Lettura con l'autore

      


Domenico
Gullo

Attraverso questa sezione leggiamo il romanzo:

"La vecchia Legnano",
scritto da Domenico Gullo,
edito da Lupo Editore (ISBN 978-88-96694-42-8).

I Caffè Culturali, grazie alla disponibilità degli autori, desiderano offrire l'opportunità di approfondire, quasi come un'analisi testuale, alcune parti delle loro opere. Chiunque potrà partecipare a queste attività. Al fondo della pagina e nelle sezioni dedicate agli autori ed alle loro interviste "e-mail" sono presenti alcuni "social plugin" di facebook, che permetteranno commenti, osservazioni, quesiti e contributi da parte del pubblico.

  




LUPO EDITORE

Lettura con l'autore
I Caffè Culturali: "Iniziamo dalla copertina: perché una vecchia foto, un ciclista, una bicicletta ed una macchina per cucire?".
Domenico Gullo: "Questi elementi riassumono, credo, tutto lo spirito del libro, la sua essenza, la vera anima. Ho voluto che il libro rappresentasse un omaggio alla mia famiglia ma non solo, anche alle tante famiglie che come la mia hanno dovuto affrontare duri sacrifici per riuscire a coltivare un sogno. Il sogno di un avvenire da donare ai propri figli, un avvenire il più possibile sereno, forse non facile, ma denso di speranze. La vecchia foto ritrae mio padre con la sua Legnano, compagna di gare dure e faticose in gioventù. Quella stessa bicicletta fu il suo mezzo di trasporto nel tragitto che lo portava tutti i giorni verso la fabbrica, a Torino, quando finì il tempo delle corse e cominciò la gara con la vita. La sua Legnano è stata per la nostra famiglia il mezzo che idealmente ci ha traghettato dal paese alla città, da una condizione di vita ad un'altra, migliore. La macchina da cucire, la Singer, che nelle mani di mia madre cantava una musica che cullava noi bambini la sera, quando lei cuciva e cuciva fino a tarda ora per aiutare il magro bilancio famigliare. Anche la Singer ha meritato di essere raccontata perché anch'essa è stata uno strumento attraverso il quale la nostra vita è migliorata. A volte anche degli oggetti inanimati possono essere destinatari di affetto, perché dentro racchiudono un po' di noi stessi".
I Caffè Culturali: "A quale genere appartiene l'opera?"
Domenico Gullo: "Io credo che il libro possa essere ricondotto al genere memorialistico. E' infine un racconto della memoria, e non solo della memoria degli avvenimenti e quindi descrittiva, ma è anche e soprattutto un percorso attraverso i sentimenti dei protagonisti. Le loro storie hanno un denominatore comune, che siano allegre o tristi, drammatiche tragiche o esilaranti, in tutte i sentimenti dei personaggi vengono esaltati, una lettura dell'animo più che dela figura dei protagonisti".
I Caffè Culturali: "Addentriamoci ora nell'opera: cos'è la Controra e perché il racconto si apre con la descrizione di questo periodo della giornata?"
Domenico Gullo: "In estate, nei nostri paesi del sud, subito dopo il pranzo, il sole e il caldo sembrano stendere una coperta sonnacchiosa sopra case e uomini. Per i vicoli si insinua un alito di vento caldo che cuoce i muri, i rumori sembrano affondare nella canicola e le persone si abbandonano al sonno. Ecco questa è la controra, il pugno di ore che comincia verso le 14 e dura fino alle 17 circa, queste sono le ore in cui si aprono anche le prime pagine del libro. Ho scelto di cominciare con il racconto della controra perchè infonde secondo me un senso di quiete, credo che aiuti il lettore ad immergersi in quella realtà che mi sono sforzato di restituire nei suoi toni più famigliari, più profondi.. Si entra in punta di piedi per essere poi protagonisti insieme ai personaggi, almeno questo era il senso che volevo dare al racconto partendo appunto dal prologo".
I Caffè Culturali: "Chi sono i personaggi del romanzo?"
Domenico Gullo: "I personaggi fanno parte del mio vissuto, sono le persone che hanno accompagnato la mia infanzia e l'adolescenza. Hanno lasciato il loro segno, la loro traccia marcata e hanno poi proseguito il loro cammino. Ma anche questi personaggi non hanno collocazione certa, abbiamo tutti nei nostri ricordi un nonno istrionico e divertente o una nonna affettuosa e dalla mano ferma. Molti di noi forse hanno nei loro ricordi un distinto zio barbiere il cui "salone" diveniva una sorta di salotto culturale. Ecco questi personaggi credo si possano trovare in ogni nostro paese, sono il segno distintivo delle nostre comunità. Le loro caratteristiche, le loro peculiarità si muovono bene dappertutto, al Nord come al Sud. Ho incontrato questi personaggi dopo tanti anni ed ho voluto risentire i loro racconti, le loro voci non hanno perso forza ed io li ho lasciati camminare sul foglio bianco. Sono personaggi semplici, con storie semplici e grandi affetti che gli anni non hanno sbiadito".
I Caffè Culturali: "Nella lettura del romanzo si trovano delle parole e delle espressioni in lingua arbëreshe: qual è il loro significato?"
Domenico Gullo: "La narrazione andava integrata, a mio parere, con delle frasi, delle espressioni in lingua per arrichirne il senso e per darne, in certo qual modo, una dimensione identificativa culturale. Ho voluto imprimere un certo marchio che non deve essere inteso come etichetta, ma come punto distintivo. Ci sono espressioni nella mia lingua che racchiudono un significato molto più profondo di quello che la mera traduzione letterale fa trasparire, per questo motivo ho cercato, per quanto possibile, di dare a quel significato la giusta valenza attraverso l'inserimento di quelle espressioni in lingua. Credo, e spero, che l'inserimento di tali frasi non appesantisca la fluidità della narrazione, anzi sono sicuro che sia un elemento che valorizza l'intero testo".
I Caffè Culturali: "Potrebbe esprimere un esempio di quei significati profondi, che ha desiderato condividere nel suo libro?"
Domenico Gullo: "Ricordo in certe frasi, in certe espressioni che sentivo dire ai miei genitori o ai miei nonni, quanto pudore ci fosse nell'esternare un certo stato d'animo, quasi un timore di prestare il fianco alle avversità della vita. Molte di quelle espressioni erano infatti riferite a momenti poco gioiosi, anche dolorosi forse, sicuramente travagliati. La cultura del sacrificio impediva a queste persone di lamentarsi, di piangersi addosso, di recriminare e così molte volte una frase esprimeva la rabbia del momento, la delusione, lo scoramento. Era tutto quello che l'orgoglio concedeva, una lieve valvola di sfogo, una educata ma tagliente rivalsa. Una frase in particolare ho voluto riportare nel libro: "Queste nuvole tristi ti oscurano anche il cuore". La sentii da mio padre quando avevo poco più di sette anni e subito non ebbi percezione di quello che quella frase racchiudeva, lo capii anni dopo, quando riuscii a mettere a fuoco le circostanze e i fatti di quel periodo, quando seppi ciò che quel grande cuore in quel periodo stava sopportando, e quanto ancora si preparava a dover affrontare".
I Caffè Culturali: "Torniamo ai personaggi. Il primo, in ordine di apparizione è il nonno: chi era questo spirito d'artista?".
Domenico Gullo: "Spirito d'artista, certamente non c'è parola migliore per definire nonno Domenico. Vulcanico nel modo d'agire, istrionico per natura, allegro per vocazione. Se ne avesse avuto la possibilità sarebbe diventato sicuramente un bravo attore, ne aveva il portamento e il talento. La vita per lui aveva scritto altre pagine però. Lo fece passare attraverso gli orrori della Grande Guerra, lui che si era appena affacciato alla vita, dovette fare i conti con la morte. Ragazzo del '99, Cavaliere di Vittorio Veneto, orgogliosissimo di avere servito la sua Patria, anche a scapito della sua gioventù violata. Legato alla terra come solo un contadino può sentire d'esserlo, legato alla famiglia, a tutti noi nipoti, lui più scapestrato di noi, più allegro di noi, lui che negli ultimi anni della sua vita prese a viaggiare per andare a trovare i figli emigrati in nord Italia. Un viaggio solo non riuscì a fare: andare a Redipuglia a trovare il fratello morto in battaglia. Sono ormai molti anni che le sue battute non ci rallegrano più, ma il vento allegro del suo spirito ci rinfresca ancora".
I Caffè Culturali: "Che rapporto aveva con la cultura arbëreshe? Che giudizio dava dell'evoluzione della sua famiglia e della sua nazione?".
Domenico Gullo: "Il rapporto nei confronti del mondo arbëreshe era molto profondo. Nutriva una sorta di estremo rispetto per tutto ciò che arrivava dal passato, e lo esprimeva custodendo gelosamente tutto ciò che gli era stato tramandato dai genitori o dai nonni. Spesso riaffioravano alla sua mente storie antiche, le aveva sentite raccontare da bambino, e con molto garbo e delicatezza ce le trasferiva. Ricordo l'impareggiabile eleganza nel raccontarle, quasi da "fine dicitore". Il rapporto che aveva con tutto ciò che erano le nostre usanze, le antiche tradizioni, faceva sì che i suoi racconti diventavano così interessanti da sembrare ambientati nel tempo presente, indubbiamente una grande dote, di cui forse non si rese mai conto. Devo dire che l'evoluzione della sua famiglia, la nostra evoluzione, la visse da "tifoso". Sì perchè tutte le nostre conquiste, dei figli, dei nipoti, di tutti i componenti del "clan", lo entusiasmavano così tanto da fargli venire fuori, in modo quasi prepotente, la sua natura fanciullesca, ora entusiasta senza freni, ora in preda ad incertezze improvvise. Per concludere dirò che il suo giudizio sulla nazione lo esprimeva con sarcasmo rivolto alla classe politica del momento, non nutriva eccessiva stima per i governanti di allora. Diceva che una nazione che ama i propri figli non può permettere che se ne vadano perchè non riesce a dar loro la possibilità di un futuro decoroso. Saggezza contadina".
I Caffè Culturali: "Che ruolo riveste nelle vicende narrate?".
Domenico Gullo: "Posso dire che nel libro nonno Domenico si è ritagliato la parte della guida, una sorta di Virgilio che introduce alle vicende narrate, che ogni tanto, discretamente, si allontana per riapparire nei momenti più esaltanti o più drammatici. Diciamo che, nel palcoscenico dove si rappresenta "La vecchia Legnano", egli fa la parte del capocomico, quel personaggio cioè che con mestiere ed esperienza tiene il ritmo della commedia sempre vivace. La sua maschera entra anche in qualche momento malinconico e triste, ed assume sempre e comunque un ruolo chiave, molto umano, intriso di sentimento. Confesso che a volte il personaggio di nonno Domenico si è animato di vita propria, e quasi ha camminato da solo durante la narrazione delle vicende costringendomi spesso a farlo tornare nei ranghi".
I Caffè Culturali: "Continuiamo con i personaggi: esiste un ruolo principale?".
Domenico Gullo: "In realtà il libro era stato pensato come romanzo e nella stesura iniziale stavo appunto seguendo questa linea. C'è da dire che il romanzo ha una struttura narrativa che si basa su alcuni elementi che necessariamente devono essere presenti, un po' come una struttura portante che sta alla base della costruzione di un edificio. In un romanzo infatti esiste un protagonista, attraverso il "punto di vista" del nostro protagonista il lettore segue l'intreccio della vicenda. Esiste un antagonista, che si contrappone al protagonista, ed infine esiste lo scopo, il fine ultimo che l'eroe persegue e che costituisce il traguardo se così vogliamo chiamarlo. Man mano che procedevo nella scrittura mi sono accorto che tutti i personaggi che avevo in mente meritavano a mio avviso il ruolo di protagonista nelle vicende che li vedevano coinvolti e così, per dare a tutti il giusto ruolo, ho cambiato la struttura narrativa ed ho optato per la raccolta di racconti. Per questo motivo non esiste un ruolo principale, ma solo figure guida che comunque lasciano spazio ai protagonisti dei vari racconti".
I Caffè Culturali: "Una particolarità dell'opera è costituita dal tempo: sembra trascorrere in modo differente e caratterizza tempi diversi a seconda delle vicende. Che ruolo ha il tempo e quali tempi si percorrono?".
Domenico Gullo: "In effetti ci sono tempi diversi per diverse vicende che poi finiscono per intrecciarsi fra loro. Ho voluto, per ogni vicenda narrata, dare una identificazione temporale perchè i diversi personaggi vivono le loro lotte, le loro gioie, le loro scelte in rapporto al tempo che stanno vivendo. Gli anni della gioventù di alcuni personaggi, quelli della maturità e della sofferenza, e infine quelli dei consuntivi, gli anni in cui ci si volta indietro e si tirano le somme sono molto diversi fra loro. Sono anni segnati da fasi diverse perchè diverso era l'approccio con cui venivano vissuti e affrontati ed era importante, secondo me, dare giusta collocazione ai fatti raccontati".
I Caffè Culturali: "Perché leggere La vecchia Legnano?".
Domenico Gullo: "La vecchia Legnano è un libro della memoria, è un libro che racconta storie semplici di gente semplice. La narrativa è fatta di cose umili, che devono arrivare al cuore della gente, chi legge deve sentire propria la storia, deve poter dare un volto ai personaggi, un profumo all'aria del romanzo, una luce alla scenografia descritta. La vecchia Legnano appartiene a chi leggerà le storie che si raccontano, il lettore sarà protagonista e autore insieme, sì perchè l'autore propone una storia ma è il lettore che vivendola le darà corpo e calore e se il lettore nella memoria conserverà un sentimento che il libro ha suscitato, allora il racconto vivrà a lungo".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Lettura con l'autore"
data di pubblicazione:
01/06/2011
ultimo aggiornamento:22
/09/2011

codice di riferimento:
I110601.1409.DI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dipita
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