Tavolino riservato a Adriana Assini

      

Adriana
Assini
Nome:

Adriana

Cognome:

Assini

Nazionalità:

Italiana.

Sito web o collegamenti
inerenti l'autore:

www.adrianaassini.it

"E mail":

info@adrianaassini.it

Interessi:

Narrativa, pittura, ceramica, lingue.

Note di presentazione:

Sono una scrittrice e acquerellista romana, alla ricerca del passato per meglio comprendere il presente. Ho pubblicato alcuni romanzi storici o a sfondo storico, raccontando le vicende di Gilles de Rais (il Barbablu delle favole); della regina assira Semiramide; della contessa ungherese Bàthory, detta La sanguinaria, ecc. Di recente, ho pubblicato con Scrittura & Scritture di Napoli "Le rose di Cordova", in cui narro vita, amori e morte di Giovanna I, figlia dei Re Cattolici, detta la Pazza. Anche con i miei acquerelli racconto storie, attingendo il pennello nel mito, nella favola, nel sogno. Ho esposto a Roma, Madrid, Bruxelles.

Comunicazioni dell'autore: -
Collegamento ai
lavori pubblicati:
Le rose di Cordoba

L'intervista all'autore
I Caffè Culturali: "Cosa scrive una pittrice e cosa dipinge una scrittrice?".
Adriana Assini: "Nel mio caso, parole e immagini hanno obiettivi comuni: raccontare storie, comunicare emozioni. Le contaminazioni tra le due forme di espressione artistica non sono frutto di un ragionamento a monte: abituata a intingere il pennello nei colori, mi viene naturale rappresentare le scene dei miei romanzi come un susseguirsi di quadri. Così come, quando dipingo, i miei acquerelli diventano "racconti visivi". Tuttavia, a fare la differenza fra ciò che scrivo e ciò che dipingo è il diverso uso dell'immaginazione: nei miei romanzi, a carattere storico, narro vicende realmente accadute, lasciando intervenire liberamente la fantasia soltanto laddove le "carte" tacciono, mentre nei miei acquerelli l'immaginazione è sovrana e prende spunto da miti, favole, archetipi".
I Caffè Culturali: "Quando, come e, soprattutto, perché ha sentito e sente l'esigenza di raccontare storie e comunicare emozioni?".
Adriana Assini: "La necessità di raccontare si è manifestata precocemente, ben prima dell'"età della ragione". Puro piacere personale. Il mio obiettivo era ed è narrare, a me per prima, una bella storia, partendo da uno spunto, un'intuizione, per ricostruire poi un'epoca e dare voce, credibilità e spessore ai suoi protagonisti e alle loro vicissitudini, scavando nei loro pensieri e nei loro segreti, indovinandone gli obiettivi e i sentimenti. Ogni storia racchiude dunque una sfida. Tante storie, tante sfide. Tante vite da vivere, nello spazio di un romanzo, con la forza evocatrice delle parole. E' stato comunque con le prime pubblicazioni che ho scoperto anche il piacere della condivisione e quello del confronto: le opinioni e le osservazioni di chi mi legge sono sempre un arricchimento, uno stimolo ad allargare gli orizzonti, a considerare le stesse cose dai punti di vista più diversi. Non solo, riuscire a comunicare le proprie emozioni è la prova di aver fatto un buon lavoro".
I Caffè Culturali: "Cosa sono per Lei le parole?".
Adriana Assini: "Un incredibile concentrato di significati in una manciata di consonanti e di vocali".
I Caffè Culturali: "Quali differenze avverte nell'esprimersi con la parola o con l'immagine?".
Adriana Assini:

"Quando scrivo (ricordo che i miei romanzi appartengono al genere storico) la fantasia diventa invenzione e interpretazione allorché si tratta di descrivere episodi non supportati dai documenti ufficiali, o di far esprimere opinioni e sentimenti ai vari personaggi. Si tratta dunque di calarsi interamente in un'epoca, scavando nei meandri dell'animo umano senza mai perdere di vista la mentalità corrente, gli usi e costumi di un determinato periodo storico in una determinata area geografica, l'evoluzione delle idee, ecc., per non correre il rischio, per esempio, di infilare concetti o comportamenti troppo moderni o comunque inadeguati al tempo raccontato. Tutt'altro discorso per i miei acquerelli, nei quali l'immaginazione è sovrana, non avendo alcun vincolo con il realmente accaduto (v. allegato Sogno), oppure attinge liberamente da miti, leggende, storie bibliche, cicli cavallereschi, riproponendoli a volte parzialmente rivisitati, magari con un accenno di provocazione (v. allegato Salomè, dove una semplice dicitura posta su un piatto in primo piano indica la testa del Battista, oppure Deposizione, citazione di un quadro di un illustre artista del passato, con una variazione al femminile sul tema)".


Sogno

Salomè

Deposizione
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I Caffè Culturali: "Perché e come decide se un racconto debba essere recepito leggendo o contemplando?".
Adriana Assini: "Le storie che racconto scrivendo sono completamente diverse da quelle che descrivo dipingendo. Finora, la mia penna ha ridato vita, voce e spesso anche dignità, a personaggi realmente esistiti, dal bretone Gilles de Rais, alla contessa ungherese Bàthory, al pittore fiammingo Hugo van der Goes, alla spagnola Juana la Loca. Fonti molto diverse hanno invece ispirato i miei acquerelli, che sfociano nell'onirico, ma attingono anche al vasto repertorio delle leggende e dei miti, da quelli di Eva e Salomè, di Ginevra e Lancillotto o di Gabriele e Maria".
Caffè Culturali: "Come sceglie i periodi ed i fatti storici su cui lavorare?".
Adriana Assini: "Innanzitutto, i protagonisti da me scelti sono per lo più figure emblematiche, controverse, che mi danno la possibilità di indagare sulla loro storia oltre la verità ufficiale, tramandata nei secoli. Nel mio romanzo "Le rose di Cordova", per esempio, grazie a una rilettura delle vicissitudini di Giovanna I di Spagna, meglio nota come la Pazza, propongo un'interpretazione sostanzialmente diversa della sua sbandierata follia, identificandola piuttosto come un astuto espediente del ramo maschile della sua famiglia per negarle la corona legittimamente ereditata da sua madre, la regina Isabella la Cattolica. Per formazione culturale e gusto personale, le mie storie si incentrano su personaggi o contesti storici che non vanno mai oltre il XVIII secolo".
Caffè Culturali: "Qual è il Suo rapporto con il tempo?".
Adriana Assini:

"Quando guardo indietro, nelle forre del passato, non è con spirito nostalgico ma con l'intento di trarre insegnamento da "ciò che è già stato" a vantaggio del "qui e ora". Di fronte all'inarrestabile corsa degli anni, rifuggo i rimpianti ma non mi sottraggo agli specchi, continuando a "seminare" come se la mia vita fosse tutta davanti, tutta ancora da vivere. Un po' come quel saggio che diceva :"Se anche sapessi di dover morire domani, oggi pianterei ugualmente un melo nel mio verziere". (in allegato due miei acquerelli dedicati al tema del tempo: La danza delle ore e Verso l'alba)"


La danza delle ore

Verso l'alba
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Caffè Culturali: "Come considera la storia?".
Adriana Assini:

"Come un serbatoio della nostra memoria remota, il pilastro della nostra identità culturale. Tuttavia, la stesura di questo lungo racconto del mondo non è mai definitiva,né completamente obiettiva, essendo a volte limitata da carenze nelle fonti; in altre, influenzata dalla "faziosità" degli storici. In alcuni casi, una rilettura critica rigorosa di taluni eventi, una insperata scoperta archeologica o qualche fortunato ritrovamento di importanti documenti negli archivi e nelle biblioteche, sono sufficienti per rimettere in discussione conoscenze consolidate da secoli. Se, dunque, il "cantiere" resta aperto, la Storia, inevitabilmente, si riscrive".
(In allegato acquerello "Il libro di storia")



Il libro di storia
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Caffè Culturali: "Quale rapporto instaura con i suoi personaggi?".
Adriana Assini: "All'attrazione iniziale verso i personaggi prescelti, aggiungo l'esigenza di restituirli al lettore come persone vive e vicine, al di là dei secoli che separano le loro vicende dalle nostre. Il mio è dunque un lavoro di ricerca storica ma anche di indagine psicologica, che mi porta a "dialogare" con i protagonisti dei miei romanzi, cercando di ricostruirne la personalità non soltanto attraverso l'interpretazione degli episodi, frasi, atteggiamenti che ci tramandano le cronache, ma anche colmando con la fantasia gli spazi vuoti. Accade perciò che io li osservi mentre si vestono, mangiano, passeggiano. E che li ascolti mentre si lamentano o gioiscono. Succede anche che io mi arroghi il diritto di leggerne i pensieri, raccoglierne le frustrazioni, indovinarne le speranze, per poter dare loro corpo, anima e voce, farne uomini e donne in "carne e ossa", con le loro luci e le loro zone d'ombra. E' quindi un rapporto intenso quello che mi lega ai miei personaggi, che perdura poi nel tempo, ben oltre la vita standard del romanzo: stesura, pubblicazione, promozione".
Caffè Culturali: "Come usa le parole e le costruzioni logico - sintattiche? Il suo stile è influenzato dai personaggi e dalle epoche considerate? ".
Adriana Assini:

"La struttura dei miei testi poggia sostanzialmente sull'asse linearità/conseguenzialità. Per una maggiore efficacia della narrazione cerco di mantenere costante l'equilibrio tra ritmo/esposizione/argomento. Naturalmente, l'epoca considerata influisce parecchio sul mio stile. A mio parere, una storia che, per esempio, si svolga in pieno Quattrocento richiede una forma espressiva complessivamente consona ai tempi, senza che, tuttavia, si debba ricorrere a linguaggi lontani da quello del lettore contemporaneo. A tale proposito, cerco di riservare massima attenzione alla scelta delle parole usate, dovendo evitare, per ipotesi, che un personaggio medievale parli di nostalgia, termine coniato soltanto secoli più tardi. Mi concedo invece qualche libertà in più, quando è la "voce narrante" ad esprimersi. (Acquerelli: Corrispondenze e Melagranata)".


Corrispondenze

Melagranata
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Caffè Culturali: "Ha potuto notare nell'uso delle parole appartenenti ad una determinata epoca una sorta di limitazione o, quantomeno, un effetto consequenziale sulla logica dell'espressione, sul comportamento, sulla dinamica della vicenda e della narrazione? ".
Adriana Assini: "L'utilizzo di termini in disuso, appartenenti a una determinata epoca, rischia di appesantire il ritmo della narrazione e, in taluni casi, costringere il lettore a rallentare la lettura per capire di cosa si stia parlando. Occorre dunque ricorrervi con molta oculatezza e, personalmente, scelgo di non usarli nei dialoghi, riservandoli invece alla sola voce narrante, il che permette - laddove ce ne sia più bisogno - di fornire una breve spiegazione senza tuttavia incorrere nella didascalia".
Caffè Culturali: "Come pensa i Suoi lettori?".
Adriana Assini:

"I miei romanzi sono inviti a varcare una porta che condurrà in altri mondi, in altre epoche. Immagino, dunque, i miei lettori come persone curiose, amanti della storia, interessate a scoprire, o a riscoprire, personaggi più o meno noti, e quindi pronte a seguirmi in una piccola avventura che spesso, senza pretese di verità, guarda con occhi nuovi vecchi avvenimenti. (acquerello: Sogni d'insonnia)".



Sogni d'insonnia
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Caffè Culturali: "Che tipo di rapporto contrae con i Suoi lettori e come si manifesta?".
Adriana Assini:

"A volte mi capita di trovare uno o più commenti a un mio romanzo nel forum di qualche sito dedicato ai libri . Più raramente, ricevo email dai lettori, ai quali puntualmente rispondo, ma il contatto non ha poi seguito. Mi arrivano spesso, invece, email di scrittori esordienti alla ricerca di una casa editrice e di consigli: qualcuno di loro mi tiene poi al corrente sugli esiti dei miei suggerimenti".



Cartolina
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Caffè Culturali: "Come considera il Suo rapporto con le case editrici?".
Adriana Assini: "Attualmente piuttosto buono. Pubblico con una piccola casa editrice di qualità, che si dimostra attenta verso i suoi autori e le loro opere. Cosa che dovrebbe essere scontata, ma che non lo è affatto. In passato, pur non avendo avuto grosse disavventure, sono incappata a volte in case editrici "miopi", che promettevano una distribuzione capillare e una buona promozione dei romanzi publbicati, garantendone dunque una certa visibilità, mentre in realtà si limitavano a organizzare una presentazione o a segnalare il libro a qualche rivista, senza poi seguirne l'esito. Tutto il resto dipendeva dallo spirito di iniziativa dell'autore".
Caffè Culturali: "Che rapporto ha Adriana Assini con il mercato editoriale?".
Adriana Assini: "Come autrice di una casa editrice piccola, seppure di qualità, lamento il fatto che a fare la parte del leone nel mercato editoriale siano sempre i soliti noti. Le librerie, che un tempo - almeno i grandi marchi - si differenziavano anche di molto nelle proposte ai lettori, oggi, sempre più omologate, ne convogliano l'attenzione per lo più sugli stessi titoli, di scrittori arcinoti o che, indipendentemente dall'effettiva qualità dell'opera, hanno già avuto molto successo all'estero. Pochi rischi,dunque, poche scommesse sul nuovo, secondo la ferrea legge del business. Fortunatamente, negli ultimi anni, con l'affermarsi di internet e il moltiplicarsi sia dei siti dedicati alla letteratura che delle librerie virtuali (stando ai dati dell'AIE-Assoc. Italiana Editori, nel 2007 le vendite online sono aumentate del 37%) gli autori meno conosciuti hanno finalmente guadagnato spazio e la loro visibilità è sensibilmente cresciuta".
Caffè Culturali: "Che rapporto ha con la vendita? Cosa prova nel sapere un Suo libro venduto?".
Adriana Assini: "Vendere significa per me essere riuscita a suscitare la curiosità e l'interesse di qualcuno, e dunque è un fatto molto importante. Tante più copie si vendono, tante più persone leggeranno ciò che ho scritto, che è poi la ragione per la quale si pubblicano i libri: far conoscere la propria opera. Naturalmente, la vendita non significa di per sé un giudizio positivo sul testo, visto che chi compra non lo ha ancora letto, ma sta a testimoniare che qualcosa ha funzionato nella sua presentazione/promozione: a volte conta, infatti, una bella immagine di copertina; in altre, un titolo efficace o entrambe le cose insieme. A volte, si rivelano utili le recensioni, il passaparola tra amici e conoscenti, ecc. Venire a sapere che un mio romanzo è stato acquistato, (a volte, se questo avviene via internet, capita che le Editrici mi dicano anche da quale parte d'Italia è arrivato l'ordine) mi dà sempre una bella emozione. Mi piace immaginare (così come avviene per i miei quadri) in quale posto della libreria di chissà quale abitazione andrà a stare il mio romanzo e se altri in quella famiglia, oltre a chi l'ha comprato, avrà la curiosità e la voglia di leggerlo. In ogni caso,spero sempre di non deludere le aspettative del lettore".
Caffè Culturali: "Quali sono i progetti di Adriana Assini?"
Adriana Assini:

"Il mio "cantiere" creativo è sempre in funzione, sempre aperto e i progetti, le idee si moltiplicano. Nel prossimo anno, conto di fare una mostra dei miei acquerelli, forse all'estero, mentre ho già firmato il contratto per la pubblicazione di un nuovo romanzo storico e ne sto rifinendo un altro. Nel frattempo, non trascuro "Le rose di Cordova" (uscito un anno fa) e continuo a promuoverlo in Italia e all'estero, finora con buoni risultati".



Arciere
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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato ad Adriana Assini"
data di pubblicazione:
02/10/2008
ultimo aggiornamento: 05/12/2008

codice di riferimento:
0810021836M00
autore:
Programma Italiano - Area Didattica
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