Tavolino riservato a Gianluca Mercadante

      


Gianluca Mercadante
Nome:

Gianluca

Cognome:

Mercadante

Data di nascita:

28/06/1976

Nazionalità:

Italiana.

Sito web o collegamenti
inerenti l'autore:

www.ilbancodeisomari.splinder.com

Interessi:

A parte leggere, scrivere e le belle ragazze, amo il tiro con l'arco e la fotografia. Mi rilassano. Ultimamente, sto scoprendo il ping-pong, ma sono un tantino insicuro se proseguirlo o meno. Mi fa troppo "Forrest Gump"...

Note di presentazione:

Ho pubblicato dei libri e scrivo recensioni e interviste per dei giornali e delle riviste.
I libri sono: "McLoveMenu" (Stampa Alternativa, 2002 - Premio Parole di Sale),
"Il banco dei Somari" (NoReply, 2004),
"Nodo al pettine - Confessioni di un parrucchiere anarchico" (Alacràn, 2005) e "Polaroid" (Las Vegas, 2008). I giornali e le riviste sono: "La Stampa", "Nella Nebbia", "Orizzonti", "Pulp" e "Kurtz". Tengo corsi di scrittura creativa per la Provincia di Milano e una volta, però giuro che non lo faro mai più, ho vinto un concorso per sceneggiature e il regista Davide Celoria ha tratto da quel mio lavoro un cortometraggio, "Il Gallo del Sant'Andrea" (Promoval, 2007 - Premio Cinema in Diretta). Pessima idea darsi al cinema, signori. Meglio i libri. Si guadagna meno, ma se decidi di raccontare la marcia su Roma, non devi innanzitutto preoccuparti prima di quanto costino i costumi d'epoca.

Comunicazioni dell'autore:

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L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Chi è Gianluca Mercadante?".
Gianluca Mercadante: "Uno che scrive. Scrivo interviste e recensioni in ambito librario e teatrale, raramente mi occupo di musica. Scrivo libri a mia volta ed è un’esigenza alla quale non voglio, ma neppure riuscirei, a sottrarmi. Scrivo per esprimere quello che non mi va, convinto – e soprattutto spronato da un necessario quanto innato ego – di osservare situazioni a sfondo sociologico che rileggo cercando di non lasciarmi traviare dal generale appiattimento, messo in moto soprattutto da certa televisione. Gran bella pretesa. Dei tre titoli finora pubblicati, soltanto mezzo mi sembra vicino alla personalissima e presuntuosa ipotesi che sbandiero in merito a una mia (eventuale) consapevolezza di scrittore. Col prossimo, in uscita questo Settembre presso l’editore torinese Las Vegas, mi auguro di arrivare ad aggiungere almeno un decimo in più rispetto alla media dichiarata. Sennò vorrà dire che dovrò pormi da solo, e con ben altri scopi, la vostra medesima domanda. A cui, in sintesi, potrei rispondere davvero usando le parole di qualcun altro. Mi piace ricordare uno scrittore che ho conosciuto al Festivaletteratura di Mantova, il sig. Tullio Avoledo. “Signore” è detto senza ironie. A chi gli ha chiesto “Chi è Tullio Avoledo?”, o qualcosa di simile, lui testualmente ha risposto: “I pantaloni, per mia fortuna, me li infilo una gamba alla volta.” Sottoscrivo al 100%".
I Caffè Culturali: "Cosa intende per "generale appiattimento?".
Gianluca Mercadante: "Mi riferisco alla generale tendenza, da parte dell’informazione di massa, a semplicizzare il concetto stesso d’ informazione, fino a convertirla in un surrogato della notizia originaria, rivoltata e decodificata per cervelli umani da ridurre al minimo indispensabile. Non criminalizzo tutta la televisione, ma tendo a osteggiare apertamente quei programmi e quei notiziari attraverso i quali viene instillata negli spettatori un’unica visione del mondo e di certo mondo. Faccio un esempio sociologico, per restare in tema: le etnie. Non esiste una profondità nell’osservazione giornalistica di un determinato popolo, si fa di tutta l’erba un fascio e via. Antonio Moresco ha scritto un libro sugli zingari, di recente apparso per Effigie. Non si tratta di un’opera a favore o a sfavore dei Rom: l’interessante di quel libro è lo sguardo. S’intrufola a fatica in una cultura così tanto diversa e, una volta lì, cerca di aprirsi un orizzonte ulteriore a quello raggiunto grazie alla recente “messa in scena” dei notiziari, che a forza di offrire voce a un razzismo imperante a livelli storici nel nostro Paese – razzismo a sua volta, io credo, prima costruito e poi alimentato da una propaganda televisiva screditante nei confronti ancora di alcune fasce d’immigrati -, hanno dipinto i Rom senza un briciolo di sensibilità civile. Nessuna sorpresa: hanno agito alla stessa maniera, se andiamo a ritroso, coi rumeni, con gli albanesi, coi marocchini e, in tempi non sospetti, addirittura fra italiani e italiani, come fu il caso, negli anni Settanta, di quella cronaca che si occupò della “salita” al Nord da parte di tanti cittadini del Mezzogiorno. Ecco, vorrei evitare di scrivere così, se può essere una risposta".
I Caffè Culturali: "...e come vorrebbe scrivere o sta scrivendo?".
Gianluca Mercadante: "Coerente al mio pensiero e cosciente del fatto che ogni libro rappresenta una sfida, dal suo “farsi” fino all’arrivo in libreria, e dopo. Posso largamente concedermi il lusso di passare da un romanzo di formazione a un libro comico e autobiografico, fino a maturare una raccolta di racconti come “Polaroid” – che è un’altra cosa ancora. Io non scrivo per un mio pubblico, non ho nessuno che si aspetta qualcosa da me, pagando e regalandomi del tempo. Lavoro con piccoli editori e, per quanta energia impieghino a propagandare un libro su cui hanno investito danaro, se un singolo volume vende 400 copie possiamo stappare una bottiglia di Ferrari. Dunque, dal basso, sto tentando di assumere una mia posizione etica, non poetica. Per arrivare a conseguire questo risultato, la scrittura resta assolutamente il mezzo, sempre, ma il linguaggio può cambiare. L’importante è restare aderenti all’ottica di quanto si crede di poter trasmettere a un ipotetico lettore, di libro in libro, e attraverso un’evoluzione romanzesca, o comunque narrativa, alimentare di pari passo quest’ambizione. Io scrivo per veicolare un messaggio, ecco perché trovo ideale al mio scopo la forma breve: ogni parola è destinata sul nascere allo sviluppo della trama, che una volta sviluppatasi porta appunto in luce il messaggio attorno cui è ruotata l’ intera storia. Tanto più questo messaggio assume un valore etico, e civile, tanto più vale allora la pena di scrivere, vivendo la stesura in positiva competizione con tutta la propria conoscenza letteraria, al fine di “giocare” con la narrativa e spiazzare i tradizionali schemi. Il messaggio, nudo o vestito, arriva. E deve arrivare quando è troppo tardi. Sul filo dell’ultima riga".
I Caffè Culturali: "E' importante essere letto?".
Gianluca Mercadante: "Per l’ego, moltissimo. Ma non è sull’ego che bisogna concentrarsi: scrivere comporta un’enorme responsabilità, non si scherza con la letteratura. Se qualcuno decide di praticarla per realizzarsi nella vita o esporsi come si potrebbe esporre una bella macchina o una fidanzata di cui non te ne importa nulla – eccetto per il fatto che sia bellissima -, allora è meglio evitare di dannarsi notte dopo notte sulla tastiera. Scrivere è l’espressione di un singolo che prende una qualche posizione nei confronti di un’intera società, qualunque cosa scriva. Ci vuole un ego pazzesco per sostenere una simile cosa, ma non di meno si rende necessario un “sentire” etico, civile, teso all’apertura delle idee e non alla loro semplice ed elementare messa in posa. Dunque, in quest’ ottica, la lettura diventa qualcos’altro: diventa, ritengo, ancora una volta espressione di un singolo verso un altro singolo. Un confronto fra posizioni. A questo serve leggere: a staccarsi per un attimo dall’ informazione di massa, dalla moda, dalla catena che in qualche modo ci unisce tutti e ci aiuta a provare le medesime sensazioni di fronte al film in prima serata. Con un libro in mano, ti prendi del tempo per te – ma, insieme, trovi in quelle pagine un’altra persona, che prima di te ha manifestato lo stesso bisogno e l’ha fatto leggendo, maturando un proprio gusto, coltivando opinioni proprie, e infine ha deciso di scrivere a sua volta, mosso da una necessità che spero impellente".
I Caffè Culturali: "Come pensa i propri lettori?".
Gianluca Mercadante: "Penso a persone libere. Di scegliere, di trovare del tempo per verificare se la propria scelta è stata valida o meno, di fermarsi quando è il caso. Penso a persone che si sono disincagliate dall'accademico e sbagliatissimo concetto di terminare a tutti i costi un libro, nonostante annoi o non piaccia. Penso a persone che praticano con naturalezza e bisogno uno dei gesti più affascinanti e liberatori del mondo: aprono e chiudono un libro. Nell'epoca di Internet, alla faccia di questo collettivo bisogno di cercarsi o lasciarsi trovare, penso ai lettori come a persone realmente "non sole", perché con un libro in mano, così come nella preghiera, soli non lo si è mai".
I Caffè Culturali: "Cosa pensa che i lettori pensino Lei?".
   
Tra qualche giorno la risposta alla domanda.

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Gianluca Mercadante"
data di pubblicazione: 13/09/2008
ultimo aggiornamento: 15/10/2008

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0809121508M00
autore:
Programma Italiano - Area Didattica
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