Tavolino riservato a Giuseppe Bonaccorso

     


Giuseppe Bonaccorso



Nome: Giuseppe
Cognome: Bonaccorso
Data di nascita: 28/01/1979
Nazionalità: italiana
Sito web o collegamenti inerenti l'ospite: Sito: http://bonaccorso.org/
Facebook: http://www.facebook.com/giuseppe.bonaccorso
Linkedin: http://it.linkedin.com/in/giuseppebonaccorso
"E mail": giuseppe.bonacorso@me.com
Interessi: -
Note di presentazione: Giuseppe Bonaccorso e nato a Caltagirone (Catania) ed attualmente vive e lavora a Roma. Ingegnere con ampi interessi verso le scienze umane e cognitive, si interessa di psicologia del profondo e delle sue relazioni con la vita quotidiana. E' autore di varie pubblicazioni di tipo saggistico e narrativo, tra cui: Frammenti dal Profondo, Storia di Pietro, Ballando con gli Specchi e Il doppio cosciente.
Comunicazioni dell'ospite:

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Collegamento ai
lavori pubblicati:

L'intervista all'ospite
I Caffè Culturali: "Chi è Giuseppe Bonaccorso?".
Giuseppe Bonaccorso: "Definire chi sono è certamente un'impresa non banale, soprattutto quando ciò costituisce una risposta che potrebbe interessare qualche sparuto lettore. Per questo motivo, prima di ogni altra divagazione, esordisco sempre dicendo che mi sono laureato in ingegneria elettronica e sono attualmente un manager in una multinazionale farmaceutica. Questo, agli occhi dei più, mi connota come un uomo dall'indole calcolatrice, per nulla avvezzo alle indocili pieghe dell'espressione artistica: ma non è affatto così ! A seconda dei punti di vista, infatti, io mi definisco un ingegnere o, qualora chi mi sta di fronte dovesse iniziare a storcere il naso, un ingegnere atipico. In realtà per me è esattamente la stessa cosa (luogo comune mai pienamente sfatato) e ne ero convinto già prima di iniziare gli studi universitari, periodo, durante il quale, mi è sembrato terribilmente riduttivo dirigere i miei sforzi conoscitivi solo in una direzione! Adesso, forse anche grazie ad un'imprescindibile stabilità economica, dedico molto tempo all'attività poetica e letteraria in generale; ad uno studio costante e talvolta anche estenuante, affianco un'introspezione creativa che, seppur in modo discontinuo, riesce ad insegnarmi il senso di alcune idee, per poi svilupparle nei monologhi poetici. Il cammino di una qualsiasi attività artistica è sempre duro, ma quello che le esperienze che ho vissuto fino adesso mi hanno insegnato, è l'estrema importanza di non chiudere l'orizzonte dentro nessuna cornice, neache la più ampia. Per questo motivo, fermarsi ad osservare l'evanescente linea da un estremo dell'infinito all'altro, è ciò che credo possa rappresentare l'unicità emotiva che solo l'Ulisse dantesco è stato in grado di suscitare!"
I Caffè Culturali: "Che rapporto ha con le parole?".
Giuseppe Bonaccorso: "Ragionando in un'ottica evoluzionistica, la scoperta del linguaggio ha certamente rappresentato per l'uomo l'attraversamento di un confine tra due universi logici diversi: il primo statico, riproducibile solo come immagine di sè stesso, mentre il secondo, dinamico, aperto all'esplorazione e alla conquista creativa. L'uomo ha quindi varcato la soglia che lo separava dal mondo dell'entità (fisiche o logiche) in grado di inventare, modellare, trasformare il pensiero destrutturato in un flusso consequenziale, convergente verso un preciso obiettivo. In questo quadro così variegato, la parola, mattone costitutivo di qualsiasi attività descrittiva e creativa, ricopre un ruolo di assoluta e totale centralità: è questa innata potenza che ha sempre suscitato in me un fascino oltremodo irresistibile; il verso, la frase, o magari anche solo una cellula espressiva costituita da una sola parola, non si limitano a rappresentare, ovvero a creare una corrispondenza tra realtà esistenti a priori, ma, molto spesso, gettano un ponte tra una percezione (materiale o emotiva) e un estremo collocato su un piano logico esistente solo nel mondo soggettivo e, pertanto, impossibile da catturare altrimenti. Non nutro quindi soltanto una grande stima per la potenza racchiusa nell'opportuno utilizzo delle parole, ma anche un vero e proprio rispetto reverenziale per un concetto così sottile, etereo e inafferrabile, che soltanto attraverso una carica sovraumana può trasformare segni sterili in materia vivente, capace di interagire con i più profondi strati della nostra coscienza e (con-)creare la realtà che ci circonda".
I Caffè Culturali: "Cosa intende per carica sovrumana?".
Giuseppe Bonaccorso: "La mia accezione di carica sovraumana è analoga a quella utilizzata da Leopardi nel suo Infinito, quando parla di ...sovraumani silenzi... ove per poco il cor non si spaura. Una condizione, quindi, che si situa in un limbo esistenziale tra la vita terrena, fatta di una materialità sempre sfuggente, e uno stato che, appunto, viene definito sovraumano: capace pertanto di attivare, non tanto una percezione consapevole, ma quantomeno una comprensione asintotica di qualcosa che si poggia completamente al di là dell'orizzonte che si staglia di fronte a chi lo osserva ...sedendo e mirando. I segni di cui parlo nella precedente risposta, acquisiscono pertanto il ruolo attivo di veicoli che congiungono (senza non poche difficoltà, ovviamente) i due estremi del percorso conoscitivo dell'uomo: la base fisica, materiale, con l'obiettivo nascosto dietro le nubi della conoscenza superiore. La coscienza umana, anche grazie agli archetipi junghiani, è particolarmente sensibile all'attivazione risonante che i segni riescono a produrre e, in modo spesso più pregnante delle evoluzioni logiche, è capace di lasciare evolvere il pensiero attraverso percorsi apparentemente imprevedibili. Un concetto simile, puramente letterario, è quello del correlativo oggettivo; e, anche in questo caso, la carica sovraumana risiede proprio nella terminazione estrema che questo processo riesce a mettere in contatto con gli strati percettivi del lettore. Una sequenza di legami che procede in modo puramente logico difficilmente è in grado di sorprendere, ed è forse proprio per questo motivo che proprio quella che spesso appare come assurdità poetica è invece un mezzo molto più sensibile per elaborare psicologicamente gli stati d'animo apparentemente più oscuri e insondabili".
I Caffè Culturali: "Come si coniuga quanto appena espresso con la sua opera?".
Giuseppe Bonaccorso: "La mia opera è un tassello di un mosaico: così come le parole sono mattoni in grado di svolgere il duplice compito di costituenti strutturali e vettori di significato (attraverso i processi di significazione relativi al linguaggio naturale), anche la mia attività (così come quella di qualunque altro scrittore o poeta) è finalizzata a dare consistenza al pensiero - dotandolo di una temporalità che altrimenti andrebbe facilmente persa a causa del naturale oblio della memoria - e, nel contempo, a trasferire in modo meno diretto quei significati che, per svariate ragioni, la comunicazione ordinaria non riesce a lasciar fluire senza danneggiarli in modo irreversibile. Qualsiasi opera di natura artistica ha in genere questa peculiarità e il suo autore diventa inconsapevolmente la sorgente di un messaggio latente che viene energizzato dai processi di decodifica (sub-)cosciente che avvengono nella mente dei lettori/osservatori: più tale catena è lunga e articolata, più la potenza espressiva del messaggio erompe in modo violento nella mente che recepisce. In generale si è propensi a parlare di emozione del momento, ma io sono più incline a credere che questo effetto sorpresa sia tanto più grande quanto l'autore si sforzi di scendere in basso verso un abisso cognitivo ove il segno attiva direttamente una reazione senza l'interposizione di alcun processo addizionale. Posso tranquillamente confermare che la mia opera letteraria, nel suo piccolo, cerca di trovare una collocazione all'interno di questa tipologia di contesto: un luogo magico dove soprattutto la poesia riesce a tessere intrecci così sottili da sfuggire spesso anche agli occhi più attenti e sensibili al più impercettibile dei dettagli".
I Caffè Culturali: "Che cosa scrive Giuseppe Bonaccorso?".
Giuseppe Bonaccorso: "La forma di espressione linguistica da me maggiormente preferita è sicuramente la poesia: è in tale direzione che cerco di concentrare la maggior parte dei miei sforzi di ricerca sia interiore che esteriore, ed è sempre in questa direzione che la mia voracità espressiva trova un terreno assolutamente idoneo ad una continua fertilizzazione intellettuale e ad un successivo, sempre imprevedibile, raccolto. Le mie ultime opere poetiche pubblicate sono: Gocce di mercurio e Frammenti dal profondo, ma in questo periodo sto lavorando ad una nuova raccolta che rispecchia già un'evoluzione sia nei contenuti che nel modalità espressiva. Pur avendo una notevole inclinazione verso la poesia, amo comunque scrivere anche prosa, sia in ambito narrativo che saggistico: il mio ultimo romanzo è intitolato: Il doppio cosciente e tratta una storia - raccontata in prima persona - dai connotati estremamente psicologici e poco convenzionali. La ricerca incentrata su gli aspetti più nascosti ed esoterici della natura umana, mi ha sempre affascinato, e sia attraverso la poesia, che con i miei scritti di natura saggistica e narrativa, cerco attivamente di sondare e portare alla luce: un'azione che non vuole espletarsi in un atto di profanazione fine a sé stesso, ma che piuttosto dovrebbe aiutare il lettore ad evidenziare alcuni aspetti del suo (assolutamente suo) universo personale e spingerlo verso un percorso di comprensione, ovvero una con-prensione, cioè un vero e proprio atto di appropriazione di qualcosa che solo apparentemente è posta sotto il dominio dell'individuo. La mia produzione letteraria è per certi versi catartica, nel senso che aiuta in primo luogo me stesso a riappropriarmi della consapevolezza di alcune realtà che la vita quotidiana ha purtroppo relegato ad un ambito cognitivo secondario, ma sicuramente, il fine ultimo, lo scopo che guida la composizione dei versi o delle frasi, è l'innato desiderio di riflettere nella natura stessa delle parole, lo spirito di ricerca (fase analitica) e creazione (fase sintetica) che dovrebbe sempre animare, così come è stato perentoriamente sottolineato dallo stesso Ulisse dantesco, la vita di ogni essere umano".
I Caffè Culturali: "Come è percepita dal suo pubblico e dall'ambiente editoriale la sua proposta letteraria?".
Giuseppe Bonaccorso: "La percezione globale è sempre stata abbastanza positiva (in particolar modo per le opere poetiche), anche se certamente non posso dire di aver raggiunto un elevatissimo numero di lettori. Purtroppo (non in senso consolatorio !) la poesia non è affatto commerciale e perfino le opere degli ultimi premi Nobel rimangono per mesi negli scaffali delle librerie: una condizione da tenere sempre presente e da accettare pienamente quando si inizia a pubblicare i propri lavori. Quello che comunque mi ha dato le maggiori soddisfazioni sono le numerose recensioni entusiastiche su svariati magazine cartacei e online: una bella soddisfazione non tanto per il riconoscimento in sè, ma soprattutto perchè vuol dire che in un periodo nel quale la narrativa sembra volerla fare da padrone, esiste ancora spazio per una poesia che è e sarà sempre, per sua stessa natura, estremamente attuale e mai superata".
I Caffè Culturali: "E' importante essere letti?".
Giuseppe Bonaccorso: "Una domanda alquanto filosofica che richiede una risposta approfondita ! Certamente chi scrive dovrebbe sempre tenere presente che un qualsivoglia atto comunicativo deve esplicarsi nella ricezione dei messaggi e nella loro decodifica da parte di uno o più destinatari: uno scrittore, quindi, non dovrebbe mai accontentarsi di scrivere per se stesso, poichè ciò implicherebbe la rinuncia alla comunicazione stessa e, di conseguenza, il fallimento di una parte sostanziale del progetto letterario. Tuttavia, come è facile immaginare, essere letti non è certamente una peculiarità dell'attività creativa ed è spesso una conseguenza di una concreta campagna di diffusione commerciale delle proprie opere; questa ambivalenza dello scrittore (o poeta) che, da un lato vive un'esperienza artistica, e dall'altro deve comunque preoccuparsi di promuovere se stesso, è una realtà assolutamente normale, seppur apparentemente discordante. L'arte, infatti, esplica la sua funzione pubblica nella misura in cui riesce ad estendere il proprio dominio comunicativo su un insieme di individui sempre più vasto (e talvolta composto anche da soggetti non direttamente interessati, ma semplicemente attratti dal flash artistico), e tale compito, seppur consenquenziale alla creazione stessa, non è in alcun modo secondario o facilmente delegabile. Questa considerazione vale sia per gli artisti ancora non molto conosciuti, ma anche per coloro che godono di una notevole popolarità: nel primo caso è indispensabile attuare un'azione bivalente - avvicinarsi al pubblico con le proprie opere e, nel contempo, avvicianare il pubblico al proprio stile artistico -, mentre nel secondo è condizione inderogabile cercare di non cadere mai nel tranello dell'auto-referenzialità (che si annida sempre dietro ai trofei e ai riconoscimenti). Questi due estremi esperenziali, nella loro naturale diversità, lasciano comunque trasparire l'implicita risposta alla domanda iniziale: non è importante essere letti, ma è assolutamente indispensabile far sì che coloro che desiderano avvicinarsi alla propria opera artistica, lo possano fare con la sicurezza di trovare nello scrittore/poeta la massima apertura e volontà di trasferire i propri messaggi con il minimo rumore possibile".
I Caffè Culturali: "Cos'è il mercato per Giuseppe Bonaccorso, autore? Come vive il rapporto con gli editori?".
Giuseppe Bonaccorso: "Se è vero e scontato che l'arta debba manifestare la sua essenza nella continua valorizzazione dei più disparati elementi della vita umana, è assolutamente inevitabile il rapporto con uno dei luoghi di scambio di valore per eccellenza: il mercato o i mercati. Questa considerazione non implica, tuttavia, un'identificazione del valore esclusivamente in termini di scambio economico, ma piuttosto l'affermazione della possibilità di promuovere, proporre, scambiare e vendere il valore che la propria arte è in grado di creare. Il mercato non è, in questo caso, il luogo ove i libri di un autore possono essere acquistati; o, perlomeno, potrebbe esserlo nella misura in cui un romanzo è un insieme di fogli rilegati così come lo è un quaderno bianco. Oggigiorno, con la continua dematerializzazione degli elementi strutturali dei mercati (sia in termini di merci che di luoghi di scambio), l'autore (in particolar modo letterario) è costretto a ricordare sempre che il valore del proprio lavoro, al fine di palesarsi in un'esistenza concreta, dovrà essere trasferito al maggior numero possibile di lettori; così come già detto in una precedente risposta, l'artista non può dimenticare il suo ruolo pubblico, ovvero non può prescindere dal verificare costantemente la liquidità delle proprie opere (intesa, questa volta, in modo strettamente economico: ovvero nella capacità di riconvertirsi in valori diversi senza penalizzazioni di sorta) e, qualora dovesse rendersi conto di difficoltà oggettive, provvedere all'attuzione delle azioni correttive necessarie ad incrementare la fruibilità nel segmento (culturale) di riferimento.
Per quanto riguarda il mio rapporto con gli editori, posso dire che la differenza che esiste tra la nostra epoca e le precedenti, è la possiblità di evitare o di svolgere in modo quasi automatico le operazioni tipografiche, permettendo quindi di concentrare l'attenzione sugli aspetti promozionali. In tal senso, il compito di un editore è inequivocabile ma, nel contempo, estremamente soggetto a variazioni in base al prestigio e al valore dello stesso: la piccola casa editrice è spesso facilmente propensa a prendere in considerazione la pubblicazione delle proprie opere senza, tuttavia, riuscire a creare la risonanza dovuta; il grosso editore, al contrario, riceve centinaia di proposte e difficilmente riesce a valutarle tutto con l'attenzione necessaria. Per questo motivo, molti autori trovano un ottimo compromesso nell'autopubblicazione e nella distribuzione attraverso canali informatici di portata mondiale (come Amazon). Ovviamente sarà responsibilità dell'autore dedicare un po' del suo tempo alla promozione con le riviste letterarie e con i critici disposti a leggere ed esprimere il loro giudizio; sicuramente la fatica richiesta è maggiore, ma con pazienza e determinazione è possibile ottenere dei risultati più che soddisfacenti".
I Caffè Culturali: "A proposito di dematerializzazione: come il progresso tecnologico, soprattutto nel settore delle comunicazioni, influenzerà l'attività letteraria e quella editoriale? Come influirà sul nostro modo di trasmettere contenuti?".
Giuseppe Bonaccorso: "Sono convinto che il progresso tecnologico debba agire in modo significativo al fine di migliorare tutti i processi incentrati sul valore delle informazioni: la trasmissione, la memorizzazione, l'elaborazione, la diffusione, etc. sono tutti elementi che nel corso dei secoli hanno subito una radicale mutazione sia nelle forme che nella portata. Ciò che invece non ha ancora subito alcun cambiamento è l'atto di creazione dell'informazione e della veicolazione del suo valore all'interno di particolari forme espressive: questi due passi essenziali rappresentano il cuore dell'atto creativo e traggono la loro linfa vitale dall'umanità dell'artista stesso (una macchina che dovesse, anche solo paradossalmente comporre versi o dipingere un quadro, non starebbe producendo arte, ma una forma creativa - per nulla inferiore - le cui caratteristiche andrebbero definite ex novo una volta constatata la sua esistenza). Nel momento in cui, però, l'informazione è stata creata e valorizzata opportunamente, la tecnologia mette a disposizione dell'artista una serie di mezzi più o meno efficaci per la sua diffusione (es.: libri cartacei contro eBooks) e quindi, indirettamente, per assolvere al compito sociale dell'arte. Allo stesso modo, la memorizzazione, tanto affascinante se ottenuta attraverso le immense biblioteche delle abbazie medievali, risulta oggettivamente potenziata e resa quindi quasi eterna dall'introduzione di apposite tecnologie. Comunque nessuno di questi mezzi ha mai avuto la pretesa di creare l'informazione e il relativo valore: essi sono strumenti essenziali ma, esattamente come per gli amanuensi, la loro potenza non può esplicarsi in alcun modo senza l'imprescindibile presenza di un codice già miniato da conservare per i posteri. Personalmente amo moltissimo la tecnologia e ne traggo un enorme beneficio per le mie attività, ma proprio attraverso questo atto di cogito ergo... realizzo continuamente che la consapevolezza dell'utilità è sistematicamente subordinata alla presa di coscienza che l'arte in quanto tale è legata sin dal suo sorgere all'esistenza stessa e peculiare dell'uomo e non si seperarerà mai - se non snaturandosi completamente - da tale condizione vitale".
I Caffè Culturali: "Dal futuro tecnologico al futuro dell'autore: quali progetti per Giuseppe Bonaccorso, scrittore?
Giuseppe Bonaccorso: "La mia attività letteraria continua sempre con una spiccata preferenza per la poesia, forma artistica che trovo in questo momento particolarmente adatta per l'espressione delle idee che sto sviluppando. Ho già iniziato la strutturazione di una nuova raccolta che conterrà alcuni esperimenti poetici e alcune naturali evoluzioni di liriche contenute in Gocce di mercurio e conto di pubblicarla entro l'inizio dell'estate. Contemporaneamente sto lavorando in ambito saggistico con un'enfasi particolare sulle forme più ermetiche di comunicazione".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Giuseppe Bonaccorso"
data di pubblicazione:
09/02/2012

ultimo aggiornamento:
08/01/2013

codice di riferimento:
I120208.1149.DLI.AP.man
autore:
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