Tavolino riservato a Sergio Boffetti

        

Sergio Boffetti
Nome:

Sergio

Cognome: Boffetti
Anno di nascita: 05.11.1982
Nazionalità:

Italiana

Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:

http://www.facebook.com/sergio.boffetti

https://www.facebook.com/groups/133705056709571/

http://www.rossovenexiano.com/blog/grazie-merry

http://blogtempirregolari.blogspot.com

http://www.braviautori.com/grazie-merry.html

"E mail": s.boffetti@tiscali.it
Interessi: Scrittura viscerale, oscuri componimenti poetici, pittura, elucubrazioni mentali.
Note di presentazione: "Nasco a Bergamo nel novembre del 1982. Cresco con i miei genitori ad Almenno S.Salvatore, piccolo paese della Valle Imagna, fino all’età di otto anni, quando un evento infausto cambierà per sempre il corso della mia vita. Per cause di forza maggiore mi trasferisco con mio padre in un altro paese, Stezzano. Conseguo un diploma in grafica pubblicitaria. Nel 2008 “Grazie, Merry”, unico racconto spedito a vari concorsi, riceve un riconoscimento nazionale per il suo importante messaggio di pace al premio letterario dedicato a Tiziano Terzani Firenze per le Culture di Pace, e del quale è stato inserito uno stralcio nel libro Racconti per la Pace , a cura della regione Toscana. Nel 2008 invio il mio primo romanzo inedito Quando la pioggia corre alla VI edizione del concorso per autori emergenti Odusia Scouting e vengo scelto insieme ad altri nove autori per entrare a fare parte di un percorso editoriale. Continuo a coltivare il mio sogno di diventare uno scrittore. Ho da poco iniziato a scrivere un secondo romanzo piuttosto dark. Ho vissuto nel nero, da sempre. Le sfumature, secondo me, non fanno la differenza. Tuttora la cosa che mi dà più sicurezza è il nero".
Comunicazioni dell'autore: Invito tutti a visitare il mio gruppo "Scrittori Oscuri" su facebook: http://www.facebook.com/groups/133705056709571/ ....gruppo dedicato a tutti i romanzieri, professionisti o dilettanti, i saggisti, i poeti e i cantautori che hanno il coraggio e la forza di sfidare le leggi naturali e fisiche nuotando controcorrente; a chi si lascia dettare dalla propria ragione e non da quella di un governo, un amico, una confessione religiosa; a chi aleggia con noncuranza sopra i mari della banalità e della mediocrità per gettarsi a capofitto nel nero più profondo.
Collegamento ai
lavori pubblicati:

Grazie, Merry - racconto

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L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Perché ha iniziato a scrivere?".
Sergio Boffetti:

"Per guarirmi. Vivere non è per tutti un'esperienza indolore. Per qualcuno può diventarlo solo col tempo, piano piano. Per quelli che devono fare presto i conti con i drammi della vita è necessario trovare un proprio stratagemma per poterli trascendere. Io il mio l'ho trovato all'età di otto anni. Si chiama scrittura. Non credo di essere stato io a trovarlo, ma che sia stato piuttosto lui a trovare me. Potrei chiamarlo istinto, ecco. Come un gatto che sta male e sa esattamente di quale erba medicinale ha bisogno per guarire. Certo, un gatto non può avere una laurea in erboristeria, ma sa esattamente cosa deve mangiare per poter stare meglio. Istinto. Lo stesso è successo a me. Del resto un bambino che ne sa di cosa è o non è meglio per sé? Eppure il mio stratagemma mi ha trovato, si è infilato nel mio cilindro ed io non ho fatto altro che tirarlo fuori, facendone la mia panacea. La scrittura può essere una valida amica perché sarà sempre e soltanto quella che io vorrò. Sarò sempre io a cercarla quando ne avrò bisogno e a riporla quando mi sentirò in pace con me stesso. Per questo sono convinto che io e il mio stratagemma non ci lasceremo mai. La scrittura".

 

I Caffè Culturali: "Come funziona questo stratagemma? Cosa accade nella pratica? Come nasce il suo atto creativo?".
Sergio Boffetti:

"Esattamente come avverto la necessità di mangiare, di dormire, di soddisfare le mie pulsioni fisiche, allo stesso modo sento l'urgenza di scrivere. È una spinta che può sopraggiungere in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo, non avvisa che sta per arrivare, ti cerca quando crede che tu ne abbia bisogno e la devi soltanto accettare e soddisfare perché si plachi. All'inizio ero sempre preso alla sprovvista, mi spiazzava, il mio stratagemma. Ora ci conosciamo bene. Per questo ho sempre con me qualcosa con cui scrivere. Solitamente un quadernetto nero e un mozzicone di matita che mi stia in tasca. Oppure il connubio di un foglio e una penna, semplice e comodo: il cellulare. Perché le frasi mi lampeggiano in testa come intermittenti insegne luminose. A volte, lo ammetto, sono lampi di genio da utilizzare in qualcuno dei miei racconti, altre volte sono frasi bizzarre che sanno il fatto loro. Tutto qui, la letteratura arriva, io ne prendo atto e la testimonio. È ovviamente qualcosa che sta già dentro di me, solo che ha trovato questo metodo eccentrico per farsi notare. Ed è un'autentica liberazione quando ho tracciato quella sequenza di lettere, che diventano parole, che diventano frasi, che diventano pagine, che diventano... Così mi svelo. È grazie alla scrittura che sto imparando chi sono, senza di essa mi sentirei estraneo a me stesso. Non mi conoscerei davvero. Con essa mi creo".

 

I Caffè Culturali: "Cosa le ha fatto conoscere di lei, sino ad ora, la scrittura?".
Sergio Boffetti:

"Mi ha presentato il nero che ho dentro e che riesco a liberare solo grazie ad essa. Mi sta levando una ad una le maschere più o meno mostruose che mi sono messo, crescendo, per astrarmi dalla realtà e raggiungere una diversità che non era la mia, ma che mi permetteva di mimetizzarmi nel mondo. Ora so che il talento che ho dentro è davvero prezioso e non è barattabile con nessun compromesso; che non permetterò più a nessuno di forzarmi dentro un ruolo che non voglio interpretare; che non negherò la mia essenza per compiacere quella di qualcun altro. La scrittura sta rivelando la mia pelle nuda, il mio nocciolo, che tutto sommato non è poi così male come pensavo prima di averne intravisto la forma. Mi ha insegnato che imperfezione non è mai difetto, ma valore aggiunto che differenzia dalla massa. Come nelle pietre preziose ogni singolarità è pregio. Ogni rarità può permettersi il lusso di volare perché non ha zavorre o vincoli ai quali attenersi, binari entro i quali marciare. Per questo scrittura è, almeno nel mio caso, sinonimo di libertà. Così io volo".

 

I Caffè Culturali: "Cosa le fa scrivere la sua libertà, dove la fa volare?".
Sergio Boffetti:

"Mi fa esistere in luoghi che non oserei mai frequentare. Immerso da sempre in un mare oscuro, posso, con gli strumenti giusti e una tecnica ancora da affinare, emergere in superficie e guardar fuori dal quel mondo sommerso che è sempre stato l'unico mondo che conoscevo. Non c'è altro tramite che mi stimoli tanto ad esplorare la terraferma quanto il mio stratagemma. Non c'è altra molla in grado di darmi la spinta necessaria per cacciar fuori la testa dal mio ego e vedere l'infinità di altro che esiste. Mi creo una scenografia su misura e dei personaggi con i quali interloquire. E anche dei ruoli per me stesso, da interpretare. Dove altro può esserci libertà se non nell'espressione artistica? La convivenza sociale pone troppi paletti a causa dello spazio sempre più limitato a disposizione di ogni singolo individuo. Avanti di questo passo, a causa del sovraffollamento, non rimarrà più nemmeno un interstizio che sia proprio ed intimo, entro il quale sentirsi al centro di se stessi. C'è chi esiste in questa concezione, e c'è chi, come me, non potrebbe resistere mai. La fortuna è accorgersene e riuscire a trovare il proprio spazio virtuale, e per tanto inesauribile, dove stiracchiarsi in ogni direzione immaginabile ed inimmaginabile. Non necessariamente questo spazio dovrà avere lo stesso nome per tutti. Potrebbe anche non averne uno".

 

I Caffè Culturali: "Cosa è successo, a proposito di quanto espresso, per Grazie, Merry ?".
Sergio Boffetti:

"Grazie, Merry è un pezzo che ho scritto quando avevo ventun'anni. Per me è stato il primo vero passo concreto mosso all'esterno da me. È stato un esperimento di sfida nei confronti delle mie emozioni. Come ho già raccontato scrivevo già da parecchi anni, ma solo ed esclusivamente per me stesso. Poi, un giorno, dopo aver visto in TV l'intervista ad un'anziana donna, una delle ultime superstiti dell'olocausto, ho pensato che forse avrei dovuto provare a cimentarmi in qualcosa di più caratteristico, pur sempre mettendoci i miei tormenti, ma scambiandoli con quelli di personaggi inventati. E fu così che affiorarono dal mio sommerso quella bambina così dettagliata, quel vecchio la cui vita sarebbe stata segnata per intero dalla piccola amica d'infanzia, i membri di quelle due famiglie (una ebrea e una gentile, unite da un solo disperato destino), la Signora S. (la Speranza, morta trucidata insieme a chi in lei confidava), ecc... Ho provato per la prima volta a non parlare direttamente di me nei miei scritti, ma a cedere i miei sentimenti ai personaggi che avevo partorito, affidandogli le mie paure, le mie angosce, il mio nero. Così ho deciso che era ora di fare conoscere a tutti i miei eroi e il mio pessimismo dovette fare un passo indietro per la prima volta: nel 2008 “Grazie, Merry” ha ricevuto un riconoscimento nazionale “per il suo importante messaggio di pace” al premio letterario dedicato a Tiziano Terzani “Firenze per le Culture di Pace”, e del quale è stato inserito uno stralcio nell’antologia “Racconti per la Pace”, a cura della Regione Toscana".

 

I Caffè Culturali: "Cosa le ha lasciato Grazie, Merry ?".
Sergio Boffetti:

"Mi ha lasciato una fame infinita di scrittura. Non mi ha saziato, mi ha soltanto liberato temporaneamente e spronato a continuare a credere in me e nelle mie potenzialità, a non temere più di svelarmi, a darmi ancora e a mettermi alla prova. Mi ha portato ad essere quello che sono ora. “Grazie, Merry” ha segnato quello che ero, come ciò che scrivo oggi testimonia quello che sono in questo istante. Non saprei fare altrimenti. Non saprei mentire alla scrittura. Perché se tradisco il mio stratagemma, tradisco la mia aspettativa di guarigione. Continuerò ad attestare il mio interno fedelmente e senza autocensure. Finché avrò un pensiero lo metterò nero su bianco. Quando cesserò di farlo, significherà che non sono più in me".

 

I Caffè Culturali: "Che rapporto ha la sua produzione pittorica (di cui alcuni esempi sono stati inseriti in galleria) con il suo
stratagemma
?".
Sergio Boffetti:

"È una formula diversa per liberare le stesse emozioni, un metodo alternativo per esorcizzare le stesse paure, un canale parallelo per diffondere lo stesso messaggio. L'arte, ovviamente, non possiede un linguaggio specifico, tanto meno se presuppone una urgenza liberatoria ancor prima che figurativa. Diciamo che i miei dipinti sono una rappresentazione visuale delle mie espressioni letterarie. Un supporto alle storie che scrivo. Uno strumento che ho trovato solo da qualche anno a questa parte, per giungere allo stesso fine: la manifestazione del mio interiore. Non la vedo personalmente come un'altra faccenda, ma la prosecuzione della stessa. A volte si interrompe l'una e si presenta l'altra. Si danno il cambio, senza che nessuna delle due debba sentirsi messa da parte, perché sono la medesima cosa e viaggiano entrambe nella stessa direzione. Uno solo è il compito che devono assolvere. Senz'altro la pittura soddisfa maggiormente un'esigenza esibizionistica ed egocentrica che nella scrittura è più difficile ricreare. La pittura ci mette la faccia dove la scrittura ci mette il cuore. Se dovessi definire con un paragone cosa sono per me, potrei dire che la pittura è il corpo, la scrittura è l'anima. Dello stesso organismo".

 

I Caffè Culturali: "Cosa vorrebbe vedere nel suo futuro?".
Sergio Boffetti:

"Anzitutto, nell’immediato, vorrei assistere alla trasformazione del mio stratagemma in professione. Non mi piacciono le etichette, potrei sentirmi stretto dentro la definizione scrittore. Però l’idea che ciò che scrivo possa raggiungere un pubblico più o meno vasto di gente che magari non mi conosce, in qualche angolo sperduto che non ho mai visitato, devo dire che è un’ambizione piuttosto accattivante. Un proposito che vedrà la propria realizzazione tra pochi mesi, all’inizio del 2012, e di cui non voglio anticipare nulla. A lungo termine, invece, la mia aspirazione più grande è quella di potere ampliare il più possibile il campo della mia creatività, di trovare nuove e più virenti forme d’espressione e altre vie per dare libero sfogo al fiume nero che si agita in me, perché si possa diluire, stemperare, lasciandomi più spazio dentro per potermi muovere con maggiore agilità fra le mie inquietudini".

 


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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Sergio Boffetti"
data di pubblicazione:
30/08/2011
ultimo aggiornamento:
19/12/2011

codice di riferimento:
I110830.2019.DI.AP.man
autore:
INFOGESTIONE dipita
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