| I
Caffè Culturali: |
"Chi
è Riccardo Cavalli?". |
| Riccardo
Cavalli: |
"Sono
un aspirante scrittore, nato ventiquattro anni fa a Torino, città
che spero di non dover mai abbandonare. Fin dalla tenera età,
appena imparata l'arte della lettura, ho sempre coltivato un vivo
interesse per i libri; dapprima per la narrativa, soprattutto
l'epica, e negli ultimi anni proprio per quella Poesia in cui
mi diverte cimentarmi. Un eterno ottimista, per nulla infelice
della propria infelicità, il mio più grande interesse insieme
alla scrittura è il cuore delle persone, i loro valori, la loro
morale, forme in eterna sfumatura, di cui è difficile capire la
natura profonda". |
| I
Caffè Culturali: |
"Cosa
sono felicità ed infelicità per Riccardo
Cavalli?". |
| Riccardo
Cavalli: |
"Volendo
escludere le definizioni più convenzionali ed accettate di felicità
ed infelicità, ovvero gli attimi di euforia o negatività dettati
dagli eventi circostanti, la mia visione di felicità ed infelicità
aspira ad essere più oggettiva, con la presunzione di un valore
assoluto.Vedo la felicità come l'Ideale che ogni Uomo vuole raggiungere,
da considerarsi conquistato solo alla piena espressione dei propri
valori, quando la Ragione permette di realizzare ciò che si desidera,
e quindi l'Uomo in quanto tale. Di conseguenza, l'infelicità è
quel compromesso, ovviamente più lungo in termini temporali, che
porta al raggiungimento della completezza, la serie di prove ed
errori che la Ragione affronta per dare risposte, ma senza ancora
permetterci di provare quel senso di soddisfazione, di arrivo,
e di totale controllo sulla nostra esistenza". |
| I
Caffè Culturali: |
"La
poesia che ruolo ha in tutto ciò?". |
| Riccardo
Cavalli: |
"La
scrittura, che si voglia definire o meno poesia, è la manifestazione
oggettiva, tangibile del processo di ricerca, di scavo dentro
se stessi. Quando si completa una lirica, il testo di una canzone,
perfino un romanzo, si ha un risultato finale palpabile anche
per chi ci circonda, è la colata d'acciaio dopo i calcoli chimici
e fisici per deciderne la composizione, è il momento in cui si
può osservare, girare fra le mani il frutto del proprio lavoro,
ed affermare con certezza se si è fatto un buon lavoro o meno,
se le travi d'acciaio del proprio pensiero reggeranno il peso
del lavoro successivo o meno". |
| I
Caffè Culturali: |
"Tutto
questo come si concilia con la filosofia Dark?". |
| Riccardo
Cavalli: |
"Conciliare
lo scrivere, il mettersi alla prova, con una filosofia che almeno
in origine non voleva avere nulla di superficiale, anzi esserne
l'antitesi, è un processo abbastanza organico da compiersi autonomamente.
Ho abbracciato questa corrente (i suoi aspetti più incentrati
intorno alla ragione, non certo quelli edonistici) sì per scelta,
ma senza necessità di nessun convincimento, da parte mia o di
altri. Se, con il dovuto beneficio del dubbio, ho espresso efficacemente
il mio modo di essere fino a questo punto dell'intervista, non
sarà difficile per qualsivoglia lettore che conosca cosa è realmente
la filosofia "dark", al di là dei simboli e del make-up, capire
perchè una persona che voglia conoscere, comprendere e soprattutto
non dimenticare mai i valori dell'esistenza dell'uomo percorra
una strada simile, non improntata sull'edonismo ma sulla ragione". |
| I
Caffè Culturali: |
"Come
definirebbe la filosofia Dark?". |
| Riccardo
Cavalli: |
"Definire
una filosofia intera non è certo un compito facile, ma spero di
fornire qualche punto di vista interessante, od almeno uno spunto
di riflessione. Per tutta quella che è la storia del movimento
Dark, di cui posso ritenermi solo marginalmente parte, essendo
nato proprio negli anni in cui questo era al suo apice, la filosofia
che trova terreno più fertile, affondandovi le radici, è certamente
quella del pensiero, ponendo al centro dell'universo non tanto
l'uomo, ma le sue capacità per poter esprimere il suo potenziale.
Si può certamente parlare di filosofia, ancor prima che di cultura
o di movimento sociale; come anche raccontato nell'arco della
rassegna "epifanie dal mondo dark", quel che si ha oggi è solo
l'onda, ripetuta, di moti già presenti nei secoli passati, ben
prima degli anni della lady di ferro in inghilterra. Il movimento
che anima questa corrente, e la mia scrittura, se vogliamo guardare
l'estremamente piccolo, è speculare a quello che anima inventori
e scienziati. L'unica differenza è nel modo di osservare; mentre
questi ultimi si domandano "perchè?", e cercano di conseguenza
una risposta che possa portarli avanti, esiste appunto una corrente
opposta di persone che si domandano "perchè no?". |
| I
Caffè Culturali: |
"Perché
no a che cosa?". |
| |
"Alle
domande che le persone, che siano "dark" o meno, si trovano a
porsi quotidianamente. Si tratta, secondo il mio personale punto
di vista, semplicemente di un punto di vista, o più semplicemente
di approccio, di avvicinamento al problema, differente da quello
che le persone forse meno "contorte" o provocatorie innanzitutto
verso se stesse hanno. Il termine provocatorie, in questo caso,
non riguarda l'estetica, bensì il modo e la tendenza a stimolare
se stessi, e vuole avere un'accezione del tutto positiva". |
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