Tavolino riservato a Federico Gaggero

     


Federico Gaggero

Nome:

Federico

Cognome: Gaggero
Anno di nascita: 12.02.1986
Nazionalità:

Italiana

Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:

http://www.federicogaggero.com/

"E mail": federico.gaggero@gmail.com
Nome "Skype": federico_gaggero_02
Interessi: Il cinema, l'animazione, le arti grafiche e la musica.
Note di presentazione: "Sono un giovane disegnatore con la passione per il cinema e l'animazione, le arti grafiche e la musica. Tutto ciò che (mi) emoziona, dunque. Sono nato a Genova, ho studiato animazione e illustrazione a Milano e San Francisco, ho vissuto esperienze e imparato cose, e cerco di esprimere tutto ciò con i miei lavori. Certe volte guardo un cartone animato o un'immagine colorata e mi riempio di divertita delizia e amore per le belle cose, anche le piu piccole, e mi sento un bambino. Ma credo anche in tanti valori che spesso sembrano essere diventati fantasmi d'altri tempi, o delle favole, e mi sento vecchio. Nella professione così come nella vita quotidiana cerco sempre di essere fedele a me stesso, senza mai tradirmi. La ricerca artistica e creativa applicate alla realizzazione di prodotti visivi e comunicativi caratterizzano il mio percorso nel mondo professionale; più in generale, la ricerca caratterizza il mio percorso nel mondo".
Comunicazioni dell'autore: -
Collegamento ai
lavori pubblicati:

http://fedeworks.blogspot.com/

http://www.vimeo.com/user3104975/videos

http://federicogaggero.viewbook.com/federicogaggerostoryartist


L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Chi è Federico Gaggero?".
Federico Gaggero: "Ho vissuto a Pegli, in via De Nicolay (la via dove è nato Fabrizio De Andrè) per i primi 3 anni della mia vita. A Genova fino all'età di 20 anni. Spostandomi a Milano ho piano piano preso coscienza di quanto la mia città fosse particolare e il mio mondo relativo. Milano fu una scelta obbligata per potermi dedicare al campo dell'animazione e dell'illustrazione, dettata più da un richiamo interiore che da un ragionamento a freddo. Mi iscrissi a IED, dove studiai disegno, illustrazione e animazione, anni difficili all'insegna del miglioramento "ad ogni costo", dell'ansia di non farcela e di "non essere abbastanza bravo", ma anche anni di esperienze ed emozioni importanti, e durante i quali conobbi quelli che ora sono cari amici e validissimi professionisti e collaboratori, tra ex-compagni ed ex-professori. Rimane nel mio cuore l'esperienza della preparazione della tesi, un cortometraggio animato che ci mise in una situazione di profonda empatia, e dove imparai nel profondo il significato del temine 'lavoro di squadra'. Finito lo IED, lavorai come background artist per una serie animata disegnata da Annalaura Cantone e diretta da Enzo D'Alò, un'altra esperienza importante e formativa, che mi mise a contatto con bravissimi professionisti del panorama italiano. La serie fu mandata in onda su RaiTre, e fu una piccola soddisfazione vedere scorrere il mio piccolo nome su fondo nero a fine episodio. Dopo un breve ritorno a IED, in veste di istruttore di Adobe Flash, ho preparato la mia dipartita per San Francisco, dove ho seguito i corsi della MFA di Academy of Art University in animazione e visual development. Spesi un anno in California, un'altra esperienza formativa e di vita durante la quale conobbi persone da ogni parte del mondo, e dove potei entrare in diretto contatto con persone e ambienti che mi ispirano e motivano nel profondo da sempre; ma dovetti far i conti anche con problematiche legate ai working visas e ai vari permessi lavorativi necessari agli internationals per iniziare una carriera in U.S.A. Dopo aver salutato i "sali-scendi" e il Golden Gate Bridge, sono tornato a Genova, che durante tutti i miei spostamenti non mi ha mai abbandonato e che anzi tornava e ritornava nei miei disegni e lavori, quasi come fosse nel mio DNA. Attualmente lavoro come animatore per uno studio di Milano; disegno, ascolto musica rock e suono la chitarra nel tempo libero. Sono pronto a partire di nuovo."
I Caffè Culturali: "Perché proprio l'animazione?".
Federico Gaggero: "Fin da piccolo ho sempre avuto una passione per l'animazione, il fumetto e i videogiochi. Non sono mai stato un ingordo "divoratore", ma ho sempre, anche da bambino e ragazzino, dato importanza alla qualità più che alla quantità, la cura per le ambientazioni, le atmosfere e soprattutto la pertinenza dei mondi creati. Quest'attenzione non mi ha mai abbandonato ed anzi si è fatta man mano più esigente e profonda, portandomi ad ampliare le mie conoscenze in campo di fumetto ed animazione. Ovviamente, disegno da sempre, ma è curioso come non mi riconosca nelle frasi "vivo per il disegno" o "il disegno è la mia unica ragione di vita", tanto ricorrenti nel leggere biografie o interviste ad artisti e disegnatori. Ho sempre considerato il disegno un mezzo, e non un fine; un mezzo per accedere al mondo meraviglioso e sconfinato che si cela dietro il foglio di carta, o dentro una vecchia VHS Disney. Un mezzo per accedere all'animazione. E molto spesso ci si dimentica che l'animazione è anch'essa un mezzo tecnico cinematografico, e solo erroneamente viene considerato un genere cinematografico. L'animazione, sia essa tradizionale, vettoriale o tridimensionale, viene utilizzata in campo pubblicitario, quindi si accosta a campi quali graphic design, post produzione (effetti speciali per cinema e televisione), cosi come nella creazione di siti o banner per internet. In ogni caso, il "genere" animazione è molto più che disegno, è anche narrazione, racconto, recitazione (gli animatori sono un pò gli 'attori' dei film di animazione). Il momento dell'effettiva animazione, cioè l'illusione del movimento, è solo una parte della creazione del prodotto, che esige una grande quantita di preparazione, chiamata pre-produzione, entro la quale si trovano figure professionali quali storyboard artists, concept arists, character designers e via dicendo, che pur non essendo animatori, sono artisti che lavorano nel mondo dell'animazione. L'animazione, vorrei aggiungere, è poi iconica. E' parzialmente errato considerarla un sottogenere per bambini: essa a mio parere, con la sua semplificazione di forme e espressività più dirette rispetto al cinema live action (si parla, d'altronde, di un disegno che prende vita), permette la creazione di storie, personaggi e mondi verosimili che prendono le distanze dalla 'finzione' del cinema. Questi mondi possono essere superficialmente considerati più semplici ed ovattati, adatti quindi ad un pubblico più giovane, il che non è errato, ma quello che viene registrato come semplificazione è a mio parere un più riuscito raggiungimento dello status di icona che rende un'opera cinematografica vincente ed indimenticabile. Basti comunque vedere film come 'Appuntamento a Belleville' di Sylvain Chomet o 'La città incantata' di Hayao Miyazaki, per rendersi conto che esistono lavori di animazione facilmente considerabili pezzi di cinema tout-court, e dove l'espressione artistica è spinta ad alti livelli. Credo che questo campo sia estremamente vario, oltre che affascinante, e ho deciso di dedicarmi ad esso perchè è un mondo che sento e che voglio sentire mio. Mi piacerebbe in un futuro essere abbastanza competente in tutti i campi dell'animazione per poter creare direttamente i miei lavori, ovviamente affiancato da un team di collaboratori, così da poter raggiungere un livello esperessivo superiore. Ma prima, così come in tutti questi campi, bisogna avere qualcosa da raccontare, e questo te lo "regala" solo l'esperienza di vita".
I Caffè Culturali: "Che tipo di comunicazione si instaura con l'animazione e che rapporto contrae questa arte con il mondo delle parole?".
Federico Gaggero: "Come già detto, trovo l'animazione un mezzo estremamente espressivo, che unisce la potenza comunicativa propria dell'arte figurativa quale illustrazione o pittura, a quella narrativa del linguaggio cinematografico. Adoro quei cineasti, come ad esempio Hitchcock, che usano la macchina da presa come uno scrittore può usare la penna, raccontando intere sequenze esclusivamente attraverso immagini; le parole della sceneggiatura vengono portate in una nuova dimensione dove lo spettatore vive quasi in prima persona, invece di leggere, le azioni che vengono narrate. Se ci ricordiamo 'Chi ha incastrato Roger Rabbit?', apprezzo ad esempio la scena in cui Zemeckis racconta del protagonista Eddie Valiant, senza ricorrere a parole nè tantomeno attori, ma semplicemente riprendendo lo studio vuoto del detective e lasciando che i particolari della stanza suggeriscano il suo passato. Ovviamente l'animazione fa suo questo tipo di linguaggio, affiancando ad esso espressioni simboliche fortemente espressive: le luci, i colori, le forme geometriche vengono composte in modi sempre nuovi e funzionali alla storia che si vuole raccontare o al concetto che si vuole comunicare, processo proprio anche di altre arti figurative, infatti nel mondo dell'animazione gli scrittori vengono affiancati a un team di creativi provenienti da diversi campi quali pittura,illustrazione o graphic design. Questo melting pot di influenze rimane tanto sotto la superficie nel cinema di animazione, spesso "costretto" ad ovvie esigenze commerciali, quanto viene esaltato e portato ai massimi livelli da creatori di cortometraggi animati provenienti da tutto il mondo, dove non ci sono regole e clichè da seguire e dove anzi è premiata l'originalità ( "Between Bears" di Eran Hilleli o "Salesman Pete" di un gruppo di ragazzi francesi per citare alcuni dei cortometraggi animati che ultimamente mi hanno colpito). Personalmente, adoro tradurre per immagini storie, situazioni ed azioni scritte su carta, cercando di immergermi ed immaginarmi il mondo in cui si svolgono le azioni descritte. Credo che questo processo di "immersione" sia la carta vincente per la creazione di una illustrazione o uno storyboard che racconti efficacemente quello che deve narrare. Le parole vengono decodificate e stimolano la nostra mente creando un mondo, che può venire nuovamente codificato in immagine."
I Caffè Culturali: "In tal senso ci potrebbe descrivere qualche sua esperienza?".
Federico Gaggero: "Questo processo di ricerca, è totale immersione: Il momento della creazione viene solamente dopo un primo momento di raccoglimento (da solo) o di discussione (lavorando in team - il famoso "brainstorming") dove ci si interroga, ci si confronta con sè stessi o con gli altri, e si estrapola cosa si vuole raccontare e comunicare, e si decidono le 'regole' del mondo che si sta andando a descrivere. E' un momento quasi magico, ed è molto importante avere una grande empatia con i propri collaboratori. L'esperienza che più mi rimane nel cuore è sicuramente la creazione del nostro progetto di tesi a IED: decidemmo di trarre un cortometraggio animato da un racconto breve dell'Aleph di Jorge Louis Borges, "I due Re e i due Labirinti". Interi mesi furono impiegati in una lunga ricerca iconografica e stilistica, addirittura storica poichè il racconto descrive l'incontro tra il re di Babilonia ed il re degli Arabi, conseguentemente avevamo bisogno di molti riferimenti per poter ricreare graficamente gli ambienti che la novella suggeriva e il cortometraggio esigeva. Il racconto poi è fortemente allegorico e dai molti significati, dovettimo quindi interrogarci a fondo sul messaggio del brano, ed estrapolare una previsualizzazione che assicurasse un 'intrattenimento visivo' senza trascurare l'essenza dell'opera originale. Questa esperienza fu molto coinvolgente, fu come vivere le esperienze che volevamo raccontare, e conoscere a fondo i personaggi che stavamo creando, come se fossero entità reali. Questa sensazione mi pervade molto spesso soprattutto quando creo l'illustrazione di un posto di fantasia; mi immagino chi può abitare il luogo che ho appena schizzato, e se disegno una collina mi domando "chissà cosa c'è lì dietro", proprio come se stessi osservando un posto che da qualche parte esiste davvero, e come se non fossi io a decidere le regole di quello che creo, ma come se quel posto esistesse davvero e io lo scoprissi. Durante l'esperienza alla Academy di San Francisco ho avuto l'opportunità di creare gli storyboards per storie che sarebbero poi diventati dei cortometraggi animati, ed è un'occupazione molto appagante che ti permette di immergerti al 100% nel mondo che stai andando a raccontare, sempre per immagini. Basta immedesimarsi nel personaggio, capire la sua psicologia e soprattutto le motivazioni che lo muovono, per raccontare nel modo "giusto" le sue azioni all'interno del mondo dove vive. La finalizzazione del lavoro coinvolge ovviamente processi e strumenti più tecnici (mettendo in pratica conoscenze quali ad esempio anatomia, prospettiva o principi dell'animaizone, e l'uso di vari programmi e strumenti), che certo sono elementi fondamentali per essere competente a livello lavorativo, dove spesso viene chiesto di usare queste conoscenze per eseguire dei compiti, ma la propria espressione artistica e il proprio stile sono d'altro canto elementi vincenti per affermarsi in questo ambiente in maniera più solida e convincente."
I Caffè Culturali: "A proposito de I due Re e i due Labirinti potrebbe descriverci da quante persone e da quali specializzazioni era composto il gruppo che lo ha prodotto?".
Federico Gaggero: "Eravamo un team di dieci persone, ho lavorato insieme a Mike Bacchin, Elisa Groli, Sebastiano Lenoel, Elisa Pellizzoni, Valentina Picili, Vanessa Russo, Andrea Santi, Francesca Serafini e Erika Signini. Ho avuto la fortuna di condividere questa esperienza con delle persone di puro talento, dei cari amici e dei validi collaboratori; Come già spiegato, in fase di pre produzione non ci erano particolari suddivisioni del lavoro, tutti noi ci dedicavamo alla sceneggiatura, a creare uno storyboard che funzionasse ed allo sviluppo visivo del film. In fase di produzione il lavoro è stato diviso tra animatori, background artists e addetti al compositing. Alcuni di noi hanno lavorato tuttavia sia alle animazioni che agli sfondi, altri hanno curato sia sfondi che successivo compositing delle scene, e effetti di post-produzione. Io mi sono dedicato al character design del Re Babilonese e dei personaggi secondari, e ho curato varie animazioni oltre che i layout per alcuni sfondi. Il film, così come le schede che mostrano il suo sviluppo visivo, e i link ai siti dei miei ex-compagni, sono consultabili sul blog dedicato al nostro lavoro: http://duereduelabirinti.blogspot.com/ "
I Caffè Culturali: "Come sarà il futuro per queste forme di espressione?".
   
  La risposta tra qualche giorno in questo spazio.

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Federico Gaggero"
data di pubblicazione:
14/10/2011
ultimo aggiornamento:
07/12/2011

codice di riferimento:
I111014.1432.DI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dipita
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