Tavolino riservato a Domenico Gullo

        

Domenico
Gullo



Nome:

Domenico

Cognome:

Gullo

Data di nascita: 1958
Nazionalità:

Italiana

Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:

www.domenicogullo.it

"E mail": mimmgullo@libero.it
Interessi: -
Note di presentazione:

Domenico Gullo è nato a Spezzano Albanese (Cs), comunità arbëreshe, italo- albanese, della Calabria. È emigrato giovanissimo insieme a tutta la famiglia a Torino dove attualmente vive e lavora, e dove ha completato gli studi. Ha mantenuto sempre un fortissimo legame con la propria regione, legame che è lo stimolo per scrivere della sua terra e della gente di Calabria.

Comunicazioni dell'autore:

Sono presenti su Facebook il gruppo e la pagina dedicata all'autore, al suo romanzo ed al tema dell'identità e dell'integrazione culturale. Iscrivendosi al gruppo "La vecchia Legnano" su Facebook ed alla relativa pagina, si potrà accedere alle informazioni sugli eventi collegati all'opera ed al tema, esprimere i propri pareri, inviare quesiti agli altri lettori ed all'autore, nonché "chattare" in diretta con gli altri membri sulla "chat" riservata al gruppo. Per entrare nella pagina o nel gruppo (oltre ad essere in possesso di una registrazione Facebook), cliccate sui collegamenti sotto riportati.

gruppo

 

Domenico Gullo e Gian Stefano Mandrino, sabato 21 maggio alle ore 10:00 saranno ospiti di Radio Italia Uno.
La trasmissione potrà essere ascoltata lunedì 23/5/2011 dalle ore 20:00 sintonizzandosi su FM 92,700 o in streaming cliccando qui .

Collegamento ai
lavori pubblicati:
www.domenicogullo.it

L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Che cosa è un romanzo arbëreshe?".
Domenico Gullo : "In effetti la dicitura "romanzo arbereshe" come sottotitolo in copertina, è stata una scelta del mio editore per richiamare l'attenzione del lettore su una realtà nota non a molti. Gli arbereshe, albanesi d'Italia, sono presenti nel nostro Paese fin dal 1400 e approdarono sulle coste dell'Italia meridionale per sfuggire all'invasione turca che in quel periodo dilagava in Albania. Molti paesi di origine arbereshe sono presenti in Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Molise. Caratteristica peculiare di questi centri è l'aver mantenuta, quasi intatta, la lingua originaria del 1400. Come se al giorno d'oggi, tanto per fare un esempio, noi trovassimo un paese dove si parla ancora l'italiano di Dante Alighieri. Il romanzo è ambientato in un paese arbereshe, peraltro mai citato, e nei dialoghi ho pensato di inserire, debitamente tradotte, frasi nella mia lingua originale. Questo in sintesi il motivo di questo curioso sottotitolo".
I Caffè Culturali: "Quante persone parlano ancora la lingua arbëreshe?".
Domenico Gullo : "Credo che siano, ma la mia è una stima approssimativa, all'incirca 200.000 persone nei vari paesi d'Italia. Fra un paese e l'altro esistono lievi differenze fonetiche, termini che hanno subìto piccoli cambiamenti, ma sostanzialmente l'idioma è rimasto inalterato. Molte amministrazioni comunali arbereshe hanno introdotto lo studio della nostra lingua nelle scuole elementari, e questo è encomiabile perché è sintomo di sensibilità culturale che va difesa e valorizzata".
I Caffè Culturali: "Cosa significa appartenere alla comunità linguistica arbëreshe?"
Domenico Gullo : "Fino a qualche anno fa per un inspiegabile senso di vergogna o forse per un istinto di difesa figlio di antichi retaggi, chi apparteneva alla comunità arbereshe aveva la tendenza a nascondere questa appartenenza. Oggi le cose sono cambiate, abbiamo scoperto di avere un patrimonio culturale, linguistico, religioso da conservare e valorizzare. Le nostre tradizioni, la nostra cultura, sono state tramandate perlopiù oralmente attraverso i secoli e credo sia giusto farle conoscere a tutti perchè tradizioni e cultura dei popoli arricchiscono e valorizzano chi le fa proprie".
I Caffè Culturali: "Come si percepisce tale arricchimento?"
Domenico Gullo : "Forse non lo si percepisce in modo chiaro e diretto, si ha consapevolezza di tale arricchimento quando siamo in grado di capire e soprattutto accettare culture, usi, religioni, idee che apparentemente sembrano lontano dal nostro modus vivendi, ma che forse sono molto più vicine di quanto noi stessi pensiamo. A volte ci poniamo di fronte a ciò che non conosciamo in modo preconcetto, secondo me bisogna avvicinarsi a tutto ciò che per noi rappresenta una novità, in punta di piedi, con molta umiltà".
I Caffè Culturali: "Nelle sue note biografiche appare il termine "emigrato". Si è sentito davvero tale? Cosa significa per Lei "integrarsi"? Come definisce l'identità culturale?"
Domenico Gullo : "Credo di dover dire che mi sono sentito tale perché tale effettivamente era la nostra condizione, non c'è altra parola per definire chi lascia il proprio paese natale per cercare lavoro altrove. Ho vissuto insieme alla mia famiglia la sofferenza della partenza e le difficoltà incontrate nel cercare di farsi accettare in una città che guardava con qualche diffidenza i nuovi arrivati, tuttavia quella stessa città ci ha dato la possibilità, a noi come ad altri, di costruire su basi solide un percorso valido e proficuo. L'integrazione, a mio avviso, è un processo che deve necessariamente coinvolgere non solo gli individui che si inseriscono in un ambiente sociale nuovo e diverso, ma anche chi è già parte di quell'ambiente. Permettere alle persone di integrarsi vuol dire anche accettare le loro diversità, diverse lingue, diverse religioni, diverse culture. In definitiva integrarsi vuol dire confrontarsi e il confronto arricchisce, sempre. L'identità culturale è un segno distintivo dei popoli, va preservata e divulgata. L'identità culturale di un popolo è la sua religione, la sua letteratura, le sue cerimonie, la divulgazione, a volte orale, degli usi e costumi. In definitiva il suo DNA, il suo essere unico ma allo stesso tempo parte integrante dell'insieme dei popoli, in una sorta di scambio reciproco di valori fondamentali e imprescindibili".
I Caffè Culturali: "Torniamo al suo romanzo, "La vecchia Legnano": cosa racconta?"
Domenico Gullo : "La vecchia Legnano racconta storie di uomini. Storie semplici, storie di coraggio e di dolore, ma anche di gioie e speranze, di delusioni e faticose risalite. La Legnano era la bicicletta che usava mio padre, quando da giovane faceva il corridore. Quella bicicletta lo ha accompagnato negli anni della gioventù ed è stato il suo mezzo di trasporto quando lavorava in fabbrica, a Torino. E' stato il mezzo che idealmente ha traghettato la nostra famiglia da una condizione di vita, in paese, ad un'altra, migliore, in città. Il libro è, più che un romanzo, un insieme di racconti, con vari protagonisti, ambientato in un paese arbëreshe, a cavallo degli anni sessanta. Attraverso questi racconti ho cercato di dare uno spaccato di quelli che erano la società, i valori di vita, gli uomini a quel tempo. E' una storia di emigrazione, di sofferenza, di traguardi persi e ripresi, di rinunce e soddisfazioni. E' un omaggio alle tante famiglie che, come la mia, hanno dovuto inventarsi strade nuove per nuove speranze".
I Caffè Culturali: "A proposito di identità culturale: come ha percepito la cultura ospite? La sua si è trasformata? Se sì come?"
Domenico Gullo : "Posso dire che la mia cultura si è formata, plasmata, nella nuova realtà. All'età di nove anni, tanti ne avevo quando sono arrivato a Torino, non si ha ancora una formazione culturale ben definita. Avevo sì assorbito quei valori fondamentali che mi trasmettevano i miei genitori, la mia identità culturale andava formandosi, conoscevo la storia e le tradizioni del mio paese, ma ero anche pronto ad assorbire tutto ciò che era nuovo, sconosciuto e per questo interessante. Quindi più che di trasformazione parlerei di arricchimento per quanto mi riguarda".
I Caffè Culturali: "Sarebbe possibile conoscere qualche aspetto concreto delle diversità incontrate e dell'arricchimento culturale? Il romanzo come descrive questo passaggio?"
Domenico Gullo : "Si tenga presente che chi arrivava nelle città del Nord provenendo dal nostro Mezzogiorno, aveva la tendenza ad aggregarsi e a frequentare, almeno nelle fasi iniziali, solo altri meridionali e quindi il processo di integrazione aveva fasi abbastanza lunghe. I posti di lavoro sono stati a mio avviso i luoghi che hanno permesso, più di altri, alle persone di conoscersi ed apprezzarsi. Hanno permesso ai datori di lavoro, settentrionali, di scoprire quanti luoghi comuni accompagnavano i nostri emigranti, quanti preconcetti si sono dissolti quando la buona volontà, la serietà, e il senso di responsabilità dei nuovi arrivati si sono rivelati. Hanno permesso ai nostri emigranti di scoprire la bontà e la disponibilità, e non solo l'indifferenza, di chi li ospitava. Certo le difficoltà sono state molte. I famosi cartelli con scritto "Non si affitta ai meridionali" erano una realtà, i fatti non si possono alterare con le parole, ma è anche vero che quella realtà non apparteneva a tutti per fortuna e, comunque, era figlia di ignoranza e paura preconcetta. Da lì, dal momento in cui si sono superate barriere come questa, è nato e si è evoluto l'arricchimento culturale di tutti, quando sì è capito che chi arrivava in fondo non era molto diverso da chi era già lì perchè ci era nato. Nel romanzo non ho trattato molto questo aspetto, il romanzo è nato per raccontare e far scoprire la nostra realtà meridionale, di cui ha fatto parte anche l'emigrazione, certo, ma trattata dal punto di vista della partenza, dell'abbandono della propria terra, piuttosto che dell'arrivo nella nuova vita. Qualche pagina è dedicata all'impatto con la città e col mondo del lavoro, ma più da un punto di vista emozionale che non sociologico. A mio avviso sarebbe stato andare fuori tema sviluppare una analisi che invece andrebbe approfondita, dal punto di vista della struttura narrativa, affidando ad un personaggio protagonista il compito di affrontare molte situazioni rimanendo in tema di diversità. In questo caso il lettore, attraverso il cosiddetto "punto di vista" del protagonista, "vedrebbe" meglio un tipo di realtà che un racconto può solo in parte far visualizzare".
I Caffè Culturali: "Quali sono i caratteri "meridionali" che emergono dal romanzo?".
Domenico Gullo : "Ho voluto mettere in luce nei personaggi quei caratteri che più di altri secondo me contraddistinguono il nostro essere meridionali. Ho cercato di evidenziare, ad esempio, la forza del coraggio. Il coraggio nel fare scelte che avrebbero avuto un peso significativo nel futuro della famiglia, scelte che avrebbero condizionato in maniera preponderante il percorso di tutti. Ho voluto mettere in risalto la grande determinazione nel perseguire uno scopo, un risultato, che alcuni personaggi ad un certo punto mostrano di avere senza che loro stessi ne fossero a conoscenza prima di essere stimolati da un fatto, un episodio, che rischia di sconvolgere le loro vite. Emerge anche nei personaggi il carattere romantico, sognatore, che fa commuovere e gioire, magari con pudore, anzi con tanto pudore ma con estrema passione e grande sincerità".
I Caffè Culturali: "Qual è l'eredità de La vecchia Legnano?".
Domenico Gullo : "Ne "La vecchia legnano" ho scritto delle storie, storie vere, storie che portavo da qualche parte nella memoria e nel cuore. Sono ricordi celati, sentimenti pudici, che sono riemersi stimolati da una frase, un profumo, un gesto. Ho cercato di mettere sulla carta ciò che provavo mentre scrivevo, e sulla carta ho riabbracciato mio nonno, sono risalito sul "Treno del sole", ho rivisto mio padre partire per la Germania, ho salutato il suo ritorno sulla soglia di casa. Come diceva un grande scrittore che amo molto, Giovannino Guareschi, io non ho creato questi personaggi, io ho solo dato ad essi una voce, li ho presi sottobraccio e li ho fatti passeggiare in sù e in giù per l'alfabeto. Ecco, questi incontri hanno suscitato in me commozione, amore, affetto, dolore. Insomma hanno smosso sentimenti e affetti. Questa vorrei che fosse l'eredità del mio libro. Se chi leggerà il libro ritroverà qualche valore che sembra sopìto, si commuoverà, riderà o solo penserà, vorrà dire che chi scrive ha raggiunto il suo scopo".
   
 
L'intevista continua con l'analisi di un testo composto dall'autore alla sezione
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I110301.0941.DI.AP.man

Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Domenico Gullo"
data di pubblicazione:
01/03/2011
ultimo aggiornamento: 17
/05/2011

codice di riferimento:
I110301.0941.DI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dipita
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