
Spesso mi è stato chiesto perché avevo deciso, già nel titolo, che Osvaldi soffrisse il mare; la valenza simbolica di questo disturbo ha dato luogo a un dibattito interessante che ha originato, credo, un giudizio positivo. Anche il mantra di Osvaldi, la citazione dall'opera di Bloch, è stato oggetto di curiosità, animando la conversazione.
In una occasione si è svolto un divertente scambio di battute con un signore, rimasto sconosciuto, che, avendo scorso un paio di pagine del volume appena comprato, mi ha chiesto di spiegare alcuni termini marinareschi. Va bene, ma lei doveva inserire delle note esplicative è stata la sua secca conclusione, mentre tentavo di aggiungere che, proseguendo nella lettura, avrebbe certamente compreso anche da solo di cosa si trattava.
Il dubbio sull'opportunità di un piccolo glossario mi è tuttavia rimasto e in seguito, avendone parlato con l'editore Abbadessa, ho proposto il tema nel blog di Autodafè. Animati gli interventi. Questo il link:
http://autodafeblog.wordpress.com/?s=glossario
I Caffè Culturali: "Cosa le ha lasciato l'aver scritto Mal di mare?"
Virginia Less: "I racconti che compongono Mal di mare sono nati in occasioni diverse e nell'arco di alcuni anni.
I più hanno un taglio socio-politico accentuato: trasferire sul piano della narrazione alcune delle mie frustrazioni di cittadina è valso in certo senso ad attenuarle. L'ho già detto... Un primo lascito positivo del lavoro consiste appunto in questo superamento, sia pure sui generis, del negativo.
In altri ho preso spunto dalla navigazione a vela o dalle prime esperienze di scrittura sul web.
Raccontarle le ha ravvivate, rinnovandone fascino e interesse.
L'esperienza mi ha poi impartito una salutare lezione di modestia. Pur consapevole che articoli e relazioni hanno poco a che fare con racconti e romanzi, facevo conto su un'adeguata padronanza della lingua. Trovare la cifra giusta (spero lo sia) per quel che intendevo dire ha richiesto comunque una bella fatica. E l' impegno andrà avanti, com'è giusto, finchè continuerò a scrivere.
La disponibilità di un editore serio a investire sul mio testo mi ha naturalmente rallegrata, quale conferma di una sua qualche validità. E ho trovato emozionante toccare con mano quel che avevo avuto in testa. Senza dubbio gradite – e lasciano un positivo ricordo- le segnalazioni delle principali riviste nautiche, le recensioni e le interviste.
Quanto al riscontro del mercato, Cristiano Abbadessa ne ha parlato con chiarezza dal suo tavolino. E' mia opinione che per trovare spazio e riconoscibilità la piccola editoria debba lavorare davvero molto".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Virginia Less"
data di pubblicazione:
27/02/2012

ultimo aggiornamento:
17/06/2012

codice di riferimento:
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