Tavolino riservato a Susanna Trippa
l'ospite


Susanna Trippa


Il viaggio di una stella

Nome:

Susanna

Cognome:

Trippa

Nazionalità:

Italiana

Data di nascita: 28 ottobre 1949

Interessi:

"Scrivere, passione che covavo sotto da lungo tempo e concretizzatasi negli ultimi vent’anni.
Stare tra gli animali e la natura, e questo avviene in contemporanea allo scrivere, da quando abito in Valcavallina (Bergamo) in una casetta in legno dal tetto a punta, che ha dato il nome al mio primo libro I racconti di CasaLuet.
Leggere – Oh… leggere è meraviglioso… una strana inafferrabile alchimia, reale, concreta, che si crea tra chi legge e chi scrive. Soprattutto i classici... il mio amato è Tolstoj, ma poi anche certe cose di S. King, perché no? E Kerouac, Virginia Wolf… e tanti altri. Non si può scrivere senza leggere.
Viaggiare, bellissimo farlo realmente ma anche virtualmente come pare facesse Salgari".

Note biografiche:

Susanna Trippa nasce il 28 ottobre 1949, a Bologna, e là si laurea in Lettere moderne e Storia dell’Arte. Si trasferisce a Bergamo nel 1977, dove lavora prima come insegnante poi nel settore pubblicitario.
Da quasi vent’anni vive in Valcavallina, con famiglia ed animali, nella casetta che ha dato nome e immagine al suo primo libro I racconti di CasaLuet (2008) Una fitta rete di racconti, sogni e magia.
Il racconto Pane e cinema ha ricevuto il 1° premio AlberoAndronico “Cinecittà – l’occhio del cinema sulla città” (2009).
Nel dicembre 2013 esce il suo romanzo autobiografico Come cambia lo sguardo, un percorso di vita, da bambina a donna, dai primi anni ’50 a quelli “di piombo” ( Pupi Avati regista: Racconto autobiografico asciutto e onesto - Roberto Pazzi scrittore: E così una storia diventa cifra e metafora universale - Alberto Gozzi drammaturgo: La semplicità è una faccenda terribilmente complicata ma a te riesce benissimo).
Il romanzo epico/fantasy ebook Il viaggio di una stella (giugno 2015) è il suo ultimo pubblicato.

Incontrando i lettori, dopo l’uscita del libro, mi sono chiesta perché poi ho iniziato ad aprire i "cassettini della memoria" ? a che può servire ricordare?
E mi sono data questa risposta: ricordare è importante. Deriva da RE-COR-DARE cioè "riportare al cuore".
La funzione del ricordare, se compiuta correttamente, armonizza dentro di noi situazioni e persone del passato, e ci aiuta ad aprire il cuore. Nell’apertura di cuore ritroviamo il filo della nostra Anima e possiamo condurla verso l’Alto.
Siamo abituati a considerare il ricordare solo come qualcosa che porti in sé una sensazione un po’ vaga, di malinconia più o meno leggera, di struggimento; qualcosa di cui pare difficile trovare la valenza precisa, quasi che la vaghezza sia la sua maggiore sostanza, proprio perché, come i sogni, i ricordi vanno per associazioni sincroniche
(il che per la maggior parte di noi ha del misterioso).
La memoria, proprio attraverso questa malinconia… tale struggimento del cuore, tale apparente inconsistenza, ha una sua grande concretezza; aiuta a riequilibrare dentro di noi situazioni, persone, accadimenti.
Il "come li avevamo vissuti allora", mediante questa solo apparente "vaghezza", viene rivissuto, ripulito. E dopo questa ripulitura della memoria, tutto quello che avevamo vissuto viene risistemato dentro al nostro cuore, ce ne riappropriamo – se il percorso è stato come dev’essere – con un’altra visione.
Una nuova visione che ha finalmente il sapore della compassione.

(Riflessioni di Susanna Trippa sulla funzione della memoria
a proposito del romanzo autobiografico "Come cambia lo sguardo")

L'Ospite in rete:

Su Susanna Trippa:
https://it-it.facebook.com/susanna.trippa

https://twitter.com/SusannaTrippa

Su "Il viaggio di una stella":
https://www.facebook.com/ebookFantasyilViaggiodiUnaStella?fref=ts
http://www.amazon.it/viaggio-una-stella-Susanna-Trippa-ebook/dp/B0106X802K

Su "Come cambia lo sguardo":
https://www.facebook.com/Come-cambia-lo-sguardo-546562165422336/
http://www.amazon.it/Come-cambia-sguardo-Susanna-Trippa/dp/8896346363

Su "I racconti di CasaLuet":
https://www.facebook.com/I-racconti-di-CasaLuet-113919958627776/
http://www.lampidistampa.it/susanna-trippa/i-racconti-di-casaluet/1899.html

 

"E mail" susannatrippa@tin.it

Reperibilità dei lavori:

Le opere di Susanna Trippa sono reperibili in rete agli indirizzi:
http://www.amazon.it/viaggio-una-stella-Susanna-Trippa-ebook/dp/B0106X802K
http://www.amazon.it/Come-cambia-sguardo-Susanna-Trippa/dp/8896346363
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Il viaggio di
una stella
“Ero ancora io, a New York? Americana di mezz’età, antropologa, archeoastronoma, strana scienziata un poco pazza con venature di misticismo, il pomeriggio di Natale, seduta nel seggiolino avvolgente del mio amato planetario come nella placenta della mia vita? O la giovane ch’ero stata, mentre arrivava oltre il novantanovesimo gradino di Machu Picchu? O la terra stessa nel suo vorticare? O un Inca del passato? O ancora, molto prima, uno sciamano forse… un paqo, dinanzi a quello che voleva dire per lui la precessione? Lasciai che accadesse!” Inizia così, da New York alle Ande, un viaggio straordinario negli ultimi anni del grande impero inca, prima della conquista spagnola. Su un territorio enorme e variegato, sorprendenti avventure si accompagnano a una vibrante ricerca interiore. Il 25 dicembre di un altro Natale, il terribile rito della capacocha attende, a Cuzco, le processioni dei fanciulli per il sacrificio. I giovanissimi Coyllur e Huantàr riusciranno a salvarsi? La domanda s’intreccia ad altre. E alla fine arriveranno anche le risposte.

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Come cambia lo sguardo

Dalle mistocchine a Radio Alice . Dai primi anni cinquanta, quasi un dopoguerra, quand'ancora a Bologna, negli inverni freddi, sentivi odor di frittelle impastate con farina di castagne e cotte per strada - le mistocchine - fino ad arrivare al marzo del '77 - Radio Alice, con la sua anima controinformativa e libertaria, e gli anni 'di piombo' come una nube scura infine l'approdo a Bergamo e all'età adulta. In mezzo, riaprendo i cassettini della memoria, sta l'ubriacatura del miracolo economico, il '68 e quanto poi ne derivò. Un percorso di vita in quegli anni, da bambina a donna, in cui cambia lo sguardo.

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I racconti di
CasaLuet

CasaLuet, una fitta rete di racconti, sogni e magia. CasaLuet, da luet… luogo piccolo e grazioso… immersa nella natura, è il filo emozionale che lega tra loro i racconti e la raccolta finale "Conchiglie, cozze e vongole". Storie che si dipanano in differenti spazi e tempi: in viaggio tra Parigi e la Normandia, da Londra fino alla calma apparente di un laghetto in collina, dal buio di una grotta fino al silenzio lunare, dalla Bologna del ‘44 a folletti saltellanti, da palloncini liberati a ricordi del passato. Le descrizioni della natura diventano specchio dell’anima, delle emozioni. Tra le pieghe del quotidiano affiora il mistero, a volte il male… la sofferenza. Incubi… guerre… povertà… pazzia… demoni. Ma ogni più piccolo dettaglio indica la strada, come i sassolini di Hänsel e Gretel. Ovunque, dietro la realtà apparente, sembra celarsi altro... filo invisibile o anima del mondo che vibra e sottende ogni nostra azione fino al più impercettibile battito d’ali.

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  Comunicazioni:
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l'intervista
I Caffè Culturali:
"Chi è Susanna Trippa?".
Susanna Trippa :
"Una persona normale, come tante, la prima risposta che mi viene. Ma poi mi accorgo di non aver risposto niente in verità perché… che significa normale?
Aggiusto il tiro e mi concentro. Credo di essere una persona che cerca, soprattutto da un po’ di anni in qua, di essere migliore con me stessa e con gli altri, di avanzare a piccoli passettini (spero) in un mio percorso personale. Ecco, questo forse per me è il significato di normalità.
Però, se poi devo raccontare qualcosa in più di me – ammesso che a qualcuno interessi - eccomi qua a riaprire di nuovo i cassettini della memoria, anche se molto… molto più brevemente di quanto ho fatto per il mio ultimo figlioletto Come cambia lo sguardo… non vi preoccupate!
No, non avete capito… Come cambia lo sguardo è il mio romanzo autobiografico, non un figlio vero… ma I figli so’ piezze ‘e core come recitava il grande Eduardo. E anche quelli di carta lo sono, aggiungo io.
Dunque, sono nata a Bologna alla fine di ottobre, il giorno 28 per la precisione, anno 1949. I miei genitori hanno sempre detto che Ero venuta giù con la piena perché, prima di quel giorno, ha piovuto ininterrottamente per una buona quindicina.
E sono arrivata là, in un appartamento due camere e cucina, a turbare l’idillio dei miei con il loro adorato Graziano, il mio fratellino di nove anni.
Anni Cinquanta: quasi un dopoguerra. Gli inverni freddi con i mucchi di neve alti ai lati delle vie, i giorni che si succedevano con l’essenziale… non certo con tutto il superfluo di adesso, che ci stordisce.
Le poche cose della mia infanzia, che però contavano tanto. A me davvero pareva di avere tanto, anche se è niente a paragone di quanto hanno ora i bambini. Ti dicevano: Fanne conto!. E noi ne facevamo conto.
Le elementari, i giochi, l’amica del cuore, i primi libri, i primi film, la villeggiatura. Le stagioni che si succedevano.
Poi arrivarono gli anni Sessanta e il boom economico. E insieme a quello, la mia adolescenza.
Tutto questo stordiva come le bollicine dello champagne, a cui non si era certo abituati. Né io né i miei genitori sapevamo come prendere tutti quei mutamenti. Divario generazionale unito ad un grande cambiamento d’epoca.
Più tardi e ancora di più, il Sessantotto, appena uscita dal liceo, e l’autunno caldo degli operai e il Movimento e le manifestazioni, ed eskimo e sciarpe rosse ad invadere i portici della zona universitaria. I dubbi politici, le sofferenze d’amore. La scoperta dell’Arte, attraverso gli occhi e le parole di un insegnante meraviglioso. Ed infine, gli anni di piombo, gli anni bui.
Piazza Maggiore, a Bologna, guardata come in un cannocchiale all’incontrario, mentre abbandonavo lei e gli sfattoni a calciar lattine ossessivamente e a chiederti C’hai cento lire?.
A Bergamo, con il moroso di allora – compagno per tanti anni a venire – sarebbe iniziata la stagione del lavoro, addirittura due in breve tempo, e dei figli.
Insomma, era iniziata per me l’epoca della vita in cui si produce, in cui molto ci si radica nella materia, perché ci vuole anche questo.
Pare però che ognuno di noi – frammento di Spirito o dell’Uno o di Dio, o come lo volete chiamare voi… – scenda quaggiù nella terra per radicarsi sì, ma per poi risalire. Quello pare sia il suo compito: radicarsi, per poi ritornare a quell’Uno. Anche se non pare un collegamento immediatamente comprensibile, proprio per tale ragione forse è capitato che, un giorno, io mi sia sentita come sul predellino di un treno immaginario e abbia provato forte l’impulso a scendere da quel bolide che mi spingeva avanti e avanti… ma non sapevo dove.
Ecco, io avevo bisogno di ritrovarmi, non mi riconoscevo più… non riconoscevo me e la mia vita. Nonostante i figli.
Altre sofferenze miste a gioia intensa , al grande entusiasmo di sentirsi vivi, più che vivi. Vivi a tal punto… da scegliere in piena autonomia, a costo di sbagliare.
E mentre cercavo la mia strada di nuovo, arrivò la scrittura a tenermi per mano. La scrittura che già era dentro di me, ma non ne conoscevo la potenza.
La scrittura, che fa parte di quel ventaglio variegato di sfaccettature scintillanti dal nome creatività. E la creatività è un portale, come altri, che ti fa salire e accedere a qualcosa di più alto.
In quel periodo è nato il primo nucleo di quello che sarebbe divenuto I racconti di CasaLuet, cioè la raccolta finale Conchiglie, Cozze e Vongole.
E CasaLuet, in copertina, è la casetta di legno col tetto a punta, in precario equilibrio su un cocuzzolo, dove da allora vivo.
Le stagioni scorrono in mezzo alla natura, qui in Valcavallina, tra animali che nascono, vivono e muoiono.
Bellissime incantate mattine e pomeriggi quieti sono trascorsi, da allora, a scrivere o a rastrellare scoprendo l’erba nuova tra le foglie secche.
Mica solo gioia, anche dolore o tristezza o amarezza, perché questa è la vita e va accettata così.
Della mia autobiografia Come cambia lo sguardo, che apre i cassettini della memoria dall’infanzia sino agli anni di piombo, ho già parlato.
Uno strano romanzo a cavallo di più generi, ambientato presso gli antichi Inca, Il viaggio di una stella che mescola avventura e spiritualità ed altro ancora, è divenuto un ebook nel giugno scorso.
Una nuova autobiografia Gli animali nella mia vita, che prosegue la prima, attende di essere pubblicata.
Dimenticavo il raccontino Pane e cinema, premiato in Campidoglio, che attesta il mio amore per i film.
In un angolo nascosto c’è un romanzo iniziato, che non so ancora se proseguirò. Staremo a vedere…
La mia vita intanto va avanti, tra faccende quotidiane e la scrittura, almeno quando riesco a trovarle tempo.
Tanto… io lo so cos’è poi più importante di tutto. Quel cercare di risalire dopo essersi radicati.
Provare… e continuare a provare".
I Caffè Culturali:
"Che differenza intercorre tra l'essere ed il fare, per Susanna Trippa?".
Susanna Trippa :
"Una bella domanda questa… da scriverci fiumi d’inchiostro, come si usa dire, e allo stesso tempo non sapere da dove iniziare.
Risponderò d’impulso! ho deciso. E brevemente.
L’Essere mi richiama la parte più alta di noi, l’anima, o meglio quella scintilla di Anima cui apparteniamo, che però è scesa nella terra, e qui è suo compito radicarsi.
Nel radicamento, ecco che compare il Fare. Un Fare che sempre anela a risalire verso l’Essere, o almeno dovrebbe essere così.
Il Fare è strettamente intrecciato all’Essere, è la sua parte terrena. Riguarda il nostro muoverci nel mondo, ma si alimenta dell’Essere. È uno scambio continuo, nel Bene e nel Male, fra l’uno e l’altro".
I Caffè Culturali:
"Qual è il ruolo della parola in questo scambio continuo?".
Susanna Trippa :
"Dunque, scambio continuo tra l’Essere e il Fare… giusto?
Allora, in questo scambio continuo, per me, per come sono fatta io, la Parola rappresenta il Fare più alto, il radicamento per eccellenza, cioè quello forse in cui mi esprimo maggiormente.
Con questo, non pensiate che io raffiguri delle scale di valori; non è questo il punto. Per me, rastrellare foglie secche o cucinare o accudire qualcuno… etc… ha la stessa valenza dello scrivere o dipingere etc. Sono comunque aperture attraverso la creatività, ognuno con la sua specificità ma con identico valore.
È semplicemente che ognuno, per salire ancora, una volta radicato, deve esprimere il proprio personale talento. Ognuno ha il suo, se lo cerca dentro di sé.
All’inizio fu il Verbo…".
I Caffè Culturali:
"Come avviene l'espressione del suo talento, del suo atto letterario creativo?".
Susanna Trippa :
"È un po’ come tenere gli occhi socchiusi, con una visione sfocata, come quando si osservano i contorni di pannose nuvole candide per vedere pulsare il blu della loro energia, o ancora guardando innanzi, immobili, oltre la punta del proprio naso.
Così, sospesi in questa visione/stato d’animo, si può scrivere o dipingere o altro…
È così anche per me; e meglio nelle prime ore del mattino che – si sa – ha l’oro in bocca. Nell’avanzare delle ore, la limpidità, la trasparenza di ogni elemento o sensazione si appannano, si sciupano; tutto ha un aspetto più stanco e sgualcito.
Musica e immagini aiutano a destare, dentro di sé, quello che poi diventerà Parola".
I Caffè Culturali:
"Come è nato il suo ultimo lavoro: Il viaggio di una stella?".
Susanna Trippa :

"Perché l’ho scritto? Da cosa è nata la prima immagine che ti insegue, ti accompagna nelle tue giornate, e infine ti spinge a scrivere? Ne do spiegazione alla fine del mio libro, e qui ve l’anticipo volentieri.

Era il 1995, quando lessi di Juanita la “Vergine di Ghiaccio” … i resti di una quasi bambina, ritrovati dall’antropologo John Reinhard a ovest del Titicaca, sulla cima del vulcano Ampàto, a 6380 metri d’altezza. Si trattava di una delle tante vittime sacrificali che il freddo e il ghiaccio avevano miracolosamente preservato, per ben 550 anni, fino a noi. L’immagine della fanciulla mummificata – schiena incurvata, braccia e gambe incrociate – consegnata così agli dei da un deciso colpo alla nuca… catturò la mia attenzione e il mio cuore. Lei mi condusse, come per mano, ad osservare… a tentare di comprendere. Ancorata alle mie giornate, m’induceva ad immaginare le sue, di allora e di prima.
Lei cosa provava? Gli altri cosa provavano? E perché… perché… perché?
Troppo semplice giudicare… e rifiutare. Gettare lontano da me, da noi!
E poi arrivò William Sullivan, con la sua struggente e affascinante ipotesi, solo ipotesi? del terribile smarrimento dinanzi agli effetti della precessione. Gli Incas avevano dimenticato… perduto il loro ruolo nel pacha. Mamacocha, il diluvio astrale, aveva sconvolto spazi e anime.
Recisi i fili tra passato e futuro, si guardavano attorno come in una nebbia. Sparita la reciprocità… il sentimento dell’ayni… chi erano? Non riconoscevano neppure se stessi!
Come impazziti, inviarono bambini e giovani, messaggeri di un’ultima disperata supplica agli Dei.

Questo il primo imput. Poi, su questa traccia, ha preso forma un romanzo a cavallo di più generi".

I Caffè Culturali:
"Su quanti e quali generi si articola Il viaggio di una stella? Quali sono le ragioni di tale contaminazione?".
Susanna Trippa :
"Potrei definirlo un fantasy, attraversato da un mix di avventura e spiritualità, però su un preciso e documentato impianto storico, geografico, antropologico, e anche astronomico. Ambientato negli ultimi anni del grande impero inca, prima della conquista spagnola, segue il viaggio di due processioni, ciascuna recante a Cuzco un adolescente per il sacrificio. Come ho già detto, mi aveva catturato l’ipotesi di W. Sullivan riguardo i sacrifici di giovani (e qui c’è l’angolatura scientifica che riguarda il movimento precessionale della Terra), però il viaggio doveva proprio attraversare, e narrare quindi, territori fisici con le relative necessarie informazioni storiche e antropologiche. E per questo è stata preziosissima La grande strada del Sole dell’esploratore V. V. Hagen. Per tutta la seconda parte, più avventurosa e colorata di spiritualità, ho trovato un grande contributo nel bellissimo studio sui miti di Santillana e Dechend Il mulino di Amleto .
Il perché di questa commistione di generi non lo so spiegare razionalmente. I personaggi e la storia, e l’esigenza di come raccontare, si sono formati man mano dentro di me. Adesso distinguo i generi, facendo un processo razionale; mentre scrivevo no".
I Caffè Culturali:
"Quale messaggio ha affidato a questo suo ultimo lavoro?".
Susanna Trippa :
"Risponderò semplicemente con le parole finali dell’amauta Huatuna quando, alla fine del viaggio, saluta i suoi protetti.
Questo è il messaggio!
L’Uovo sacro ci vuole dire proprio questo. E con più
forza ancora, perché ci è stato chiesto di portarlo con noi e
custodirlo tutti insieme!
La Luce illuminerà cuore e mente, ma starà a noi farla
crescere. E, per farlo, dobbiamo agire con bontà e giustizia.
Per scegliere giustamente occorre usare l’arma che è
dentro di noi: la spada di purissimo cristallo che esprime la
nostra fede e determinazione verso tutto quanto è puro e
giusto.
Custodiamo e lucidiamo continuamente questa spada
preziosa! È l’essenza del nostro vero spirito, che combatte il
male e ci guida sulla strada giusta!
"
I Caffè Culturali:
"Cos'è puro e giusto e cos'è il male per Susanna Trippa?".
Susanna Trippa :
"C’è una voce dentro di noi, nel profondo, che fatichiamo ad udire nel quotidiano frastuono di pensieri e gesti, ma che sempre ci indica cos’è il Bene e cosa è il Male. Scegliere l’uno o l’altro è come stare in bilico su El Sirat coranico, sottile come un capello… e ancora una volta citerò da IL VIAGGIO DI UNA STELLA:
Scegliere giustamente è come camminare in alto su di un filo.
Il pensiero va a quei piccoli circhi itineranti di un
tempo: chi è in alto lassù, con la lunga asta sottile a
bilanciare, sceglie passo dopo passo. Massima
concentrazione senza alcun cenno di tensione. Lo sguardo
va dinanzi a sé, non deve abbassarsi; altrimenti
l’equilibrista sbaglia, cade… e muore.
La morte, come avviene per i riti iniziatici, non è solo
fisica ma anche spirituale. Chi non riesce a stare lassù,
guarda, partecipa, e si emoziona. Chi sta sul filo, passo
dopo passo, sceglie anche per lui
".
I Caffè Culturali:
"Come è stato accolto dal pubblico Il viaggio di una stella?".
Susanna Trippa :
"Mi pare che la mia storia piaccia…

Su Amazon Lucia scrive:
Un libro affascinante… la storia di un popolo e delle sue tradizioni. Ho appena finito di leggere questa meravigliosa avventura dai temi affascinanti e molti di mio interesse, tra i quali spiritualità, archeoastronomia e impero Inca… Questo libro non racconta solo una storia, ma è un vero e proprio saggio sull'impero Inca, sulle sue tradizioni, sulla sua spiritualità e le sue leggende, raccontate dall'autrice in modo magistrale e preciso e che rivela una sua profonda conoscenza dell'argomento. Alla fine del libro c'è un glossario con tutti i termini di lingua Inca, nonché le note a piè di pagina e addirittura le illustrazioni. Un libro che ho divorato e che mi ha affascinato fin dalla sua prima pagina perché, prima di tutto, adoro conoscere la storia e la cultura di antichi popoli, e anche perché è carico di magia e spiritualità e nello stesso tempo avventuroso
.

E Maria Ausilia:
Un bel viaggio tra le Ande. Fatti storici, avventura e fantasia si intrecciano in un viaggio prima di tutto interiore! Riti dei popoli inca e sciamanesimo oltre alle distese di una natura sconfinata!!! Consigliato Un viaggio quindi, prima di tutto interiore, che ci da la possibilità, attraverso la conoscenza di nuovi popoli, di nuove realtà, di nuove nature affascinanti (le Ande sono proprio magiche e trasmettono all’uomo qualcosa di sconfinato), fa scattare qualcosa di intimo e spirituale all’interno dell’animo. E poi il tutt’uno con la natura, fondamentale, che ci permette di capire quanto Madre Natura incide nella vita dell’uomo, quando le albe, i tramonti, gli animali e tutto il creato sono nostri alleati ma che possono diventare nostri nemici quando l’uomo vi si scaglia contro. Un testo dalla lettura scorrevole e piacevole, da divorare ma soprattutto da interiorizzare
.

Su Facebook Lucia Maggioni:
Da leggere assolutamente : un tuffo fra possibile realtà e fantasia, così avvincente da far fatica a staccarti dalla lettura e non vedere poi l'ora di riprenderla !!
I Caffè Culturali:
"Quale futuro per Susanna Trippa, autrice?".
Susanna Trippa :

"Nel futuro più immediato, un nuovo libro in attesa di pubblicazione: Gli animali nella mia vita.
Questa è l’autobiografia, davvero singolare, di una donna che appare e scompare tra le righe del libro, perché i veri protagonisti sono, come dal titolo, proprio gli animali.

Dopo un inizio di vita, nella Bologna dei primi anni Cinquanta, all’insegna del distacco più totale dal mondo animale, ecco che il corso degli eventi mi ha portato non solo ad amarli – soprattutto cani e gatti, nel mio caso – ma a trarre insegnamenti da loro, semplicemente osservandoli nella naturalezza del loro vivere. Forse la mia prima labrador Bella, e poi Fedra, la gatta Dolly, e tutti gli altri infine, stamperanno le loro zampette nei vostri cuori, come già hanno fatto con me.
Così dice l’autrice Susanna Trippa da una casetta nascosta nel bosco (Valcavallina - BG.) dove da molti anni vive. Emergono, nel raccontare, i tanti momenti gioiosi e divertenti ma anche le problematiche – inevitabili – nel vivere a stretto contatto con cani e gatti di casa. Infine l’autrice chiude la narrazione con questa osservazione: Mi accorgo che attraverso il loro sguardo si apre un portale sull’infinito, sulla dimensione interiore: m’insegnano a fluire nell’insieme, a non oppormi con gli eterni giochi della mente.
Quando coccoli un cane o ascolti un gatto che fa le fusa, la mente può fermarsi per un istante e uno spazio di calma sorge dentro di te, un passaggio per entrare nell’Essere. (Eckart Tolle I guardiani dell’Essere)

E un altro racconto sul nascere… attorno ad un’idea che mi insegue da anni.

Grazie di cuore a chi mi ha letta fin qua!

    

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Informazioni su questa pagina
titolo:"Tavolino riservato a Susanna Trippa"
autore: INFOGESTIONE dli
data di pubblicazione: 15.10.2015
ultimo aggiornamento
28.01.2016
codice di riferimento:
IICA1511030900MANA2

 
     
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