Tavolino riservato a Cristiano Abbadessa - Autodafé Edizioni

      


Cristiano Abbadessa
direttore editoriale


Denominazione:

Autodafé Edizioni

Anno di fondazione: 2010
Sito web o collegamenti inerenti l'ospite:

http://www.autodafe-edizioni.com/
http://liblabtv.org

"E mail": segreteria@autodafe-edizioni.com
Generi: Narrativa italiana (attenta alla realtà sociale contemporanea).
Note di presentazione:

Autodafé nasce dalla passione di un gruppo di amici, i cui percorsi professionali, nell’ambito dell’editoria, si sono ripetutamente incrociati nel corso degli anni intorno a idee, lavori e progetti. La casa editrice risponde alla comune esigenza, fortemente avvertita da tutti noi, di provare a dare voce a una narrativa capace di aiutare la comprensione e la riflessione intorno alla realtà sociale dell’Italia contemporanea; un obiettivo che unisce la ricerca letteraria e la passione civile, cercando nella narrazione una chiave per prestare attenzione a fenomeni indagati dalla saggistica ma piuttosto estranei alla proposta dominante nella narrativa odierna. L’attenzione ad autori nuovi o non affermati, la ricerca di talenti emergenti, una cura estrema e artigianale per il prodotto editoriale (dalla redazione alla stampa) sono gli altri elementi distintivi attraverso i quali Autodafé vuole qualificarsi come piccolo editore di qualità.

Comunicazioni dell'ospite:

Per incontrare i nostri autori e assistere alle presentazioni dei nostri titoli, consultare http://www.autodafe-edizioni.com/eventi

Autodafé fornisce anche servizi editoriali ad autori, agenti e case editrici.
Per informazioni consultare http://www.autodafe-edizioni.com/servizi-editoriali

Collegamento ai
lavori pubblicati:

L'intervista all'ospite
I Caffè Culturali: "Chi è Cristiano Abbadessa?".
Cristiano Abbadessa: "Quello che è importante sapere, credo, è scritto nella colonnina qui sopra a sinistra: Cristiano Abbadessa è il direttore editoriale di Autodafé Edizioni. Questa è la giacchetta con cui mi sono seduto al tavolino, in una certa misura parlando non a mio nome esclusivo ma in rappresentanza della casa editrice nel suo insieme. Poi, certo, come tutti ho la mia storia, professionale e non, ho i miei gusti, le mie passioni, i miei divertimenti e i miei sogni; tutte cose che, a priori e in un autoritratto, suppongo interessino a pochi, e che comunque non interessa a me enfatizzare nella definizione di un personaggio. Conversando al tavolino, di volta in volta, capiterà che vengano fuori anche aspetti più privati e visioni più personali; ma saranno quelli utili, interessanti e pertinenti allo sviluppo del dibattito e del confronto".
I Caffè Culturali: "Cosa significa essere un editore?".
Cristiano Abbadessa: "Oggi può significare molte cose, a volte anche in apparente contraddizione tra loro. Limiterei la riflessione alla nostra esperienza diretta, ovvero a che cosa significhi essere un piccolo editore di libri, escludendo le altre forme di editoria e distinguendo la nostra realtà da quella dei grandi o medi editori. La funzione del piccolo editore, in particolare nel settore della narrativa, sta nella capacità di selezionare opere meritevoli di essere proposte al pubblico dei lettori, nell'attenzione al lavoro di redazione e rifinitura da fare insieme all'autore, nella cura di un prodotto pregevole anche nella forma e nella veste, nella proposizione dell'opera al mercato (ed è questo, per quel che ci riguarda e per i piccoli editori in genere, l'aspetto più difficile). Nel divenire di un settore in rapida trasformazione e in cui si contrappongono tendenze e abitudini talora conflittuali, il mestiere di piccolo editore può poi assumere, a volte, dimensioni diverse da quelle istituzionali e tradizionali. Credo, in questo senso, che dovremo abituarci a considerare ciascun piccolo editore come un'entità con una sua specifica storia, caratteristici pregi e difetti, punti di forza e di debolezza che non necessariamente lo accomunano ai suoi omologhi. E che ciascuno di noi, anche tenendo presente queste differenze, debba trovare il proprio modo di proporsi al pubblico dei lettori e agli stessi autori o aspiranti tali".
I Caffè Culturali: "Cos'è il mercato per un editore?".
Cristiano Abbadessa: "Secondo definizione di scuola, il mercato è, per qualsiasi prodotto, il luogo di incontro della domanda e dell'offerta. Nell'editoria attuale, il mercato ha assunto molteplici forme variegate, talora persino mascherandosi da agorà culturale, ma al fine conserva la sua funzione essenziale, che è quella di luogo di commercio capace di dire al produttore quanto il suo prodotto incontri i gusti del pubblico e se la produzione è stata un'operazione economicamente sensata o in perdita. Nel caso di un piccolo editore di libri, in specie di narrativa, è dato di fatto noto in partenza che, su questo mercato, l'insieme dell'offerta (di libri) è superiore all'insieme della domanda (dei lettori). Si tratta quindi di operare per superare lo scoglio rappresentato dalla semplice dimensione quantitativa (eccessiva), proponendo un prodotto che per contenuti e qualità della fattura sia in grado di ritagliarsi una propria fetta di mercato. Sembra inutile, ma è invece importante, sottolineare che senza un riscontro di mercato l'impresa non può vivere, almeno non nell'attuale sistema economico; pare un dato scontato, ma troppo spesso è allegramente ignorato da quanti, senza dichiararlo apertamente e forse persino in forma inconscia, considerano l'editore (specie se piccolo e "puro") una sorta di mecenate moderno o un facitore di cultura totalmente sganciato dalle logiche economiche. Altro equivoco, che meriterebbe a parte una riflessione più approfondita, è il sovrapporre il mercato dei lettori reali (quelli che i libri li comprano) con quell'universo molto attivo di aspiranti scrittori e critici che punta a fare opinione (specie sul web), ma che poi sulle vendite ha un impatto il cui peso è da verificare".
I Caffè Culturali: "Mercato, autori e lettori: esiste il problema dell'equilibrio etico? L'editore ha un ruolo sociale oltre che economico?".
Cristiano Abbadessa: "Per evitare di fare della pura speculazione filosofica fine a se stessa, credo che, specialmente di fronte a questo tipo di tematiche, occorra sempre ricordare che esistono grandi, medi e piccoli editori: entità non comparabili, che solo apparentemente operano nel medesimo settore ma che di fatto giocano su campi diversi. Non ritengo si possano perciò fare, al riguardo, considerazioni valide per un'astratta figura di "editore". Per esempio, Autodafé Edizioni non può (ancora) dire di avere un "ruolo economico", anche se punta ad averlo, come spera di avere un ruolo culturale; al momento, probabilmente, ha soltanto svolto un ruolo sociale offrendo spazi di confronto e riflessione. Questa, però, non può certo essere l'unica funzione di una casa editrice".
I Caffè Culturali: "Cosa pubblicate e chi sono i vostri lettori?".
Cristiano Abbadessa: "Autodafé pubblica esclusivamente opere di narrativa (romanzi o raccolte di racconti) che possano aiutare il lettore nella riflessione e nella comprensione della realtà sociale dell'Italia contemporanea. Le nostre opere hanno dunque un comune filone tematico, scelto perché a noi pare di grande rilevanza etica e civile e perché la letteratura italiana contemporanea ha battuto preferibilmente altre strade, negli ultimi anni, lasciando quasi scoperta questa nicchia di mercato. Non ci siamo invece posti vincoli troppo stretti per quanto riguardo i generi letterari e, tanto meno, gli stili narrativi, ferma restando la richiesta di qualità: le tematiche sociali sono perciò approcciate dai nostri autori secondo modalità e sensibilità differenti, spaziando tra vari generi (dal romanzo classico alla faction, passando per il giallo) e presentando ciascuno il proprio timbro stilistico, talora anche fortemente sperimentale. Il punto in comune è la capacità di guardare intorno e fuori, descrivendo in modo non banale la realtà sociale di questo paese, anziché privilegiare il dilagante sguardo interiore e vagamente psicanalitico di tanta narrativa italiana del presente. I nostri lettori potenziali sono perciò tutti coloro che condividono con noi la voglia e la necessità di riflettere sulla realtà sociale italiana, non a partire dall'informazione o dalla saggistica ma provando a guardare il mondo attraverso gli occhi di narratori capaci di cogliere spunti ed elevarli a dimensione letteraria. Un bacino che riteniamo ampio, ma non facile da raggiungere, per una piccola casa editrice con limitate possibilità di comunicazione e una visibilità da conquistare. I nostri lettori reali, almeno inizialmente, sono parenti amici e conoscenti dei vari autori, nonché parenti amici e conoscenti dei soci della casa editrice. Poi, con fatica, il cerchio si allarga".
I Caffè Culturali: "Il pubblico, inteso come il vasto insieme di chi scrive, distribuisce, vende e legge la vostra produzione, come sta accogliendo la vostra proposta editoriale?".
Cristiano Abbadessa: "Devo segmentare la risposta, perché ciascuno dei soggetti citati nella domanda ha risposto in maniera molto differente. Gli aspiranti scrittori hanno inizialmente accolto benissimo l'esistenza di una casa editrice aperta a nomi non affermati; siamo stati inondati di proposte editoriali, purtroppo spessissimo per nulla attinenti alla nostra linea editoriale, e abbiamo goduto di visibilità e buona stampa nelle community letterarie; interesse che è scemato quando abbiamo dovuto porre regole più severe per l'invio dei manoscritti. Chi distribuisce non ci ha praticamente neppure considerato: i grandi distributori perché operano nella logica della filiera commerciale di catena e perché non vogliono nemmeno sentire parlare di narrativa e autori italiani; i piccoli perché sono in crisi strutturale e non hanno né la voglia né le forze per analizzare e promuovere le proposte di nuovi editori. Chi vende, di conseguenza, spesso non ci conosce, perché nessun distributore (salvo uno, locale) ci promuove davvero; dove siamo arrivati con le nostre forze abbiamo avuto buoni riscontri, talora ottimi, ma ci siamo confrontati anche con troppe situazioni in cui la pigra routine impediva di studiare a fondo i titoli portati da un editore indipendente (chi ci ha dato spazio, peraltro, non ha avuto modo di pentirsene). Da parte di chi legge, la nostra proposta è stata accolta bene; nel senso che le critiche sono state positive, i temi sono stati giudicati interessanti, le presentazioni sono piaciute (ovviamente anche per la personalità e la capacità comunicativa dei nostri autori, non solo nella scrittura). Questo, purtroppo, non vuol dire che abbiamo avuto un successo di pubblico: per i motivi spiegati sopra, le nostre opere sono arrivate a un pubblico limitato, quasi selezionato, seppure non per nostra volontà".
I Caffè Culturali: "Come scegliete i vostri autori e che rapporto avete con loro?".
Cristiano Abbadessa: "Scegliamo i nostri autori tra le proposte di pubblicazione che riceviamo. I criteri di selezione sono quelli cui ho già accennato in precedenza: la piena compatibilità con il nostro progetto editoriale (riflessione sulla realtà sociale) e la qualità letteraria dell'opera; entrambi i requisiti devono essere presenti, perché non pubblichiamo opere pertinenti ma di scarso valore né opere di ottima qualità ma totalmente estranee alla nostra linea. All'inizio, in attesa che gli aspiranti autori prendessero atto della nostra esistenza, per la scelta dei primi titoli abbiamo seguito anche altre strade, per esempio dragando il mare dell'autopubblicazione alla ricerca di titoli che meritassero l'attenzione di un editore; e devo dire che i risultati sono stati interessanti. Oggi, naturalmente, abbiamo un ulteriore bacino privilegiato nelle nuove opere degli autori che hanno già pubblicato con noi. Il rapporto con i nostri autori è in genere buono tendente all'ottimo. È un rapporto intenso, costruttivo ma faticoso, anche per gli autori stessi: in fase di lavorazione, perché crediamo molto in quel lavoro collettivo (fra autore e redazione) che trasforma una buona storia in un buon libro; in fase di promozione, perché la collaborazione degli autori (specie sul territorio di residenza) è fondamentale per dare all'opera quella visibilità che è sempre difficile ottenere. In linea di massima gli autori hanno ben recepito lo spirito del lavoro di squadra, non solo collaborando con l'editore ma anche offrendo una sponda agli altri autori da noi pubblicati, specie per le iniziative promozionali. Ne è venuto fuori un buon gruppo, e mi piace citare una frase di Claudia Consoli, che su Critica Letteraria ha ben reso questo senso di comunità nel raccontare la festa-evento di Autodafé che si è svolta il 7 febbraio scorso a Milano:
Lo spirito dell¹evento era assolutamente positivo, si respirava un¹aria di festa, non solo per il piacere di trovarsi lì riuniti, ma soprattutto per quella gioia che deriva dalla condivisione di un progetto in cui si crede e che viene alimentato con impegno".
I Caffè Culturali: "Cosa intende per qualità letteraria dell'opera?".
Cristiano Abbadessa: "Pubblicando narrativa, quando parliamo di qualità letteraria dell'opera ci riferiamo in particolare all'arte del saper raccontare. Che significa, per me, soprattutto armonia tra le diverse componenti della narrazione: una buona idea e una buona storia di partenza, la capacità di articolare una trama valida, la costruzione di una struttura adeguata, l'uso di scansioni e pause efficaci tra le varie parti, la scelta di uno stile coerente, una sintassi corretta e funzionale, proprietà di lessico e linguaggio. Tutti questi elementi concorrono a definire la qualità letteraria di un'opera, ma, come dicevo, nel nostro caso non procediamo a valutazioni basate su un rigido canone letterario precostituito. Cerchiamo invece di cogliere, e valorizzare anche attraverso il comune lavoro tra autore e redazione, la capacità di fondere il tutto in un'armonia complessiva, che può esprimersi in forme e scelte stilistiche diverse per ciascun autore. È da questa armonia che, poi, scaturisce la capacità di appassionare il lettore e catturarne l'attenzione".
I Caffè Culturali: "Quanto e come la qualità letteraria è condizionata dalle odierne modalità ed abitudini comunicative? I mezzi di comunicazione e la tecnologia in che modo stanno influenzando la composizione e la lettura? Come sta cambiando lo scenario editoriale dal punto di vista stilistico?".
Cristiano Abbadessa: "Lo stile narrativo è certamente condizionato dalle abitudini comunicative. Non mi riferisco tanto all'aspetto lessicale o sintattico, che sono soltanto parzialmente influenzati, quanto alla precisa volontà di ricerca, da parte di molti autori, di forme di "contaminazione" tra i diversi linguaggi. Per cui si fanno sempre più numerose le opere in cui, accanto a una forma più tradizionale usata dal narratore, compaiono sms, email e altre formule espressive che ricalcano modalità di comunicazione tecnologicamente avanzate, che gli autori amerebbero fra l'altro evidenziare sempre e comunque con una grafica differente. Sono contaminazioni a volte efficaci e altre meno, da spendere e maneggiare con una certa cura, anche dal punto di vista redazionale e grafico, per evitare una espressività di stampo futurista (quindi, fra l'altro, non particolarmente innovativa, a ben pensarci). Per quanto riguarda invece l'influenza dei mezzi di comunicazione sulla composizione e la lettura, direi che siamo ancora all'inizio di una possibile fase di transizione: si usa qualche linguaggio sperimentale, magari si legge con l'ebook, ma al fondo prevale la fedeltà a un modello e un prodotto di tipo tradizionale. Anche perché, e qui credo che si giocherà la vera evoluzione, le novità tecnologiche non sono ancora state usate per realizzare prodotti concettualmente diversi, più adatti a sfruttare le opportunità multimediali offerte dall'innovazione tecnica".
I Caffè Culturali: "Come immagina il futuro dell'editoria?".
Cristiano Abbadessa: "Siamo, secondo me, in una fase di incubazione di grandi cambiamenti che interesseranno tutti i diversi aspetti del mondo editoriale. Forse proprio per questo, oggi il panorama dell'editoria italiana appare al contrario quasi ingessato, non in lenta ma costante evoluzione (come è accaduto quasi sempre nella storia di questo settore), bensì ancorato a certezze stanche e statiche che si sono consolidate nell'ultimo decennio e che oggi appaiono immutabili. Sotto la crosta di un'industria editoriale che appare bloccata (le grandi catene di produzione e vendita che seguono una pura logica commerciale; le medie case editrici che cercano a fatica di far convivere qualità e vendite; le piccole case editrici che non trovano visibilità e provano a inventare percorsi alternativi, sempre a rischio di sopravvivenza), si agitano a mio avviso fermenti che non hanno ancora trovato la loro espressione concreta. Penso che a breve assisteremo a importanti trasformazioni, con una più marcata e definitiva distinzione tra il mondo della grande editoria autodistribuita e venduta e tutti gli altri attori. Penso che le librerie indipendenti saranno costrette a riposizionare completamente la loro offerta. Penso che assisteremo a nuove modalità di autoproduzione da parte degli autori, ben lontane dalle facilonerie del faso tuto mi che vengono oggi propagandate, ma in cui si affermerà piuttosto una figura di autore-manager che anziché affidarsi a un editore si costruirà la propria rete di collaboratori e consulenti. Di conseguenza, immagino che la figura del piccolo editore puro subirà un'inevitabile rivisitazione, e che si affermeranno professionalità distinte, non più necessariamente raggruppate in un unico soggetto, capaci di fornire il servizio migliore e più innovativo nelle diverse fasi: l'ideazione, la realizzazione, la redazione, la revisione, la pianificazione del marketing, la comunicazione, la promozione sui media e sul territorio, la distribuzione e la vendita. Credo inoltre che le nuove tecnologie porteranno significative innovazioni anche nella concezione stessa del prodotto editoriale, che sopravviverà nella sua veste tradizionale di libro cartaceo ma sarà affiancato da altri prodotti pensati per l'editoria elettronica e multimediale (non, quindi, le semplici riproposizioni in altro formato e su altro sopporto dello stesso libro edito su carta). Immagino molte cose, anche se non è detto che tutte si realizzeranno in tempi brevi. E, da editore, mi piacerebbe intercettare, o anticipare, alcuni di questi grandi cambiamenti".
I Caffè Culturali: "Chi è il lettore oggi e come si potrebbe immaginare il lettore di domani? Le nuove tecnologie potranno avvicinare più soggetti, se non alla lettura, all'editoria? Come vede nel futuro il rapporto tra lettore e mercato editoriale?".
Cristiano Abbadessa: "Esistono, oggi, talmente tante tipologie di lettore da renderne impossibile una classificazione e, tanto più, una definizione paradigmatica. Spesso, nel mondo editoriale e specie letterario, si commette l'errore di prendere in considerazione una presunta specie di lettore forte, che in realtà è il lettore versatile, raffinato, aperto alle sperimentazioni, tendente alla qualità. Ma se per lettori forti intendiamo coloro che leggono più di una decina di titoli all'anno, ci troviamo di fronte a una realtà talmente sfaccettata e variegata da rendere plausibile (e nel contempo del tutto parziale) qualunque schematizzazione. Posso comunque immaginare che, come per altri consumi culturali (intesi in senso molto ampio e molto lato), in futuro si accentuerà la presenza di lettori fortemente fidelizzati, meno aperti a proposte diverse o generaliste e tendenzialmente portati a privilegiare titoli fra loro affini, o per tematica o per genere letterario. Le nuove tecnologie, e la sempre crescente disponibilità di titoli, faranno la loro parte nel radicarsi di questo fenomeno, che aprirà specifiche nicchie nel mercato editoriale. Contemporaneamente, le nuove tecnologie avvicineranno senz'altro più soggetti al mercato editoriale, ma più alla scrittura che alla lettura. Mentre è probabile che molti consumatori si accosteranno a nuovi prodotti editoriali, anche diversi dal libro tradizionale, ma non necessariamente alla lettura".
I Caffè Culturali: "Quali sono i vostri progetti e come immagina il futuro di Autodafé Edizioni?".
Cristiano Abbadessa: "Al momento, i nostri sforzi sono concentrati sulla promozione e la vendita delle opere che abbiamo pubblicato. In dodici mesi abbiamo costruito un catalogo di dodici titoli, con buoni riscontri di critica ma risultati insufficienti per quanto riguarda la commercializzazione; dobbiamo trovare visibilità e spazio sul mercato, per una semplice questione di sopravvivenza. Questo non significa trascurare la ricerca di nuovi titoli e nuovi autori, ma certamente la priorità va data alla valorizzazione di quanto abbiamo già pubblicato. Per il futuro, direi che, avendo solo due anni di vita, immaginiamo innanzitutto di riuscire a realizzare gli obiettivi che ci siamo posti al momento della nascita: trovare un nostro spazio e una nostra riconoscibilità come piccolo editore di qualità, caratterizzato da una linea editoriale ben precisa. Se poi considero i cambiamenti che potrebbero a breve avvenire nel mondo editoriale, allora posso veramente immaginare di tutto o quasi, inclusa una radicale trasformazione delle nostre funzioni e della nostra stessa natura. Ma, in questo caso, non stiamo parlando di un futuro imminente".

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Informazioni su questa pagina
titolo: "Tavolino riservato a Cristiano Abbadessa - Autodafé Edizioni"
data di pubblicazione:
10/02/2012
ultimo aggiornamento:
05/03/2012

codice di riferimento:
I120210.1654.DLI.AP.man
autore:
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