Tavolino riservato ad Andrea Gigante

      

Andrea Gigante
Nome:

Andrea

Cognome: Gigante
Anno di nascita: 22.07.1986
Nazionalità:

Italiana

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"E mail": andrea.gigante@hotmail.it
Interessi: Letteratura, cultura, cinema, viaggi e molto altro.
Note di presentazione: Andrea Gigante è nato a Roma nel 1986, dove vive attualmente. Diplomato al liceo scientifico, dopo aver passato nove mesi di studio, grazie al programma Erasmus, a Parigi presso l'Università "Paris 8", si è laureato in Lettere moderne all'Università "Roma Tre" con una tesi di letteratura francese, su un'opera di Georges Perec. Sta studiando per conseguire la laurea magistrale in Italianistica. "Le Perseidi. Odi e poesie varie", pubblicata a giugno 2011 da Arduino Sacco Editore è la sua prima pubblicazione. In questa silloge poetica ha cercato di recuperare o rinnovare strumenti formali propri della tradizione, alla ricerca della musicalità del verso e dell’eccellenza della costruzione, e sul piano dei contenuti ha fatto della varietà tematica una regola.
Comunicazioni dell'autore:

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lavori pubblicati:
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L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Chi è Andrea Gigante?".
Andrea Gigante: "Sono un ragazzo di ventiquattro anni nato a Roma, dove vivo. Ho amato fin da piccolo la scrittura, e sin dalla mia adolescenza mi sono cimentato nella poesia. Interrogandomi a volte sul motivo di questa scelta, ho pensato che forse non avevo fatto altro che cambiare la maniera privilegiata di esprimermi, per così dire: è come se fossi passato dal disegno, la mia attività preferita nella fanciullezza, alla scrittura, quasi per provare a rendere sulla carta quello che con linee, forme, chiaroscuro o colori non era possibile fare. Inizialmente la cosa aveva un carattere essenzialmente ludico: si trattava di scimmiottamenti della poesia “seria” o comunque di esperimenti vagamente nonsense. Uno dei miei primi ricordi legati a un sentimento poetico vero e proprio, autentico, credo risalga ai sedici o diciassette anni: mi trovavo a Granada, se non mi sbaglio, per un viaggio di istruzione in Andalusia. Il resto della mia classe era entrata con i professori nella Cattedrale della città, mentre io e un mio compagno eravamo restati fuori, non mi ricordo perché. In un momento di silenzio la mia attenzione fu attirata da un paio di ragazzi vestiti alla meno peggio che, trovato il posto esatto in cui poter suonare e attirare l’attenzione di tutti quelli che si trovavano come me nel vicolo, si misero a suonare i loro strumenti, vale a dire una fisarmonica e un flauto. La musica era bellissima, così come il contesto in cui era suonata: mentre ero seduto sul ciglio di un marciapiede, ebbi dei brividi inauditi. Trovai quella sensazione di piacere in qualche modo incomunicabile, ma mi risolsi a inseguirla, a ricercarla e a tentare di riprodurla per provare ancora quel piacere. Credo di aver provato quella sensazione già in precedenza, mediante delle letture romanzesche e poetiche; certamente la riprovai diverse altre volte con le letture che vennero dopo. Terminati gli studi liceali, decisi di iscrivermi a Lettere, perché niente mi sarebbe piaciuto di più di studiare ciò che più mi interessava e mi emozionava tra le attività e produzioni umane, prendendo una via per cui mi sentivo dunque istintivamente portato. Grazie a questi studi ho potuto ovviamente sondare i territori tanto della letteratura del passato quanto di quella contemporanea. La mia ricerca letteraria porta con ogni evidenza la traccia di questi studi, così come di altre esperienze di vita, tra cui merita un posto di tutto rilievo l'anno passato a Parigi grazie a una borsa di studio".
I Caffè Culturali: "In cosa consiste per Andrea Gigante un sentimento poetico vero e proprio, autentico?".
Andrea Gigante: "È veramente difficile poterlo definire con esattezza: si può veramente dire in questo caso che «intender non lo può chi non lo prova». Tuttavia non rinuncerò ad abbozzarne una definizione. È il sentirsi vibrare come una corda pizzicata dall’universo, un’emozione che si ottiene facendo vibrare le corde della propria lira, dal che sorge la possibilità di far vibrare, a loro volta, le corde del cuore e della mente dei lettori. La poesia è una vibrazione. Un autentico sentimento poetico è ciò che ti scuote e ti fa sentire e capire, è ciò che ti fa guardare il mondo con occhi cambiati. La lira, poi, può essere fatta suonare con una miriade di plettri diversi. Io ho il mio".
I Caffè Culturali: "Come descriverebbe la sua poetica? Cosa mette in versi Andrea Gigante?".
Andrea Gigante: "Non ho una poetica, e in più detesto essere incasellato, classificato. Cerco di evitare la riproduzione in serie di una stessa idea. Certo, ho dei principi di fondo cui mi attengo, delle idee sulla letteratura, che sono più o meno implicite in ciò che scrivo. Quello che posso dire è che ho scritto una raccolta di poesie in metrica e rima perché è un genere di scrittura che mi ha sempre appassionato e che oggi è poco praticato. Non sono né un passatista né un retrogrado: con la mia opera ho cercato un rinnovamento dei mezzi espressivi, che non significa recupero pedissequo, bensì sperimentazione, ma una sperimentazione che sa anche affondare le radici nel passato, nella cultura letteraria di questo paese, e non solo di questo paese. Mi ispiro a ciò che è grande, bello, sublime. In letteratura sono per il grande contro il piccolo, in politica per i piccoli contro i grandi. Il mio libro di esordio, Le Perseidi, ha come sottotitolo Odi e poesie varie. Ho infatti classificato le poesie che vi sono contenute tra le Odi o tra le Poesie varie a secondo dei loro temi e del loro stile: nella prima parte, in cui sin dal titolo mi sono richiamato evidentemente a una lunga tradizione, ho dato un certo peso alla componente civile, sociale, storica e filosofica; nella seconda parte, invece, da una parte ho dato libero sfogo alla mia passione per il fantastico, dall’altra ho cercato di recuperare alcuni strumenti e modi poetici tipici del passato per parlare ora di amore, ora di altri temi. In sostanza, sono piuttosto libero nelle mie scelte letterarie perché mi impongo delle costrizioni. Può sembrare paradossale, ma per me non lo è affatto. Come Baudelaire, io vedo la bellezza pitagorica di certe costruzioni testuali, e, come Gide, reputo che l’arte sia sempre il risultato di una costrizione. C’è tutto un filone contemporaneo di autori – per esempio Queneau, Calvino, Perec – che la pensano così, ma in più aggiungerei, nel mio piccolo, che l’arte deve anche possedere forza ed emozione, poiché le sole regole non bastano per creare dei capolavori".
I Caffè Culturali: "Per chi scrive Andrea Gigante?".
Andrea Gigante: "Scrivo per me e per gli altri. Per chiunque possa o voglia sforzarsi di capire i miei testi, ma anche per chi non li comprende, perché forse un giorno li comprenderà. Ma il mio libro non è un libro per tutti, perché in tal caso sarebbe un libro industriale, fatto per la massa, che è il regno dell’indifferenziato, dell’usa e getta, dell’acquistabilità immediata, della pubblicità, eccetera. Per fortuna non potrà essere altrimenti per il mio libro, trattandosi di un libro di poesia, che è un genere di cui ci sono, come sempre è stato, pochi lettori e cultori. Il mio caso è forse ancora più lontano dal pericolo della massificazione e della standardizzazione, dal momento che mi sono cimentato in un tipo di poesia che è francamente al di fuori di quella che può essere definita la norma codificata della poesia di oggi, dato che ho scelto di usare la metrica e la rima. In sintesi, in risposta alla vostra domanda, farei mie le parole di Diderot, da lui poste in esergo ai suoi Pensieri filosofici: Conto su pochi lettori e ambisco a poche approvazioni. Se questi pensieri non piaceranno a nessuno non potranno che essere cattivi, ma se dovessero piacere a tutti, li troverei detestabili".
I Caffè Culturali: "Come nasce il suo atto creativo?".
Andrea Gigante: "L’atto creativo in letteratura, l’azione della scrittura, è per me in un certo senso da intendersi anche come una sfida al lettore. Quest’ultimo si aspetta in un libro di poesie, per esempio, composizioni corte, in versi liberi, di facile lettura e consumo, pieno di immagini abusate come tramonti e gabbiani? Non ci troverà nulla di tutto ciò. Il lettore va sfidato, come in una partita a scacchi, ma anche sorpreso, come può succedere in una battuta di spirito alla Groucho Marx, per intenderci, dove il finale disattende ciò che sembrava dovesse seguire dalla parte iniziale della battuta stessa e dove, da parte di chi ascolta, è richiesto uno sforzo di decodifica per ottenere la meraviglia e quindi il riso. Ma non è tanto il lettore a guidare il mio atto creativo, direi, bensì la volontà di inseguire l’ideale di bellezza nell’arte che ho nella mente, i miei criteri estetici insomma, per quanto poco definiti e mutevoli, e di cercare risposte, con quel particolare mezzo che è la scrittura letteraria, all’istanza di verità che possiede ciascun uomo e che un creatore e un pensatore non può che avvertire in sommo grado".
I Caffè Culturali: "Cos'è la bellezza, per Andrea Gigante?".
Andrea Gigante: "È ciò che dovrebbe guidare la vita, insieme al bene e alla verità, con i quali a volte è anche strettamente imparentata. Nel campo dell’arte, la bellezza è – o dovrebbe essere – semplicemente il fine della produzione artistica. Per me è il risultato di un lungo allenamento e di un lungo sforzo, che si rivela durante le meditazioni e i silenzi attraverso delle lente oppure improvvise folgorazioni. La bellezza ideale nell’arte, coincidente con il suo "stato di grazia”, consiste nel rispetto di proporzioni armoniche. La bellezza è la scoperta o il ritrovamento di un ordine nel caos, e dare ordine al caos e sentire il “richiamo” dei propri sentimenti insieme significano amare. Il bello poetico poi si realizza in un delicato equilibrio tra significante e significato, perché a mio avviso poesia e musica sono arti sorelle. Questo non contraddice il fatto altrettanto vero che per me il bello poetico sono gli autori che amo e che vorrei emulare".
I Caffè Culturali: "Quali sono gli autori che vorrebbe emulare e perché?".
Andrea Gigante: "Mi piace cogliere frutti in maniera disparata un po’ da tutta la tradizione letteraria italiana e francese, e talora anche da quelle inglese e latina. La creazione letteraria si delinea sempre a partire da una costellazione di punti di riferimento, e non è detto che per un autore essi siano sempre gli stessi con il passare del tempo. Dipendono dai gusti e dalle letture che si hanno in un determinato periodo. Certo, si possono trarre dal “mucchio” alcuni autori la cui influenza si fa sentire più pesantemente; in generale, per quanto mi riguarda, posso dire che i miei punti di riferimento sono sempre stati dei classici, e tra questi soprattutto coloro i quali hanno una filosofia da me condivisa: cioè dei giganti sulle cui spalle sia possibile guardare in alto, come o più di loro. Questa almeno è stata la speranza, e dunque lo sprone. Ma devo dire comunque che faccio ciò non per partito preso, ma perché in generale è così: un’opera letteraria nasce come ricombinazione del materiale già esistente, è come un pezzo di puzzle il cui spazio è individuato da altri pezzi di quel puzzle stesso, che altro non sono che le opere di cui si è circondato l’autore. Chi è cosciente di questo processo, può magari usarlo anche in maniera divertita; divertendosi anche di verificare questo paradosso: che per essere originali, occorre non esserlo mai del tutto".
I Caffè Culturali: "Quale futuro per Andrea Gigante, scrittore?".
Andrea Gigante: "Non saprei. Per ora cerco di districarmi al meglio dai vari impegni del periodo. Ovviamente questo libro non rappresenta che l'inizio di una ricerca che spero mi porti a risultati anche differenti. Subiamo influenze giorno dopo giorno, pertanto è già molto presto ho percepito la necessità di un rinnovamento e di un approfondimento su vari versanti. Ancora non posso dire nulla su quella che sarà la poesia o, in generale, la scrittura che dominerà i miei pensieri, quella che sarà l'estetica dei versi o della prosa a cui vorrò affidarmi, e che mi sto continuamente costruendo. Tuttavia non mi dispiacerebbe affatto approfondire il tipo di poesia già espresso con le Odi. In estrema sintesi, nella selva delle possibilità che mi trovo davanti, il sentiero che seguirò sarà con ogni probabilità quello che saprà conciliare continuità e rinnovamento".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato ad Andrea Gigante"
data di pubblicazione:
15/07/2011
ultimo aggiornamento:
27/12/2011

codice di riferimento:
I110715.1742.DI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dipita
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