Tavolino riservato a Davide Corongiu

      

Davide
Corongiu

Cicorivolta
Edizioni
Nome:

Davide

Cognome: Corongiu
Anno di nascita: 19.10.1980
Nazionalità:

Italiana

Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:

http://www.cicorivoltaedizioni.com/

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"E mail": davidecorongiu@hotmail.com
comesenulla@gmail.com
Interessi: Politica, viaggi, storia, arrampicata sportiva, basket e molti altri sport.. ah, che sbadato.. anche la scrittura!
Note di presentazione: Davide Corongiu è nato a Genova ma vive a Milano. Gli mancano il mare e la focaccia con le cipolle e odia il clima del lombardoveneto. Ha lavorato nella cooperazione internazionale con missioni in Africa australe e sud-est asiatico prima di trasferirsi a Lisbona, dove ha vissuto 4 anni frequentando anche corsi di scrittura creativa.
Comunicazioni dell'autore:

"Come nulla fosse successo" è ordinabile sul sito feltrinelli.it, sul sito della casa editrice (www.cicorivoltaedizioni.com) e sul sito www.ibs.it . Se avete fortuna lo troverete pure nelle peggiori librerie della penisola.

Collegamento ai
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L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Chi è Davide Corongiu?".
Davide Corongiu:

"Eh eh eh... complimenti ai "Caffè Culturali" per la domanda facile facile... siete anche gli autori di Marzullo? Ad ogni modo, cercherò di schivare la domanda iniziando da alcune notizie biografiche.

Sono nato a Genova, trentun anni or sono. Mi sono laureato all'università di Genova in Scienze internazionali e diplomatiche con una tesi dal titolo "Modernizzazione e sviluppo politico in Mozambico". In parallelo operavo come volontario presso una ONLUS attiva nel sostegno a distanza. Ed è proprio in questa organizzazione che ho vissuto la mia prima vera esperienza lavorativa. Tre anni, principalmente nella sede di Genova, ma con alcuni viaggi di monitoraggio in Mozambico, Zambia e Cambogia. Un'esperienza motivante, una passione personale diventata professione. Ma anche tanti travasi di bile, e, purtroppo, una conclusione davvero poco degna dei valori etici che dovrebbero, e sottolineo dovrebbero, avvicinare la gente a quel tipo di professione. Decisi quindi di non rinnovare il contratto e trasferirmi a Lisbona, in Portogallo, dove già avevo studiato durante l'università. Proprio a Lisbona ho recuperato l'interesse per la scrittura, che giaceva latente in qualche cantuccio recondito, dopo anni di tiepidi tentativi nel partorire qualcosa di leggibile. Ho frequentato un corso di scrittura creativa e, senza più alcuna scusante, ho buttato il cuore al di la dell'ostacolo, cercando di concludere il primo, vero, romanzo. E così è nato Come se nulla fosse successo, dopo una gestazione di un anno. Qualche mese più tardi, in concomitanza con il mio rientro in Italia,  è pure arrivata la fiducia di una casa editrice, Cico Rivolta edizioni, il cui responsabile, evidentemente in stato di ebbrezza ha accettato di pubblicarmi. Ed è così che ora mi gongolo con la concretizzazione di un sogno diventato realtà, e la pressione derivante dalla scadenza per la consegna del prossimo libro.

Siamo arrivati al presente, cari "Caffè culturali" e di conseguenza anche il mio temporeggiare con notizie biografiche lascia ormai il tempo che trova. Cosa mi aspetta ora? Dovrei descrivervi che tipo di persona sono? Che interessi ho? In cosa credo? In questo modo avverto forte il rischio di produrmi in un elenco di qualità, difetti, sogni a modo di squallido annuncio matrimoniale. E allora me la medico così, parafrasando una persona che, a onor del vero, non conosco abbastanza ma che, a differenza di molti, non mi ha mai entusiasmato. Stay foolish, diceva un giovane Steve Jobs ad un branco di ragazzini della Università di Stanford, sognanti  posizioni di rilievo, denaro e status sociale. Beh, io non credo a questi obiettivi di vita e, in tutta sincerità, non credo neppure al consiglio del buon Steve (che manco a farlo apposta si chiama Lavori). Il consiglio che io darei, e che mi sono sempre dato nella vita, sarebbe invece stay curious. Curiosi di scoprire cose nuove, vedere posti nuovi, conoscere gente nuova e farsi appassionare da diversi interessi, sempre differenti. Buttarsi a capofitto nell'approfondire ora quello sport, poi quella lingua straniera, poi quel passatempo, etc,etc. E' l'unico modo per stare vivi, per arricchirsi personalmente, per non vivere di routine. A voi la palla, cari "caffè culturali", per la prossima domanda. Vi autorizzo ad essere scomodi...".

I Caffè Culturali: "Perché ha sentito l'esigenza di scrivere?".
Davide Corongiu: "Io non la chiamerei esattamente esigenza. Intendo dire che il termine riconduce all’obbligatorietà di un evento, ho l’esigenza di mangiare, cosa che in questo caso evidentemente non si è prodotta. Avrei vissuto tranquillamente facendo a meno di scrivere. Ciò che mi ha indotto a provare è stata la curiosità di cui parlavo nel precedente intervento. Sono una persona curiosa, che si fa affascinare da diverse cose e cerca di viverle con il massimo impegno, almeno fino a che ciò sia veicolo di piacere personale. E questa cosa di scrivere mi ronzava per la testa da parecchio. Credo che semmai la domanda più pertinente sarebbe, e non me ne vogliano i caffè culturali: perché proprio tra tanti spunti hai offerto particolare dedizione alla scrittura? E la risposta, oltre a l’eterna sfida nel produrre qualcosa di mio che ho citato pocanzi, si deve ad un fatto molto, molto più banale. Avevo parecchio tempo a disposizione. Durante il mio soggiorno portoghese i miei orari erano decisamente anticipati rispetto alle mie abitudini e solitamente tornavo a casa per le 17 di sera. Il che significa avere tre ore al giorno per coltivare i propri interessi. Un lusso non di poco conto. Ed è stato allora che il ronzio di un tempo si è fatto convinzione e determinazione. Più che per altri interessi ho però subito capito quanto sia sconfortante prendere convinzione delle proprie possibilità nello scrivere. Con questo voglio dire che fino al raggiungimento delle prime cinquanta pagine, credo che chiunque sia fortemente invogliato a cedere. Come potrò mai arrivare a duecento? E’ solo il volume dei fogli sulla scrivania che pian piano ti rende ottimista e improvvisamente la convinzione cresce e il cammino sembra più piano. A quel punto un altro demone si appropria di te. Credo lo abbia anche evidenziato Bruno Arpaia in una recente intervista. Da quando inizi a scrivere un libro, questo diventa parte integrante della tua vita, 24 ore su 24. L’intreccio del racconto ti frulla sempre in testa, le circostanze di vita quotidiana sono costanti spunti da riportare nero su bianco, qualunque input viene trasposto in funzione del libro. E questo stato di cose ti accompagna fino all’ultima pagina, quando, riguardando il volume dei fogli scritti, non puoi che augurarti davvero di venire pubblicato, se non altro come ricompensa per tutto quel sudore versato sulle pagine".
I Caffè Culturali: "Che cosa scrive Davide Corongiu?".
Davide Corongiu: "E’ chiaro che la domanda, di primo acchito, richiami il mio istinto da camionista, il quale mi porterebbe a rispondere con un usuale parola che inizia con la c. Ebbene sì, cari “caffè culturali”, non sono mai stato bravo nella pratica dell’auto elogio e protendo sovente verso la sdrammatizzazione/autoironia. Quindi che dire… scrivo di ciò che mi richiama l’attenzione, forse come velata giustificazione per poter approfondire degli argomenti a me cari. Scrivo per fare il punto della situazione; scrivo per sottolineare; scrivo con la velata speranza di passare un messaggio; scrivo con l’onirica idea di aiutare la riflessione… e poi… scrivo per ricordare e omaggiare. Un amico, una circostanza, un ricordo caro. E’ curioso vedere come, sfogliando le pagine del libro, riveda con chiarezza i periodi in cui sono state scritte. E associati a quei momenti rivedo gli stati d’animo, le preoccupazioni, i momenti belli che le hanno accompagnate. Mi piace scrivere di momenti passati, di eventi storici, di analisi politiche, di drammi interiori, di analisi psicologiche. Le cose da scrivere sono tante, cari “caffè culturali”… c’è solo bisogno di tanto tempo e dedizione".
I Caffè Culturali: "Veniamo all'opera: di cosa tratta Come se nulla fosse successo ?".
Davide Corongiu: "Come se nulla fosse successo può essere interpretato attraverso due possibili chiavi di lettura. La prima, più diretta e scontata, tratta della scomparsa di una bambina tedesca, avvenuta a Santa Margherita Ligure nell’estate del 1990, e la relativa indagine che ne segue. In questo caso il lettore si troverà di fronte ad un classico romanzo poliziesco, nel quale tra colpi di scena, delusioni e un sottile gioco diplomatico con le autorità tedesche, il protagonista del libro, L’ispettore Fabrizio Santamaria, cercherà di portare a termine l’indagine e risolvere così il mistero della scomparsa della bambina. Già dalle prime pagine, tuttavia, il lettore capirà di trovarsi di fronte ad un intreccio più complicato e assai meno lineare. Con lo scorrere delle pagine ci si immergerà sempre più nella seconda chiave di lettura, ovvero in un romanzo sempre più psicologico, che scandaglia gli stati d’animo dei personaggi, le loro sicurezze, i desideri e le loro ambizioni. I successi e le delusioni delle loro vite. Più si prosegue con la lettura più si capisce che l’indagine veste un ruolo sempre più marginale nell’economia del romanzo, cedendo il ruolo di protagonista alle vite dei personaggi, in primo luogo quella del protagonista. Anche e soprattutto per questa ragione il libro presenta una struttura inusuale. Nel prologo l’ispettore Santamaria torna a casa affranto, trova tre lettere nella cassetta della posta e dopo averle lette si toglie la vita. Tutto il libro, fino all’epilogo finale, sarà quindi un lungo flashback dell’ultimo mese e mezzo di vita dell’ispettore che coincide con l’indagine relativa alla scomparsa della bambina. Nell’epilogo, un collega dell’ispettore, al ritrovamento del corpo esanime di Santamaria, recupera le tre lettere che verranno presentate direttamente al lettore il quale in ultima battuta otterrà le risposte del suicidio del protagonista".
I Caffè Culturali: "Perché il genere giallo?".
Davide Corongiu: "In parte perché mi è sempre piaciuto e mi affascinava l’idea di creare aspettativa e suspense. Ragionando meglio credo che ci fosse da parte mia anche il desiderio, se volete un po’ macabro, di permettersi la maturazione di eventi per i quali, nella vita reale, si rischierebbe la galera. Ad ogni modo, come già vi avevo accennato nella precedente risposta, non è esatto catalogare questo libro al 100% come “romanzo giallo”. Vi dico questo forte dei giudizi di diverse persone che si sono dette “amanti del genere giallo”. Quasi tutte sono rimaste interdette dal ruolo marginale che via via l’indagine detiene nell’economia del romanzo. Ecco, diciamo che dal punto di vista giallistico sono rimasti un po’ con l’amaro in bocca. Ma è comprensibile. Le sorti della scomparsa della bimba e le ragioni che stanno dietro all’indagine vengono solo accennate e probabilmente una fetta di lettori avrebbe preferito un romanzo con un po’ più “Poirot style” e un po’ meno psicologico".
I Caffè Culturali: "Cosa intende con il termine psicologico?".
Davide Corongiu: "Cito pedissequamente, ahimè, da wikipedia: “Il romanzo psicologico si ha quando nella narrazione si dà più importanza all’analisi dell’animo umano che alla vicenda. In questa narrazione la fabula è debole, quasi inesistente e focalizza tutta l'attenzione sui meccanismi mentali dei personaggi. A dominare in questo genere vi è il mondo interiore dei personaggi, i loro processi psichici, le emozioni che derivano dal profondo, gli stati d’animo e le riflessioni consce o inconsce. L'attenzione degli scrittori si sposta, quindi, dalla descrizione oggettiva a quella soggettiva; prevale la focalizzazione interna, sia in prima che in terza persona e si utilizzano il discorso diretto, il discorso indiretto libero, il flusso di coscienza.” Come già sottolineavo nelle precedenti risposte, le sorti della piccola bambina scomparsa perdono nel mio libro di importanza via via che il romanzo procede. E si tratta di una scelta perfettamente lucida e volontaria. Sarà di gran lunga più importante seguire lo sviluppo interiore dei personaggi, la forma con cui ciascuno reagisce alle avversità, gli errori ricorrenti prodotti dal loro carattere, fino ad una summa finale, dove, oltre alla spiegazione dei motivi che hanno condotto l’ispettore al suicidio, si assisterà alla fine del un flusso di coscienza di ciascuno dei principali personaggi del volume".
I Caffè Culturali: "Da dove ha attinto le caratteristiche dei personaggi de Come se nulla fosse successo? Si sente in qualche modo legato a ciò che ha scritto? Come nasce il suo atto creativo".
Davide Corongiu:

"Cari Caffè Culturali, certo che mi sento legato al libro che ho scritto! E ci mancherebbe altro, dopo un anno di sudore versato su quei fogli. Rileggendoli mesi dopo intravedo stati d’animo e circostanze della mia vita personale occorse mentre redigevo quel particolare capitolo. E ritrovo pure dettagli inseriti proprio da spunti personali. E questo ve lo dico per rispondervi alla prima parte della domanda. I personaggi nascono in conseguenza di esigenze contingenti del libro (es. Caruso e Fioravanti dovevano necessariamente essere tratteggiati in modo da richiamare il loro fare superficiale e poco professionale), alcuni già studiati a sommi capi fin dal principio del libro, mentre la maggior parte prende la sua fisionomia completa con lo sviluppo delle pagine. Ovviamente, contestualmente ad una definizione dei personaggi dovuta alle esigenze del libro subentrano anche dettagli che nascono dal caso. Alcuni attinti da personaggi di altri libri ( è inutile che ci proviate, non ve li dirò mai..), piuttosto che da amici e conoscenti. Questo ovviamente vale tanto per i personaggi quanto per alcune circostanze e dettagli marginali del libro. Per esempio “Garrincha” è in realtà il gatto di una coppia di cari amici, il dettaglio sulla scomodità nell’essere mancino che ravvisa Santamaria nasce da una mia circostanza personale.

Per quanto invece concerne l’atto creativo. Anche per il secondo libro che sto ultimando, la struttura completa del libro è già presente prima che dia inizio alla scrittura vera e propria. Parlo, discuto, mi confronto sull’idea iniziale, raccolgo lo spunto di altri e pian piano confezioni una struttura base. Una volta definita con precisione la trama inizio a scomporla in parti, poi dentro di queste per, diciamo, capitoli di massima, in modo tale che, al momento dell’inizio della stesura, sappia già cosa devo scrivere in quella parte e all’incirca quanto debba essere lunga. Poi, ovviamente, strada facendo le cose possono mutare un poco, definire meglio alcuni dettagli, re impostare alcuni parti, studiare e informarmi, ecc. Questo processo nasce secondo me da due fattori principali: il primo caratteriale. Volente o nolente, cari Caffè Culturali, io sono una persona molto razionale e piuttosto organizzata. La libera ispirazione del momento è per me in sostanza una grande chimera irrealizzabile. La seconda deriva dalle esigenze relative al mio lavoro (quello vero!). Scrivendo nel tempo libero spesso sono costretto a far passare alcuni giorni da un momento in cui scrivo al successivo. Se quindi non pianificassi per bene la struttura del libro dovrei tutte le volte fare nuovamente mente locale, recuperare le tracce di quanto già scritto, con una chiara perdita di visione di insieme".

I Caffè Culturali: "Qual è l'aspetto, il brano o la circostanza che le è piaciuta di più del suo libro?".
Davide Corongiu: "L’aspetto che, a mio parere, rende il libro accattivante, è la scelta dell’intreccio narrativo. Intendo dire, quando mai si è visto un protagonista che muore al prologo? La scelta di aver anticipato il climax massimo del libro anteponendolo a tutto e, in un certo senso, smontandolo del suo significato classico, produce curiosità al lettore, rende il libro fresco e originale e, non da ultima analisi, stupisce. Questo aspetto è di gran lunga quello per il quale vado più orgoglioso. Per completare poi la vostra domanda, aggiungo una menzione alle tre lettere finali con cui si conclude il libro e che riassumo nelle loro righe le ragioni della morte del protagonista. Sono questi, secondo me, i brani più belli del romanzo, sia come originalità (di nuovo!) sia come espressione letteraria in sé".
I Caffè Culturali: "Qual è l'aspetto, il brano o la circostanza che le è piaciuta di meno del suo libro o che ha trovato più faticoso comporre?".
Davide Corongiu: "Il brano che avvicino con più titubanza ogni qualvolta rileggo il libro si situa piuttosto in avvio del romanzo. La parte in cui si avviano le indagini della polizia, i dialoghi nell’unità di crisi e le spiegazioni dei possibili filoni d’indagine sono stati vissuti da me fin dall’inizio con circospezione. Ho avuto timore che la parte risultasse stucchevole al lettore, che fosse alla lunga noiosa e, per via di molti dialoghi “tecnici e scarni”, risultasse anche peggio scritta rispetto al resto del romanzo. In realtà, sottoponendo questa perplessità a diversi amici non ho ricevuto lo stesso riscontro per cui forse, alla prova dei fatti, sono passato indenne laddove pensavo sarei caduto.

Per quanto riguarda i brani più difficili da comporre… beh, sicuramente le lettere finali, l’incontro tra l’ispettore e la fotografa ed infine quando quest’ultimo personaggio scopre la verità dei fatti. Le ragioni per cui questi passaggi sono stati i più complicati si differenziano tra il primo e i restanti due. Le lettere finali, infatti, assumevano il ruolo di vetta di un climax ascendente che portavo avanti fin dalle prime pagine del libro. Sbagliare quelle lettere voleva dire afflosciare la “suspense” che facevo crescere da almeno 150 pagine. Gli altri due brani, pur non essendo così determinanti, dovevano essere scritti con chiarezza giacché si trattava di punti chiave per la comprensione di tutto l’intreccio".
I Caffè Culturali: "Come è stato accolto il suo libro?".
Davide Corongiu: "Devo scomporre la domanda in due parti. La prima, a cui non so rispondere con esattezza, riguarda l’accoglienza generale al mio libro. Non ho ancora i dati ufficiali di vendita dei primi mesi di distribuzione e i canali di promozione per un esordiente, per lo più se sconosciuto, non sono molti. Posso invece darvi un riscontro relativo alle persone a me più prossime, che mi ha dato un feedback diretto. Devo dirvi, cari “Caffè Culturali”, che la bilancia pende a favore delle recensioni positive. Con questo non voglio dire che non siano arrivate critiche, segnalazioni di inesattezze e consigli per migliorarmi, ma in senso generale il libro ha suscitato impressioni positive. Soprattutto per chi, devo dire, non conosceva la mia passione per la scrittura, e vedendomi arrivare con una copia del volume restava inebetito e, dopo averlo letto, ancora più sorpreso. Sarà che ho la faccia di chi non passa oltre ai pensierini delle elementari?".
I Caffè Culturali: "Cosa le ha lasciato lo scrivere il suo primo libro e come pensa il suo futuro di scrittore?".
Davide Corongiu: "L’aver scritto un libro è fonte di grande soddisfazione. Essere riusciti a confezionare una storia che si regge sulle proprie gambe, scimmiottare con un po’ più di concretezza rispetto a prima i propri scrittori favoriti sono sensazioni senza dubbio gratificanti. Però, per essere del tutto sincero, il punto di svolta non può essere posto al momento della conclusione del libro. La mia soddisfazione più grande è stata l’accettazione del mio manoscritto da parte della casa editrice. Solo lì ho capito che quanto avevo scritto era meritevole di prendere vita e quindi, per ovvia conseguenza, di buona qualità. Il futuro... Ho appena finito di scrivere e consegnare il mio secondo romanzo, il cui titolo provvisorio è “La Malagrazia” e tratta di una cena tra sconosciuti, ambientata a Lisbona. Intervallato da ricette di cucina portoghese, l’intreccio si farà via via più intrigante così da giungere, attraverso alcuni flash back, fino all’epilogo della vicenda, in cui si scoprirà la ragione della presenza dei tre personaggi nel ristorante. Vedremo come andrà, cari Caffè Culturali. Quello che posso di certo dirvi è che continuerò a scrivere, per hobby, per arricchimento personale, per passione. Anzi, una nuova idea mi frulla già per la testa…".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato ad Davide Corongiu"
data di pubblicazione:
23/08/2011
ultimo aggiornamento:
02/02/2012

codice di riferimento:
I110823.1803.DI.AP.man
autore:
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